Un vescovo messicano: incolpare la Chiesa dell’arretratezza sociale è un espediente politico

Intervista con il vescovo di Querétaro (Messico)

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QUERÉTARO, mercoledì, 25 agosto 2004 (ZENIT.org-El Observador).- In Messico, come in molti Paesi dell’America Latina, alcuni leader politici tendono ad incolpare la Chiesa cattolica per l’arretratezza e il sottosviluppo sofferto dal 40% della popolazione.



L’obiettivo principale di questi attacchi ha a che vedere con la dottrina della Chiesa riguardo ai metodi naturali di regolamentazione della natalità, cosa che, secondo i critici di questa posizione, ha provocato una crescita della popolazione ed aumentato la povertà nel subcontinente.

Per comprendere la natura di questi continui attacchi, ZENIT.org-El Observador ha intervistato il vescovo di Querétaro, monsignor Mario De Gasperín.

Qual è, secondo lei, l’origine dell’insistenza con cui alcuni leader politici in Messico ed in America Latina incolpano la Chiesa per l’arretratezza e la povertà di ampie fasce della popolazione?

Monsignor De Gasperín: Credo che sia l’ignoranza. Nella maggior parte dei casi questi attacchi non hanno un fondamento reale, perché eludono il nucleo della Dottrina Sociale della Chiesa, che non è altro che la difesa della dignità della persona umana, di ogni persona umana. La Chiesa non si oppone allo sviluppo; ciò che fa è difendere la vita umana in tutte le sue manifestazioni, dal concepimento fino alla morte naturale.

I politici, però, continuano ad affibbiare alla Chiesa l’etichetta di “colpevole”, affermando anche che è rimasta “al Medioevo” in temi come il controllo della natalità…

Monsignor De Gasperín: Sì, è vero; in Messico si tratta di un’“usanza”. C’è molta povertà perché c’è un tasso di natalità enorme. Non appena la Chiesa dichiara la sua opposizione agli anticoncezionali, al preservativo e ai metodi di “pianificazione”, allora è subito colpevole. Si tratta, tuttavia, di una cortina di fumo per sviare l’attenzione dagli errori dei politici, diretti responsabili dell’arretratezza, dell’ignoranza, della mancanza dei servizi in campo sanitario, in una parola, della povertà.

La cosa curiosa è che molti di essi dichiarano di essere Cattolici…

Monsignor De Gasperín: Se sono Cattolici dovrebbero conoscere la loro fede. Non la conoscono al punto da poter opinare in maniera così sconsiderata su una delle verità di fede della Chiesa: il fatto che la vita umana non è negoziabile, in nessuna circostanza… Non si rendono conto – o non vogliono rendersi conto per negligenza – del fatto che in questa materia la Chiesa sta lottando per la persona umana, per la verità. La verità di Cristo, che è la verità della trascendenza della vita, non è una teoria: è un impegno molto concreto con ogni essere umano, indipendentemente dal fatto che faccia o meno parte della Chiesa.

Cosa chiederebbe a coloro che oggi collegano alla povertà l’atteggiamento della Chiesa sulla contraccezione artificiale?

Monsignor De Gasperín: Direi che in primo luogo ci conoscano, si informino su ciò che facciamo, sulla verità rivelata che fa parte della nostra fede e sui valori che difendiamo. Non lo fanno per negligenza. Chiederei di attaccarci solo dopo averci conosciuti, che si prendano la briga di conoscere il motivo della difesa della vita sostenuta dalla Chiesa cattolica.

Qual è l’origine di questo atteggiamento di sdegno e di ignoranza?

Monsignor De Gasperín: In Messico si tratta di un pensiero viziato fin dalle origini, dall’imposizione del liberalismo come ideologia politica. C’è un’ignoranza totale dei valori difesi dalla Chiesa, valori che, del resto, sono legati ai desideri della gente, al cuore del popolo. Si è voluta cancellare la dimensione sociale e comunitaria offerta dalla Chiesa. Ciò che la Chiesa desidera, sul piano sociale, è formare una comunità, e niente è più utile allo sviluppo economico e sociale del lavoro e della vita in comunità.

C’è poi la famiglia…

Monsignor De Gasperín: Sì, certo: il problema è che oggi la famiglia è come sequestrata dallo Stato e dalle sue imprese. Sequestrata nell’educazione, nel divertimento, nella cultura. Sequestrata nella vita della fede, nella dimensione comunitaria, sociale dell’espressione della sua fede. E’ una catastrofe che sta peggiorando in nome del progresso. Ma che progresso è quello che elimina il valore fondamentale della vita, che misura tutto in termini di partecipazione di mercato o di sussidi dello Stato?