“Un nuovo, terribile oltraggio”; le parole di sdegno di Alessio II dopo i fatti di Beslan

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MOSCA, domenica, 5 settembre 2004 (ZENIT.org).- “Un nuovo, terribile oltraggio”: con queste parole Sua Santità Alessio II, Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, ha definito in una dichiarazione l’attacco sferrato da un commando di terroristi ceceni ad una scuola di Beslan, nell’Ossezia del Nord (Russia).



La scuola è stata occupata il 1° settembre, giorno dell’inizio delle lezioni, ovvero – come ha ricordato il Patriarca – “a meno di un giorno dall’esplosione presso la stazione della metropolitana moscovita di Rizhskaya” causata da una terrorista cecena che si è fatta saltare in aria, provocando la morte di dieci persone.

“E’ chiaro ad ognuno – ha continuato –:la Russia ha trovato una forza del male che vuole assoggettare al suo potere non solo il nostro Paese, ma tutto il mondo “ e che “per raggiungere i suoi scopi peccaminosi non si ferma davanti a nulla”.

Alessio II ha poi proseguito affermando che “il terrorismo è diventato internazionale” e non può essere eliminato “con confini o barriere economiche o geografiche”, si legge nel comunicato diffuso dal “DECR Communication Service” del Patriarcato di Mosca.

“La popolazione di ogni Paese deve ergersi in difesa della sua vita e della sua dignità dalle minacce del terrorismo”, ha quindi aggiunto.

Il Patriarca ha poi continuato ricordando come nessuno possa dirsi al sicuro da queste minacce: “Il disastro oggi ha colpito noi, ma nessuno ha la garanzia che domani non arriverà in casa sua”.

Nella lotta contro il terrorismo “molto dipende dalle azioni risolute di chi è al potere”, ha ricordato ancora, sottolineando come, tuttavia, nessuno sia in grado di assicurare protezione “senza l’aiuto di tutti”.

“Chiedo ai Russi e a tutto il mondo di unirsi per rifiutare il terrorismo e vincerlo” – ha esortato, aggiungendo che è inammissibile che “interessi politici, economici o di qualsiasi altro genere “impediscano di opporsi insieme a questa minaccia”.

Il Patriarca ha quindi concluso la sua dichiarazione auspicando che Dio aiuti il popolo russo “a sopportare con dignità e pazienza la dura prova” alla quale è stato sottoposto e ha manifestato apprezzamento nei confronti del clero musulmano, che “ ha preso su di sè la missione della meditazione”.