Un Seminario organizzato dai Domenicani mette in luce meriti e limiti dell’Inquisizione

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ROMA, giovedì, 16 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Si sta svolgendo a Roma (15-18 febbraio) presso l’Istituto Storico Domenicano dell’Angelicum, un Seminario internazionale di studi dal titolo “I Domenicani e l’Inquisizione Romana”.



In occasione della giornata di apertura del Convegno, ZENIT ha intervistato il Cardinale Georges Cottier, già Teologo della Casa Pontificia.

“Il fatto stesso di aver organizzato questo Convegno è molto importante – ha affermanto il porporato alla nostra agenzia –, a causa del ruolo che i Domenicani hanno avuto sia nell’Inquisizione che in tutti gli organi di difesa della fede, in maniera anche polemica”.

“La volontà di fare chiarezza è molto importante – ha ribadito Cotttier – perché bisogna vedere quali sono stati gli abusi, la fedeltà e l’infedeltà, le grandi intuizioni di San Domenico, ma anche vedere tutto il lavoro giuridico svolto da codesti tribunali”.

Secondo il porporato “anche se il principio pone dei problemi, i tribunali dell’Inquisizione non erano una cosa puramente arbitraria: e questo è interessantissimo”.

Inoltre, \"come ha mostrato uno dei relatori - ha quindi proseguito - esiste una relazione tra questo spirito inquisitorio, la predicazione e la devozione al rosario che certamente è un tema da approfondire”.

Circa la leggenda nera che avvolge la storia dell’Inquisizione, Cottier ha precisato che “non dobbiamo cadere in una controideologia nel senso che dobbiamo essere molto rigorosi nell’analisi della mentalità e vedere in quale misura questa mentalità era condizionata. D’altra parte però, penso sia molto proficuo e positivo l’inizio di questo lavoro che continuerà nel tempo”.

ZENIT ha quindi parlato con un relatore al Convegno, padre Carlo Longo, il quale ha affermato che \"i Domenicani credendo di ispirarsi a ciò che aveva fatto San Domenico per difendere l’Europa cattolica dalle eresie, misero in campo tutte le forze sia per educare la gente attraverso la predicazione, il rosario, le confraternite e l’inconografia, sia per reprimere l’eresia\".

\"La repressione dell’eresia fu vista come un compito del buon Domenicano\", ha spiegato, pur ammettendo i suoi \"lati molto negativi nel seguire procedure che andavano contro il diritto romano e contro il Vangelo”.

Successivamente, padre Longo ha sottolineato che “l’Inquisizione non significava sempre repressione: spesso significava anche penitenze. Ma soprattutto, a differenza di tutti gli altri inquisitori, i Domenicani sapevano distinguere bene una donna isterica da una eretica, e sapevano distinguere fra un eretico ed uno che diceva cose strane a fantasia\".

\"Però questo impegno forte sull’Italia - perché il Sant’Uffizio ebbe soprattutto potere in Italia, in Spagna c’era l’inquisizione spagnola - questo impegno forte per salvare l’ordine costituito ci fu\", ha detto.

\"I Domenicani diedero questo contributo per \'tenere il sistema\', ed in due secoli purtroppo non generarono più una idea nuova\", ha affermato padre Longo.

\"Infatti, mentre dal 1200 al 1500 erano stati i grandi inventori dei grandi sistemi filosofico-teologici, i grandi pensatori, che avevano progettato di cambiare il mondo realmente, da Tommaso Campanella al liberalismo di padre Henri Dominique Lacordaire, dall’inizio del 1600 fino alle fine del 1800 i Domenicani fanno solo i custodi dell’ordine costituito. Ripeterono, in sostanza, le cose dette da san Tommaso, da Sant’Alberto e da tutti gli altri dottori famosi\".

Successivamente, padre Longo ha precisato che l\'Inquisizione nascondeva al suo interno una realtà variegata di situazioni ed istituzioni: \"Ci fu una Inquisizione medievale che aveva delle sue procedure, così come delle Inquisizioni particolari in Sicilia e a Venezia che non permisero a nessuno di ficcarci il naso. Ogni nazione si fece la sua Inquisizione, quella spagnola, quella portoghese, quella tedesca, ognuno aveva i suoi ritmi e le sue strutture\".

\"Il Sant’Uffizio di cui parliamo nel Convegno riguardò l’Italia centro-settentrionale, praticamente lo Stato Pontificio e i piccoli Stati dell’Italia del Nord, esclusa Venezia\", ha aggiunto il padre domenicano.

\"Dell’Inquisizione si può dire che il metodo non era buono, mentre buona era la finalità, e cioè difendere la società cristiana. Il metodo anziché essere quello propositivo dell’educazione del popolo era quello repressivo, insomma gli inquisitori facevano i poliziotti, i cani del Signore\", ha concluso.