Un Natale di liberazione

Basta poco per trasformare le nostre feste in un grande abbraccio d'amore per gli altri

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di Carlo Climati

ROMA, venerdì, 21 dicembre 2012 (ZENIT.org) - Roberto Benigni ha dedicato recentemente un'ampia riflessione alla Costituzione Italiana, che è stata molto seguita in televisione e su internet.

Nel corso della serata, l'artista ha dedicato parole di elogio soprattutto all'articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Sono parole, indubbiamente, bellissime. Ma ci siamo mai chiesti quando il mondo ha cominciato davvero a cambiare? In quale momento gli esseri umani sono diventati davvero tutti uguali, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali?

E' successo duemila anni fa, con l'arrivo di Gesù tra noi. Per questa ragione è così importante festeggiare il Natale, perché da quel Natale è cominciata la liberazione dell'umanità.

Niente più schiavi, niente più diversi, niente più stranieri. Da quel momento Gesù ci ha ricordato che siamo tutti uguali e che dobbiamo amarci e rispettarci.

Un tempo il Natale era una festa dedicata alla preghiera, al ricordo della nascita di Gesù e alla gioia di stare insieme in famiglia. Negli ultimi anni, questa importante ricorrenza si è trasformata, per molti giovani, in qualcosa di diverso.

La spiritualità e il raccoglimento sembrano essere, ormai, passati di moda. Il 25 dicembre, per molti, non è altro che la festa dello shopping. Una scusa per prendere d’assalto i negozi e vuotarsi le tasche. Al massimo, ci si ricorda di fare un piccolo salto in chiesa. Ma poi, tutto il resto si riduce ad una grande corsa al consumo.

Al Natale dell’opulenza si aggiunge, qualche giorno dopo, la tradizione tipicamente neopagana delle grandi feste di Capodanno. Tra i ragazzi si diffonde sempre di più l’abitudine di vivere la notte del 31 dicembre in modo assolutamente estremo, esagerato, sconvolgente.

Si corre da una festa all’altra, da una discoteca all’altra, da un locale all’altro. Non sempre si ha la lucidità sufficiente per guidare l’automobile, dopo aver brindato con vino e champagne ed essere stati assordati dal rumore di certa musica.

Ma c’è di più. Alcuni giovani mi hanno raccontato che tramite internet, negli ultimi anni, sono stati diffusi messaggi pubblicitari via e-mail in cui si invitano le persone a vivere la notte di Capodanno al fianco di donne “a pagamento”. Non si tratta di prostitute che vendono prestazioni sessuali, ma semplicemente di ragazze molto belle, che hanno lo scopo di accompagnare e “fare immagine”.

Il messaggio che arriva ai giovani è, in sintesi, questo: “Vuoi far crepare di invidia i tuoi amici? Presentati alla festa di Capodanno insieme ad una ragazza-super, bellissima come una fotomodella, che sarà al tuo fianco tutto il tempo che vuoi”.

Certi inviti rappresentano il trionfo della non-cultura del nulla. Viviamo sempre di più in un’epoca in cui è necessario apparire, stupire, mostrarsi. E così, per i giovani, non è più sufficiente andare ad una festa con una semplice amica. Bisogna colpire tutti. Farsi vedere con una ragazza in grado di far rimanere gli altri a bocca aperta.

Il Natale opulento e il Capodanno estremo non sono altro che il frutto di ciò che viene insegnato ai giovani attraverso un cattivo uso dei mezzi di comunicazione: l’assenza totale di una cultura del limite, che dovrebbe essere alla base di ogni civiltà.

I giovani, oggi, sono considerati macchinette "fabbrica-soldi". Si offre loro qualunque cosa, pur di arricchirsi alle loro spalle. Li si riempie di prodotti consumistici di ogni tipo. L’importante è che i ragazzi comprino. Non importa cosa. Ciò che conta è fare soldi. Tanti soldi.

Si fa credere loro che, per essere felici, sia necessario avere un’automobile bellissima, una casa lussuosa, una ragazza straordinaria. Si annulla completamente il senso del limite. Si spinge costantemente a desiderare di avere qualcosa di più. A comprare, comprare, comprare, nell’illusione di riuscire ad assomigliare, un giorno, ai modelli irreali della televisione.

Il bello della vita, invece, sta nello scoprire di essere diversi. Sta nella gioia di non indossare gli stessi pantaloni degli altri, o nel gusto di scegliere una maglietta perché ci piace. Non perché piace alla massa.

Come dare una svolta decisiva al periodo delle feste natalizie e di Capodanno? Invitando i ragazzi a rinunciare a qualche regalo banale. Quest’anno potrebbero spendere i propri soldi, o una parte di essi, in un modo diverso. Ad esempio, facendo un’offerta per qualche comunità religiosa o organizzazione che si occupa di iniziative umanitarie.

Basterà un piccolo gesto, in questo Natale, per trasformare i giovani in autentici cittadini pronti ad abbracciare il mondo. Un mondo che ha bisogno d’amore e delle mani tese della solidarietà.