Un mondo senza armi nucleari? “Possibile e urgente”

L'Osservatore Permanente all'ONU affronta la questione nucleare

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di Roberta Sciamplicotti

ROMA, giovedì, 21 luglio 2011 (ZENIT.org).- “Un mondo senza armi nucleari non solo è possibile, ma è ora diventato urgente”.

L'Arcivescovo Francis Chullikatt, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, lo ha affermato il 1° luglio intervenendo sul tema “La questione nucleare: l'insegnamento della Chiesa e la situazione attuale” presso il Centro Cattolico della Diocesi di Kansas City-St. Joseph (Stati Uniti).

“La 'questione nucleare' è allo stesso tempo complessa e semplice”, ha dichiarato il presule, ricordando che “per più di 60 anni, dall'alba dell'era nucleare, il mondo, e particolarmente la Chiesa, ha dovuto affrontare il ruolo delle armi nucleari, la legalità di queste e le implicazioni morali della loro produzione e del loro dispiegamento e utilizzo”.

Attualmente ci sono 20.000 armi nucleari in 111 siti in 14 Paesi. “Più della metà della popolazione mondiale vive in un Paese che possiede armi nucleari”, ha indicato monsignor Chullikatt.

“L'uso indiscriminato e gli effetti devastanti delle armi nucleari hanno portato la Chiesa ad aborrire qualsiasi loro uso”, sulla base del “rispetto della vita e della dignità della persona umana”.

Deterrente

Anche se i padri del Concilio Vaticano II hanno espresso il desiderio di una proibizione universale della guerra, “sembra che abbiano accettato con riluttanza la strategia della deterrenza nucleare”, ha spiegato l'Arcivescovo.

La deterrenza, ha tuttavia avvertito, “deve essere una misura ad interim”, “usata solo come ponte per fornire stabilità mentre viene perseguito il disarmo nucleare, come richiesto dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT)”.

“La deterrenza non è mai stata accettata come mezzo per proiettare il potere statale e difendere gli interessi economici o politici, né è accettabile usare la deterrenza nucleare come strategia di difesa primaria per affrontare altre questioni relative alla sicurezza o dissuadere altre minacce non nucleari”.

Disarmo e buona fede

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda, ha proseguito l'Osservatore Permanente della Santa Sede, si è diffusa una “grande speranza” che “il mondo potesse muoversi in modo deciso e spedito verso il disarmo nucleare”, ma non è stato così.

Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, a cui la Santa Sede ha aderito nel 1971 e nel cui processo di revisione è attivamente impegnata ogni cinque anni, non ha infatti portato alla fine di questa minaccia, e “ogni anno le Nazioni spendono 100 miliardi di dollari per mantenere e modernizzare i propri arsenali nucleari”.

Quando si parla di disarmo nucleare, ha avvertito il presule, è fondamentale il principio della buona fede, che significa fondamentalmente “rispettare gli accordi in modo conforme ai loro scopi e lavorare in modo sincero e cooperativo attraverso negoziati e implementazione per raggiungere gli obiettivi concordati”.

Per questo, “l'attuale modernizzazione delle forze nucleari e delle loro infrastrutture tecniche getta dubbi su questa buona fede perché rende difficile o impossibile un raggiungimento negoziato di un disarmo nucleare globale”.

“Nessun tipo di armi minaccia tanto l'agognata pace del XXI secolo come il nucleare”, ha dichiarato monsignor Chullikatt. “Non lasciamo che l'immensità del compito del disarmo ci dissuada dagli sforzi necessari per liberare l'umanità da questa piaga”.

La voce della Chiesa

In questo contesto, la Santa Sede chiede un “disarmo nucleare trasparente, verificabile, globale e irreversibile” e di “affrontare seriamente le questioni relative alle armi nucleari strategiche”.

“Il mondo è giunto a un momento opportuno per iniziare ad affrontare in modo sistematico i requisiti legali, politici e tecnici di un mondo libero dalle armi nucleari”, ha sottolineato l'Arcivescovo, segnalando che per questo motivo “dovrebbe iniziare il prima possibile un lavoro preparatorio su una convenzione o un accordo base che porti all'eliminazione delle armi nucleari”.

Per raggiungere questo obiettivo, ha affermato, “dobbiamo ripensare e cambiare la nostra percezione delle armi nucleari. E' un fatto che nessuna forza sulla Terra sarà capace di difendere le popolazioni civili dall'esplosione di bombe nucleari, che potrebbero provocare milioni di morti immediate”.

“Gli Stati sono disposti ad adottare nuovi standard di sicurezza?”, ha chiesto il presule. “Se sì, come li monitoreranno?”.

A suo avviso, serve “un approccio comprensivo”, iniziando da “un immediato bando dei test di nuove armi”.

Se è stato possibile porre fine alla schiavitù, comprendendo che “ogni essere umano ha il diritto donato da Dio di vivere in libertà e dignità”, “nel mondo di oggi ci troviamo ad affrontare una questione di importanza ancor maggiore: il possibile annientamento delle specie umane e della civiltà umana a causa dell'esplosione nucleare”, ha concluso l'Arcivescovo.

“Per questo, dovremmo lavorare insieme per costruire un mondo libero dalle armi nucleari”, obiettivo “possibile” e soprattutto “urgente”.