Un piccolo paradiso nel caos della capitale (Prima parte)

La certosa della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Roma, (Zenit.org) Paolo Lorizzo | 378 hits

Correva l’anno 1561 quando Antonio Lo Duca, sacerdote siciliano, devoto al culto degli angeli, vide finalmente realizzarsi il suo sogno, quello di fondare una basilica in onore degli Angeli e dei Martiri. Questa sua fervida devozione che lo accompagnò per tutta la vita, trovò assoluta certezza quando ebbe vent’anni prima la visione di "una luce più che neve bianca" scaturire dalle rovine delle Terme di Diocleziano, con al centro i Sette Martiri (Saturnino, Ciriaco, Largo, Smaragdo, Sisinnio, Trasone e Marcello papa) collegati alla costruzione dell'immensa fabbrica. Dopo poco tempo si recò nel luogo della visione e segnò col nome dei sette Angeli (Michele, Raffaele, Gabriele, Jeudiele, Salatiele, Barachiele e Uriele) le colonne della grande sala che un tempo era stata l'antico tepidarium delle terme romane.

Da allora il prelato ebbe soltanto cocenti delusioni da parte della Curia romana che si rifiutava di dare seguito al suo grande progetto. Fu quasi in procinto di abbandonare l’idea fino a che papa Pio IV decise di dargli credito ed emanò una bolla con la quale fu possibile fondare la basilica concedendone il controllo ai padri Certosini di S. Croce in Gerusalemme che ne posero la prima pietra il 5 agosto dello stesso anno. Pochi mesi dopo ebbero l’autorizzazione a stabilirvi la propria certosa e furono nominati ‘custodi’ delle rovine dell’antico impianto termale. Fu però soltanto alla fine del XVI secolo che i certosini ebbero modo di edificare la propria certosa rispettando quelli che erano i canoni tipici dell’architettura conventuale, con la costruzione di due chiostri posti nella parte retrostantela Basilica Michelangiolesca e le celle dei monaci.

E’ tradizione pensare che fu lo stesso Michelangelo (ormai ottantaseienne) ad intervenire progettando la certosa, ma la sua morte sopraggiunta nel 1564 lascia invece pensare che abbia partecipato soltanto marginalmente alla sua progettazione che invece si attribuisce a Giacomo Del Duca. L’abilità di Del Duca per la certosa fu la stessa applicata da Michelangelo per la Basilica. Michelangelo infatti, anziano e stanco, ma anche carico d’esperienza, decise di non alterare il contesto archeologico termale ed impiantò la basilica sfruttando pienamente i ruderi che ancora si ergevano maestosi, solenni testimoni di una grandiosità imperiale che, dall’epoca di Diocleziano,  si sarebbe rapidamente sgretolata con la fuga di Costantino da Roma. Allo stesso modo Del Duca curò sapientemente lo studio dell’impianto termale, in modo tale da individuare tutte quelle aree che non presentavano ruderi per non danneggiarli (se non addirittura distruggerli) costruendo i nuovi edifici. Il piccolo chiostro venne impiantato accanto all’abside dell’altare maggiore della basilica, nell’area un tempo occupata dalla natatio (piscina d’acqua fresca) che era probabilmente già in completa rovina, mentre il grande chiostro ‘michelangiolesco’, venne ricavato nello spazio compreso tra l’impianto termale vero e proprio e il poderoso recinto che lo cingeva. In questo modo il grande chiostro si stanziò in un’area che un tempo era presumibilmente occupata esclusivamente dai giardini termali, senza alterare l’antico contesto. Le celle infine vennero addossate lungo il lato nord-orientale del recinto esterno (via Cernaia), senza apparentemente alterarne l’antica struttura.

Le celle rimangono decisamente più in basso rispetto alla strada, dalla cui sommità è possibile ammirare un panorama d’insieme che consente di rilevarne l’intero contesto. I bracci sporgenti presentano aperture che separano i singoli cortiletti con il loro portico ed i piccoli orti e giardini che identificano chiaramente il modus vivendi del monaco fatto di austerità, semplicità, pace e piccole attività quotidiane. 

* Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.