“Un primo sguardo sul segreto di Gesù”, introduzione al nuovo libro del Papa

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 23 novembre 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo alcuni brani dell’introduzione del libro “Gesù di Nazaret”, che Joseph Ratzinger-Benedetto XVI pubblicherà la prossima primavera. I brani sono stati forniti da Rizzoli, editore al quale sono stati concessi i diritti internazionali.



Introduzione




Un primo sguardo sul segreto di Gesù


(…) In Gesù si compie la promessa del nuovo profeta. In lui si realizza pienamente quanto in Mosè era solo imperfetto: Egli vive al cospetto di Dio, non solo come amico ma come Figlio, in profonda unità con il Padre. Solo partendo da qui possiamo davvero capire la figura di Gesù che ci viene incontro nel Nuovo Testamento. Tutto quello che ci viene raccontato, le parole, i fatti, le sofferenze e la gloria di Gesù, ha qui il suo fondamento. Se si lascia da parte questo centro autentico non si coglie lo specifico della figura di Gesù che diventa allora contraddittoria e in definitiva incomprensibile. Solo da qui può ricevere una risposta la domanda di fronte alla quale si deve porre chiunque legga il Nuovo Testamento: da dove Gesù ha preso il suo insegnamento? Come si spiega la sua venuta? La reazione dei suoi ascoltatori fu chiara: questo insegnamento non viene da alcuna scuola. È radicalmente diverso da quello che si può imparare nelle scuole. Non è spiegazione secondo il metodo dell’interpretazione, è diversa, è spiegazione «con autorità». Ritorneremo su questa constatazione degli ascoltatori quando rifletteremo sulle parole di Gesù e dovremo approfondirne il significato. L’insegnamento di Gesù non proviene da un apprendimento umano, qualunque possa essere. Viene dall’immediato contatto con il Padre, dal dialogo «faccia a faccia», dal vedere quello che è «nel seno del Padre». È parola del Figlio. Senza questo fondamento interiore sarebbe temerarietà. Proprio così la giudicarono i sapienti al tempo di Gesù, proprio perché non vollero accogliere il suo significato interiore: il vedere e conoscere faccia a faccia.

Per la conoscenza di Gesù sono fondamentali gli accenni ricorrenti al fatto che Gesù si ritirava «sul monte» e lì pregava tutta la notte, «da solo» con il Padre. Questi brevi accenni diradano un po’ il velo del mistero, ci permettono di gettare uno sguardo dentro l’esistenza filiale di Gesù, di scorgere la fonte sorgiva delle sue azioni, del suo insegnamento e della sua sofferenza. Questo «pregare» di Gesù è il parlare del Figlio con il Padre in cui vengono coinvolte la coscienza e la volontà umane, l’anima umana di Gesù, di modo che la «preghiera» degli uomini possa divenire partecipazione alla comunione del Figlio con il Padre. La famosa affermazione di Harnack secondo la quale l’annuncio di Gesù è un annuncio che viene dal Padre e di cui il Figlio non fa parte – e dunque la cristologia non appartiene all’annuncio di Gesù – è una tesi che si smentisce da sola. Gesù può parlare del Padre, così come fa, solo perché è il Figlio e vive in comunione filiale con il Padre. La dimensione cristologica, cioè il mistero del Figlio che rivela il Padre, la «cristologia», è presente in tutti i discorsi e in tutte le azioni di Gesù. Qui si evidenzia un altro punto importante. Abbiamo detto che nella comunione filiale di Gesù con il Padre viene coinvolta l’anima umana di Gesù nell’atto della preghiera. Chi vede Gesù vede il Padre (Gv 14,9). Il discepolo che segue Gesù viene in questo modo coinvolto insieme con lui nella comunione con Dio. Ed è questo che davvero salva: il superamento dei limiti dell’uomo. Questo superamento era insito nell’uomo come attesa e possibilità fin dalla creazione per la somiglianza con Dio.


Da GESU’ DI NAZARET, di Joseph Ratzinger, Rizzoli 2007