Un pontificato che ha anticipato quello di papa Francesco (prima parte)

Renzo Allegri racconta tanti aneddoti che rendono evidenti le similitudini tra il pontificato di papa Bergoglio e quello del beato Giovanni XXIII

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 486 hits

Una volta, fece 800 chilometri per andare a festeggiare una piccola comunità cristiana. Alle cerimonia in chiesa, c’erano undici persone.

Appena arrivò in Vaticano cambiò la consuetudine di donare un santino con l’effige del Papa come ricordo e come ringraziamento per un servizio fatto al Santo Padre.

Quando si presentava l’occasione per ringraziare qualche operaio che aveva fatto un lavoretto,  papa Giovanni XXIII diceva al Segretario: “Mi raccomando, gli dia un santino, ma di quelli che servono per comprare un mazzo di fiori per la moglie”. E questo significava che il “Santino del papa” doveva essere un biglietto da cinque o diecimila lire.

Questi sono due degli aneddoti che il giornalista, scrittore e critico musicale Renzo Allegri racconta nell’intervista che segue

Renzo Augusto Allegri ha studiato alla "Scuola superiore di Scienze Sociali" dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha lavorato con il settimanale Gente per 24 anni. È stato caporedattore per la rubrica Spettacolo del settimanale Noi e del settimanale Chi.

Come scrittore ha pubblicato più di cinquanta di libri in lingue e paesi differenti.

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Lei ha scritto diversi libri su Papa Giovanni, vero?

Come giornalista, ho cominciato a scrivere su Papa Giovanni nel 1967. Lungo il corso degli anni, ho scritto decine di articoli e quattro libri. Ho sempre lavorato con settimanali laici e con case editrici laiche. E l’argomento “Papa Giovanni” è sempre stato molto gradito in queste case editrici laiche perché interessava il grande pubblico.

L’ultimo mio libro su Papa Giovanni è uscito il 2 aprile, con il titolo La storia di Papa Giovanni, raccontata da chi gli è stato vicino, e questa volta con una casa editrice cattolica, Ancora.  

Il contenuto del libro, come indica il titolo, è costituito da racconti, in presa diretta, fatti da persone che gli sono state vicine e che ho intervistato nel corso degli anni, a cominciare dal 1967, quando il Papa era morto da poco ed erano ancora vivi i suoi fratelli, alcuni suoi compagni di scuola, collaboratori e amici.

Ha conosciuto personalmente papa Roncalli? Lo ha frequentato? Che tipo era dal punto di vista umano? E come Papa? 

L’ho visto una sola volta, quando era patriarca di Venezia e gli ho baciato la mano insieme a tante altre gente che lui salutava. Non ho alcun ricordo personale. Se chiudo gli occhi e penso a quel breve incontro, vedo una persona anziana, serena, che sorride.

In seguito, attraverso i racconti delle persone che ho intervistato, mi sono fatto l’idea che, dal punto di vista umano, Roncalli era una persona di grande sensibilità, nobile nel profondo del cuore, saggio, prudente, che cercava sempre di valutare le cose e le vicende con ponderazione, illuminata dalla sua fede in Dio.

Di Giovanni XXIII sono state dette tantissime cose; certe vere, altre false. Proviamo a chiederle a proposito del fatto che fosse un "Papa socialista".

Sì, certamente era socialista, ma nel senso evangelico del termine. Era cioè consapevole di essere una persona come tutte le altre esistenti al mondo, persone che hanno una dignità altissima, in quanto sono “figli di Dio”, da lui create a propria immagine e somiglianza. Quindi, era aperto al sociale con amore grandissimo ed ha trascorso la vita pensando agli altri, lavorando per gli altri, cercando sempre il bene degli altri, nell’ottica della vita eterna alla quale tutti gli esseri viventi sono destinati. Il suo “sociale”, si estendeva con straordinaria e sorprendente naturalezza anche all’aldilà, che per lui non era una “categoria” lontana,  spirituale al punto di essere evanescente, ma una realtà con la quale conviveva tutti i giorni. Pregava sempre per le persone che aveva conosciuto e che erano morte. Nella sua camera, da Papa, aveva molte foto delle persone care esposte su un tavolino che gli ricordavano un mondo invisibile, ma realissimo.

Altri hanno detto che era un "super-conservatore".

Con la qualità delle sue convinzioni religiose, umane e sociali, non poteva essere un conservatore, nel senso che si dà comunemente a questo termine. Proveniva da una famiglia povera. I suoi non erano contadini, come in genere si dice, ma erano “mezzadri”, cioè lavoravano la terra di altri e avevano in cambio una parte del raccolto. Avevano in gestione tre ettari di terra, una miseria, per sfamare una famiglia che comprendeva, complessivamente, una trentina di persone.

Roncalli è cresciuto sperando in un avvenire migliore, in un progresso positivo ed evangelico  anche per i poveri. Aveva forte dentro di sé la speranza del cambiamento, del miglioramento. E lo ebbe sempre anche in campo spirituale, come cristiano.  Da giovane sacerdote sostenne il sindacato dei lavoratori, appena sorto a Bergamo, e difese il diritto di sciopero, inimicandosi i benpensanti religiosi e civili. Fu anche accusato di modernismo, e dovette scrivere a Roma una lunga lettera per difendersi e chiarire le proprie idee.  Quando era vescovo in Bulgaria, come delegato della Santa Sede, amava seguire le cerimonie religiose nelle chiese degli ortodossi, cercava l’amicizia con gli ortodossi, dei quali si sentiva doppiamente fratello, come persona e come credente in Cristo, e fu accusato e rimproverato da Roma. Da cardinale e da Papa, la sua condotta e i suoi documenti dottrinali non sono certo impregnati di idee conservatrici.

Alcuni hanno sostenuto che lui ha iniziato il Concilio senza sapere bene cosa andasse a fare.

È una affermazione superficiale e non corrispondente al vero. Viveva in perfetta comunione con Dio e quindi sempre attento alle ispirazioni che sorgevano nel suo cuore e nella sua mente come conseguenza delle sue preghiere, dei suoi colloqui con Dio. Valutava le ispirazioni e quando “sentiva” che erano autentiche le metteva in atto, con fiducia serena che era frutto della sua fede. È stato un docile e perfetto servo del Signore. Anche per il Concilio Vaticano, che, si potrebbe dire, fu il sogno della sua vita, fin da quando era giovane.

Al contrario altri hanno detto che aveva un'idea molto chiara della necessità del Concilio ed anche il coraggio e la lungimiranza di capire che sarebbe stato un gran bene per la Chiesa.

Sono d’accordo. La storia infatti gli ha dato ragione. Ed ha anche dimostrato che coloro che non hanno creduto, come aveva fatto lui, che quella iniziativa provenisse da Dio, si sono resi responsabili di averne frenato l’attuazione nel corso degli anni, di averne snaturato il senso, provocando un danno grande alla Chiesa e alla società, come, a distanza di mezzo secolo, stiamo constatando.

(la seconda parte segue domani, mercoledì 23 aprile)