Un Nobel che ha difeso la famiglia naturale

Scomparso Gary Becker, l'economista statunitense, premio Nobel nel 1992, che spiegò l'importanza del capitale umano e di quello sociale

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 397 hits

E’ scomparso domenica l’economista statunitense, Gary Becker, all'età di 83 anni. Vinse il Premio Nobel per l’economia nel 1992 per le sue scoperte nel campo del capitale umano e sociale.

Becker, che Luigi Zingales definì “uno dei maggiori scienziati sociali del XX secolo”, era di cultura liberale, insegnava alla University of Chicago, e spiegava l’importanza decisiva della famiglia naturale e della persona umana nel contesto delle attività economiche.

Meritò il Nobel per aver esteso l'analisi economica ad un'ampia gamma di comportamenti e interazioni umane. In particolare, per aver spiegato il valore e l’influenza nello sviluppo delle nazioni del capitale umano e aver definito in termini economici il ruolo e l’importanza della famiglia.

Con il termine “capitale umano”, Becker cercava di stabilire uno stretto legame tra la crescita demografica, l’educazione e lo sviluppo economico. E’ evidente, infatti, che la differenza di ricchezza tra le varie nazioni può essere misurata dalla differenza di capitale umano.

Nel mondo che viviamo, la proprietà, la disponibilità di fondi, il possesso di materie prime, l’acquisto di immobili, non sono più l’unica e principale fonte di ricchezza per le nazioni e per la popolazione. Lo è invece il capitale umano, che garantisce il progresso e la produzione di ricchezza. 

Italia e Giappone hanno, per esempio, una bassissima disponibilità di risorse minerarie, poco spazio, molte montagne in percentuale sul resto del territorio, eppure hanno una grande densità demografica, un capitale umano tra i migliori e producono notevole ricchezza.

Il continente africano, pur disponendo di ricchezze minerarie immense (oro, petrolio, diamanti, ecc.) dispone della più bassa densità demografica del pianeta e ancor meno di scuole e capitale umano. E questa, insieme alle guerre ed alle malattie che l’affliggono, è una delle principali cause della sua povertà.

Un altro esempio è Israele, che pur avendo le stesse condizioni climatiche delle altre nazioni del Medio Oriente riesce ad utilizzare al meglio le poche acque a disposizione, sviluppare scienza e tecnologia applicata alla produzione alimentare e manifatturiera. La differenza di ricchezza tra Israele e le nazioni circostanti sta tutta nel capitale umano.

La teoria del capitale umano non misura solo il ritorno degli investimenti nei processi educativi, nella sanità e nella formazione, ma tiene conto dei diversi fattori che sono quelli dei miglioramenti in campo sociale e nella crescita degli investimenti sulla persona

Becker ha sviluppato ulteriormente il concetto di capitale umano, analizzando il ruolo della famiglia. Tali studi sono stati pubblicati nel 1981, nel volume dal titolo  “A Treatise on the Family" [1].

Secondo il premio Nobel, la famiglia può essere considerata come una piccola impresa che produce beni e servizi come alimenti, alloggio, residenza, intrattenimento, educazione, formazione. In questo contesto Becker, ha cercato di calcolare quanto vale l’educazione fornita dalla famiglia, e quanto costa alla società il fallimento delle famiglie [2]. “Da questo punto di vista Becker ha valutato come decisiva la procreazione i tassi di fertilità e l’investimento dei genitori nell’educazione e sviluppo dei figli" [3].

Con queste ricerche l’economista ha risposto alle domande su come la diminuzione della fecondità riduce la dinamicità e la ricchezza delle nazioni, ed in che modo il crollo demografico influenza la produttività del lavoro

Becke - che è stato anche membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali - ha spiegato anche il ruolo della famiglia per la formazione del capitale umano e come gli investimenti dei genitori nel capitale dei figli influenzino in maniera decisiva la produttività del lavoro. 

Lo studioso americano ha inoltre analizzato l’importanza sociale della famiglia, partendo dai danni che ne riceve la società quando questa viene destabilizzata.Ha quindi cercato di valutare in termini di spesa sociale i danni del divorzio, delle separazioni, della ridotta procreazione, della debolezza educazionale in famiglie uniparentali, mostrando quanto sia importante non solo dal punto di visto morale ma anche sociale ed economico per le società sostenere il matrimonio e la famiglia naturale.

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NOTE

[1] Gary Stanley Becker “A Treatise on the Family” prima edizione Harvard University Press Cambridge, 1981.

[2] Gary S. Becker, Nigel Tomes “Human Capital and the Rise and Fall of Families” University of Chicago Press in its Journal of Labor Economics. Quarto Volume,  3 luglio 1986.

[3] Gary S. Becker “An Economic Analysis of Fertility, Demographic and EconomicChange in Developed Countries”, 1960 - Princeton University Press.