Un Pontefice a Montecitorio

Ricorre oggi il decennale della visita di Giovanni Paolo II al Parlamento Italiano

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di Daniele Trenca

ROMA, mercoledì, 14 novembre 2012 (ZENIT.org) - Dieci anni sono passati da quando il Beato Giovanni Paolo II rivolse il suo discorso al Parlamento riunito in seduta comune. Una visita da Padre e Pastore della Chiesa Cattolica. L'incontro tra la politica italiana e Papa Giovanni Paolo II ha segnato una pagina importante per la storia repubblicana del nostro Paese, dopo i Patti Lateranensi firmati oltre ottant'anni fa.

Il discorso di un affaticato Wojtyla durò più di quaranta minuti, sotto gli occhi attenti di Marcello Pera e Pierferdinando Casini (rispettivamente Presidenti di Senato e Camera) e di Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente della Repubblica Italiana. Il Papa ripercorse le vicende tra Stato e Chiesa, per alcuni versi difficili, ma che hanno segnato il tessuto storico e politico del nostro Paese, la sua seconda patria.

Non mancò un richiamo ai rappresentanti delle istituzioni e a tutti i politici per garantire una maggiore solidarietà e coesione interna: «Voi stessi - disse il Papa - potete dare su questo terreno un esempio particolarmente importante ed efficace. Vi sono diritti umani universali radicati nella natura della persona, nei quali si rispecchiano le esigenze oggettive di una legge morale universale. Ci ricordano che non viviamo in un mondo irrazionale o privo di senso, ma che, al contrario, vi è una logica morale che illumina l’esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli».

Parole che anche a dieci anni di distanza risultano di estrema attualità, così come quelle rivolte alle fasce più deboli da tutelare: i giovani, i poveri, gli anziani, gli immigrati e i carcerati, sul quale il Papa invocò un atto di clemenza: «Una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società».

Questa mattina, alle 11, nello stesso orario in cui un decennio fa Papa Giovanni Paolo II entrava in Parlamento la Camera dei Deputati ha organizzato una cerimonia presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. Presenti sia il presidente della Camera, Gianfranco Fini che del Senato, Renato Schifani. Nel corso dell'incontro gli interventi degli allora presidenti Pera e Casini, e del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

«In quest’Aula - ha detto il presidente della Cei - la presenza del Papa ha confermato la perenne convinzione della Chiesa per cui l’attività politica è una forma alta di carità, di amore verso il popolo che qui guarda con intelligenza esigente e doverosa attesa».  In un periodo particolare come quello che stiamo affrontando «Le sfide che stanno davanti ad uno Stato democratico - ha continuato Bagnasco - esigono da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall’opzione politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all’edificazione del bene comune della Nazione».

Una politica che deve dare risposte prima di tutto alle famiglie, che stanno attraversando un periodo particolare: «Tutti ricordiamo il chiaro e accorato appello del Papa ad una politica "che, mantenendo fermo il riconoscimento dei diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, secondo il dettato della stessa Costituzione della Repubblica Italiana (cfr art. 29), renda socialmente ed economicamente meno onerose la generazione e l’educazione dei figli».

Un messaggio firmato dal cardinale Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, è stato letto a Montecitorio da monsignor Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Santa Sede.

“La riunione in seduta pubblica comune del 14 novembre 2002 nell’Aula di Montecitorio – scrive Bertone - costituisce una pagina memorabile nella storia dei rapporti tra l’Italia e la Santa Sede, evento avvalorato dall’autorevolezza della venerabile figura del Beato Pontefice, che volle fortemente quell’incontro, malgrado le sue già precarie condizioni di salute”.

A dieci anni di distanza, con una crisi economica in corso, è opportuno “ricordare l’invito ad attingere dalla linfa vitale del cristianesimo, che anima l’identità sociale e culturale dell’Italia e la sua missione in Europa e nel mondo”, ha aggiunto il Segretario di Stato Vaticano.

“Questo patrimonio spirituale ed etico – ha proseguito il cardinal Bertone - può sempre offrire, anche nei momenti difficili, risorse adeguate per il rinnovamento delle coscienze e per il concorde orientamento al bene comune, innanzitutto da parte di coloro che sono chiamati a far parte di codesto Parlamento”.

Il porporato ha concluso il suo messaggio ricordando l’auspicio dell’attuale Pontefice, Benedetto XVI, riguardo alla “costante collaborazione tra l’Italia e la Santa Sede” ai fini di un sostegno del “cammino della Nazione italiana, in particolare le famiglie, nel loro primario ruolo educativo e sociale, e tutti i cittadini, specialmente nel senso di responsabilità civile”.