Un progetto interuniversitario dimostra che il dialogo tra Chiesa e scienza è possibile

Il cardinal Poupard lancia la seconda fase di STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest)

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 13 marzo 2005 (ZENIT.org).- “E’ possibile superare i pregiudizi e i sospetti che in parte esistono ancora tra il mondo scientifico e la Chiesa?”, a questa domanda il cardinale Paul Poupard ha risposto affermativamente nel presentare questo venerdì la seconda fase del Progetto triennale STOQ (“Science, Theology and the Ontological Quest” – Scienza, Teologia e Ricerca Ontologica).



Dopo il successo riscosso nel primo anno di vita di STOQ, il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha constatato di fronte ai giornalisti che “questo Progetto risponde ad una vera domanda di interesse e di formazione”, tanto nel mondo scientifico, quanto nella filosofia e nella teologia.

Complessivamente, nello scorso anno, 320 tra studenti laici e religiosi hanno frequentato corsi accademici (12) e seminari (4) del Progetto STOQ nelle tre Università interessate.

Sei le tesi dottorali discusse sul rapporto fra scienza e religione, secondo quanto reso noto nella conferenza tenutasi questo venerdì nella Sala Stampa della Santa Sede. Circa 1.200 le persone – non solamente studenti – che hanno partecipato alle 32 conferenze pubbliche e ai due workshop organizzati sotto l’egida del Progetto STOQ, con una media di 38 partecipanti per ogni evento fino ad un massimo di 75.

L’iniziativa, coordinata dal Pontificio Consiglio della Cultura, è realizzata in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense (PUL), la Pontificia Università Gregoriana (PUG), il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum (UPRA) e, in diversa misura, da altre Università Pontificie.

A sostenerla economicamente è la John Templeton Foundation insieme ad altri sponsor, italiani ed esteri, interessati ad “un nuovo dialogo tra cultura scientifica e cultura umanistica”.

Il progetto si articola su tre livelli. In primo luogo vi è quello dell’ “insegnamento”, che prevede la partecipazione di professori appartenenti alle Università scientifiche di maggior prestigio mondiale, fra cui: Werner Arber, Premio Nobel in Biologia e Medicina (Svizzera); Sir Roger Penrose dell’Università di Oxford; Sir John Polkinghorne dell’Università di Cambridge; Bernard d’Espagnat di Parigi; Dario Antiseri di Roma; Wolfhart Pannenberg dell’Università di Monaco; e padre Stanley Jaki, della Seton Hall University (Stati Uniti).

Il secondo livello è quello della “ricerca”, che si divide in aree e Università di specializzazione. Ciascuna Università sta sviluppando infatti un tema specifico: l’Università Gregoriana si sta concentrando sui problemi di una fondazione della filosofia della scienza e della natura, ha spiegato ai giornalisti nel corso dell’incontro il professor Gianfranco Basti, Direttore del Progetto.

“L’Università Lateranense si sta concentrando sulla formalizzazione sistematica del rapporto fra discipline scientifiche e umanistiche, impiegando anche la neonata disciplina della ‘ontologia formale’, con particolare attenzione per la ‘antropologia del Terzo Millennio’”.

Mentre “l’Ateneo Regina Apostolorum si sta dedicando all’approfondimento delle relazioni fra teologia, filosofia e scienze della vita (biologia), con particolare attenzione ai risvolti etici (bioetica)”, ha assicurato.

Il Progetto prevede la pubblicazione, prima della fine del 2006, dei risultati finali dei diversi programmi di ricerca sotto forma di una collana di sei volumi (due per ogni Università), edita dal Pontificio Consiglio della Cultura.

Nel suo terzo livello, il Progetto prevede la realizzazione di attività di divulgazione e di programmi congiunti con altre Università Statali e private, con la possibilità di ottenere un doppio riconoscimento e borse di studio per la realizzazione di tesi dottorali.

Si sta preparando anche un Convegno Internazionale su "Infinity in Science, Philosophy and Theology" (l’Infinito nella Scienza, nella Filosofia e nella Teologia), in programma per il prossimo mese di novembre 2005, e a cui sono invitati scienziati, teologi e filosofi da tutto il mondo per discutere insieme su alcune questioni della massima attualità.

Nell’illustrare “lo scopo ultimo del progetto”, il cardinal Poupard ha spiegato che si tratta di “contribuire al dialogo fra aree di ricerca e di studio che, nell’epoca moderna, si sono poco a poco separate” e di “istituire ponti stabili e scambi fruttuosi tra scienza, filosofia e teologia, mediante il dialogo dei loro rispettivi cultori”.

Uno spirito questo di dialogo e di comprensione dei problemi epistemologici, storici e culturali ad esso soggiacenti, inaugurato con l’istituzione nel 1981 da parte di Giovanni Paolo II della “Commissione di Studio del Caso Galileo”, presieduta dal cardinal Poupard, e di cui il Progetto STOQ può “a buon titolo ritenersi erede”, ha osservato lo stesso porporato.

“Questi due insegnamenti — da un lato, la consapevolezza dei limiti e dei metodi propri di ogni disciplina, dall’altro l’integrazione delle discipline in una visione unitaria più ampia — vengono ripresi con forza nell’Enciclica Fides et ratio”, che individua come compito del pensiero cristiano nel nuovo millennio la ricerca di “una visione unitaria e organica del sapere”.

“E’ convinzione mia e di tutti coloro che stanno lavorando per il successo del Progetto STOQ che esso possa così meglio contribuire alla comprensione reciproca non solo tra scienza, filosofia e teologia, ma anche tra la Chiesa e la scienza”, ha infine concluso.