Un rapporto da riscoprire

Una riflessione su Morale naturale e Politica

| 629 hits

di Maurizio Moscone

ROMA, sabato, 27 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Il Papa nel suo discorso alla Curia del 20 dicembre 2010 ha paragonato la situazione attuale a quella esistente nel periodo della caduta dell’Impero Romano, durante il quale è avvenuto il disfacimento morale e civile di un’intera società.

Il Pontefice afferma che oggi come allora “il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano; di conseguenza, le forze mobilitate per la difesa di tali strutture sembrano essere destinate all’insuccesso”(1).

La “dittatura del relativismo” che investe l’intero Occidente comporta delle gravi conseguenze sul piano etico, perché viene negata l’esistenza di una base morale oggettiva, capace di garantire un consenso comune sui valori essenziali che devono orientare l’agire personale e sociale.

L’“etica della discussione” proposta da Jürgen Habermas, oggi ampiamente condivisa, favorisce un dialogo infinito tra diverse proposte morali, senza potere pervenire a conoscere ciò che è veramente bene e ciò che è veramente male.

Se è impossibile distinguere oggettivamente il bene dal male, chi può impedire a una maggioranza parlamentare di approvare delle leggi che consentano l’uccisione di persone disabili o affette da gravi malattie, o che promuovano la pedofilia, la prostituzione, ecc. ?

Il relativismo morale, largamente diffuso nel mondo politico, non è forse la causa dell’affermazione del “totalitarismo” delle democrazie, denunciato da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus (1991) e nell’Evangelium Vitae (1995)?

Maggioranze parlamentari hanno approvato leggi che permettono il matrimonio tra omosessuali e l’adozione di bambini, l’eutanasia anche di minorenni e l’uccisione di esseri umani innocenti, tramite l’aborto e la soppressione di embrioni umani.

In futuro questa “cultura della morte” continuerà il suo percorso distruttivo se non verrà arginata da politici di buona volontà che, eticamente ben formati, riconoscano nella legge morale naturale il fondamento di un’etica universale, valida in ogni tempo e in ogni luogo.

La Commissione teologica internazionale ha affermato, in un suo documento (2), che “la legge naturale appare come l’orizzonte normativo nel quale è chiamato a muoversi l’ordine politico” (3).  

Afferma San Tommaso d’Aquino che “il primo precetto della legge è che bisogna fare e perseguire il bene e evitare il male. Su questo precetto si fondano tutti gli altri precetti della legge di natura” (4).

I principali precetti sono espressi nei Dieci Comandamenti (il Decalogo comunicato da Dio a Mosè), i quali, pur essendo una rivelazione divina, di per sé sono conoscibili da ogni uomo tramite la luce naturale della ragione, indipendentemente dalla fede. Dio, afferma Sant’Agostino, “scrisse nelle tavole della Legge ciò che gli uomini non leggevano nei loro cuori” (5).

La legge morale naturale, essendo inscritta nei “cuori” da Dio, è universale ed immutabile e determina le basi dei fondamentali diritti e doveri della persona e della legislazione della società civile.

Il cattolico è facilitato nella conoscenza dei precetti morali dal Magistero della Chiesa, che richiama i fedeli alla loro osservanza, ed evidenzia come “la Legge è profezia e pedagogia delle realtà future” (6). Essa profetizza e presagisce la Nuova Legge evangelica, espressa nel Sermone della montagna, che “è principalmente la stessa grazia dello Spirito Santo che è dato ai credenti in Cristo” (San Tommaso d’Aquino).

Jaques Maritain sostiene che “la vera filosofia dei diritti della persona umana si fonda […] sull’idea della legge naturale. La stessa legge naturale che ci prescrive i nostri più fondamentali doveri, e in virtù della quale ogni legge obbliga, è essa pure quella che ci assegna i nostri diritti fondamentali” (7).

E’ oggi necessario che una nuova generazione di politici sia formata cristianamente e sia consapevole del nesso inscindibile che esiste tra morale naturale e politica.

Soltanto così sarà possibile difendere quei valori assoluti, e quindi non negoziabili, che sono il fondamento morale della società.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, ha dichiarato in proposito: “I credenti devono ricordare i valori primari sui quali si fonda ogni convivenza umana. Vita, famiglia, libertà educativa e religiosa. Da qui discende ogni altro valore necessario al bene della persona e della società” (8).

*

NOTE

1) Discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, Prelatura Romana, per la presentazione degli auguri natalizi. Sala Regia, 20 dicembre 2010.

2) Cfr. Commission théologique internationale, A la recherche d’une éthique universelle. Nouveau regard sur la loi naturelle, Préface de Mgr. Roland Minnerath, Cerf 2009.

3) Ibidem, par. 86.

4) San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, Ia-IIae, q. 94, a. 2.

5) Sant’Agostino, En. in Ps. 57, 1: Pl 36,673.

6) Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1.

7) J. Maritain, I diritti dell’uomo e la legge naturale, Vita e Pensiero, Milano 1977, p. 61.

8) Cardinale Angelo Bagnasco, Discorso di apertura al Convegno di Todi, “La buona politica per il bene comune”, 17 ottobre 2011.