Un punto di forza: i buoni rapporti tra vescovi e consacrati

L'intervento al Sinodo del Prefetto della Congregazione per i Vescovi

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del Card. Marc Ouellet

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 18 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito l’intervento di S. Em. R. Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi, alla quindicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2012).

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Sollecitato dalla sezione 37-40 dell’Instrumentum laboris, ho l’occasione di ribadire che la nuova evangelizzazione è inseparabile da un rinnovamento della comunione ecclesiale. Questa comunione identifica la missione della Chiesa, quella cioè di essere “il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG l), e diventa il tratto più suggestivo della testimonianza che i credenti possono offrire ai loro contemporanei.

Un aspetto del rinnovamento della comunione nella Chiesa riguarda il rapporto tra la sua dimensione carismatica e la sua dimensione gerarchica. Proprio la dimensione carismatica rappresenta una delle più preziose acquisizioni dell’ecclesiologia cattolica del Concilio Vaticano II, anche se ne resta da precisare lo statuto ecclesiologico. Questa dimensione è espressa in particolare dalla vita consacrata, che rappresenta per i Vescovi una risorsa preziosa e una sfida.

Nelle relazioni tra gerarchia e vita consacrata sono sorti non pochi disagi: talora per una certa ignoranza dei carismi e del loro ruolo nella missione e nella comunione ecclesiale; talaltra per l’inclinazione di alcuni consacrati alla contestazione del Magistero. Per questo vorrei attirare l’attenzione sul documento Mutuae Relationes che offre dalla fine degli anni Settanta un quadro di dialogo per le relazioni tra i vescovi e i religiosi nella Chiesa, e che meriterebbe di essere aggiornato, visto lo straordinario sviluppo della dimensione carismatica della Chiesa negli ultimi decenni.

Vi si legge: “Grave errore sarebbe rendere indipendenti - e assai più grave quello di opporle tra loro - la vita religiosa e le strutture ecclesiali, quasi potessero sussistere come due realtà distinte, l’una carismatica, l’altra istituzionale; mentre ambedue gli elementi, cioè i doni spirituali e le strutture ecclesiali, formano un’unica, anche se complessa, realtà (cf. LG 8)” (MR 34). La nuova evangelizzazione, pertanto, può trovare un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati.