Un Vescovo ortodosso fa un bilancio dei rapporti fra la sua Chiesa e quella cattolica

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VIENNA, lunedì 19 aprile 2004 (ZENIT.org).- Di fronte ai punti di disaccordo che continuano a separare la Chiesa cattolica dalla Chiesa ortodossa, il vescovo di Vienna e Austria per i russi ortodossi ha dichiarato di vedere nella comune eredità dei santi e dei martiri, che avvicina le due Chiese, uno spiraglio di speranza per il futuro.



Il vescovo Hilarion Alfeyev, esperto di patristica, e dottore in filosofia all’Università di Oxford e in teologia all’Institut Saint-Serge di Parigi, ha rilasciato a ZENIT un’intervista in esclusiva nella quale ha fatto un breve bilancio dei rapporti fra le due Chiese cristiane, affrontando temi come la questione del Primato all’interno della Chiesa universale e la possibile elevazione a rango patriarcale della Chiesa greco-cattolica in Ucraina.

Monsignor Hilarion è anche Membro della Commissione teologica sinodale del Patriarcato ortodosso russo, nonchè vescovo ausiliare di Mosca incaricato dei rapporti con gli organismi europei a Bruxelles.

Quali speranze nutre ora la Chiesa ortodossa in relazione all’ incontro avvenuto nel febbraio scorso tra Sua Santità il Patriarca Alessio II e il Cardinale Walter Kasper?

Vescovo Hilarion: Noi auspichiamo che la discussione fruttuosa che si è svolta tra il Primate della Chiesa ortodossa russa e l’alto rappresentante della Chiesa cattolica romana porti a un miglioramento nei rapporti tra le due Chiese. Speriamo inoltre che le preoccupazioni espresse dalla nostra Chiesa e anche da altre Chiese ortodosse, tra cui in particolare quelle legate alla situazione della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, vengano prese seriamente in considerazione.


A suo avviso, Papa Giovanni Paolo II istituirà un Patriarcato per la Chiesa greco-cattolica in Ucraina? E in caso affermativo, perché?

Vescovo Hilarion: Non è facile per me prevedere le azioni del Papa Giovanni Paolo II, ma spero che la posizione unanime tra tutte le Chiese ortodosse contraria all’istituzione di un Patriarcato greco-cattolico venga presa in considerazione. La questione è: perché il tema del Patriarcato in Ucraina è diventato così urgente? Se per diversi secoli i greco-cattolici hanno vissuto senza alcun Patriarcato, perché questo dovrebbe essere creato adesso, in un momento di grande controversia sulla questione dell’Uniatismo? E se i documenti congiunti cattolico-ortodossi firmati a Freising e Balamand affermano chiaramente che l’Uniatismo non rappresenta una strada verso l’unità, perché dovrebbe essere elevato lo status delle Chiese uniate dell’Ucraina?

Un’altra questione riguarda l’eventualità di trasferire la sede del Primate greco-cattolico da Lviv a Kiev. Tradizionalmente i greco-cattolici vantano una forte presenza in Galiza, ma essi non hanno mai dimostrato alcuna presenza significativa nel resto dell’Ucraina, e in particolar modo a Kiev dove la grande maggioranza dei credenti appartiene alla Chiesa ortodossa.

L’impressione è che con il trasferimento della sede da Lviv a Kiev e con il tentativo di istituzione del Patriarcato, la Chiesa greco-cattolica del Cardinale Husar voglia acquisire l’identità di una Chiesa nazionale ucraina, in opposizione alla “Chiesa di Mosca” del Metropolita Vladimir. E questo nonostante il fatto che i fedeli ortodossi siano molto più numerosi dei greco-cattolici in tutta l’Ucraina salvo la Galizia.

Il trasferimento della sede da Lviv a Kiev indica una chiara strategia espansionistica. Le recenti statistiche ufficiali mostrano che vi sono 14.350 comunità ortodosse in Ucraina, tra cui quelle appartenenti a gruppi non canonici (scismatici). Se consideriamo unicamente la Chiesa ortodossa ucraina canonica del Patriarcato di Mosca, essa conta 10.044 parrocchie.

Mentre la Chiesa greco-cattolica conta 3.334 parrocchie, di cui 2.969 si trovano in Galizia. A Kiev vi sono 823 chiese ortodosse e solo 8 sono greco-cattoliche. Sorge così la domanda: cosa hanno a che vedere i greco-cattolici con Kiev? È evidente che qualsiasi espansione del Cattolicesimo greco in territori tradizionalmente ortodossi potrà avvenire solo a spese e a detrimento degli ortodossi.

Lei chiede perché il Papa Giovanni Paolo dovrebbe istituire un Patriarcato per la Chiesa greco-cattolica in Ucraina. Io non conosco la risposta. Secondo alcuni esperti vi sarebbe una certa lobby in Vaticano che vorrebbe che la decisione di creare un Patriarcato in Ucraina venisse prese proprio durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II.

Questo perché le relazioni con la Chiesa ortodossa, che non potrebbero essere peggiori, seppure dovessero rovinarsi completamente, potrebbero giovarsi di una nuova opportunità di essere migliorate con un nuovo Papa. Il nuovo Papa potrebbe sostenere che l’istituzione di un Patriarcato greco-ortodosso in Ucraina sia stato un errore, e potrebbe persino scusarsene.

Ma il Patriarcato potrebbe tuttavia già essersi stabilito e non venire poi più eliminato; si sarebbero così presi due piccioni con una fava. Spero bene che tutto ciò sia pura speculazione e che non vi sia alcuna intenzione in questo senso in Vaticano.


In che modo ritiene che potrebbero cambiare i rapporti tra le due Chiese, nel caso in cui si compiesse un passo di questo genere?

Vescovo Hilarion: Penso che il dialogo teologico ufficiale tra la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese ortodosse, ora temporaneamente sospeso, verrà del tutto interrotto, e i rapporti tra Cattolici e Ortodossi torneranno probabilmente a com’erano prima del Concilio Vaticano II. Secondo me, questo costituirà un’enorme tragedia.


Tutti noi siamo al corrente dei vari punti di scontro su cui la Chiesa cattolica e quella ortodossa continuano ad essere in disaccordo. Ma qual’è , in breve, la base teologica su cui i loro rapporti potrebbero invece svilupparsi ulteriormente?

Vescovo Hilarion: Vorrei rispondere a questa domanda ripetendo quanto ho detto nel novembre del 2003 affrontando la questione dei rapporti tra Cattolici e Ortodossi. Mi sembra che, se il rapporto si normalizzasse su un livello pratico, le due Chiese potrebbero riprendere una discussione teologica.

Alcune delle questioni teologiche più importanti da discutere dopo quelle dell’Uniatismo, del proselitismo e del “territorio canonico” sono state sufficientemente affrontate con la nozione di primato. I Cattolici possono voler rivisitare questa questione per rendere la loro dottrina più consona alla tradizione dell’Antica Chiesa Unita, mentre gli Ortodossi, da parte loro, desiderano sviluppare meglio la loro comprensione del primato nella Chiesa Universale.

Noi siamo abituati a criticare i Cattolici per il loro modo di vedere il primato, ma siamo capaci di sviluppare una sua comprensione autonoma che risulti convincente per i teologi cattolici? Per fare questo, dobbiamo essere d’accordo tra di noi sull’interpretazione dei rapporti tra la Chiesa locale e quella universale.

In cosa consiste precisamente l’ “universalità” della Chiesa? Come si manifesta? C’è spazio, nell’ecclesiologia ortodossa, per una sorta di leadership “universale”? Credo che i rappresentanti del Patriarcato di Costantinopoli e quelli delle altre Chiese ortodosse daranno risposte diverse all’ultima domanda. Il problema, quindi, non è risolto e richiede un’ulteriore discussione.

Una volta affrontati i temi su cui non c’è un accordo e risolte le difficoltà esistenti, i Cattolici e gli Ortodossi saranno molto più disponibili a dare una risposta comune alle sfide del mondo moderno, come il crescente secolarismo, l’ancor più crescente globalizzazione e la perdita dei valori morali ed etici.

La Chiesa cattolica e quella ortodossa appartengono entrambe alla corrente “tradizionale” della Cristianità e insieme possono dire molto sul mondo moderno, in cui la stessa nozione di “tradizione” è messa in discussione. La loro testimonianza, comunque, sarò coronata dal successo solo se saranno capaci di parlare “con una bocca sola e un cuore solo”.

C’è, quindi, ancora molta strada da percorrere, ma ci sono sempre segni di speranza e c’è un pozzo comune al quale possono attingere sia i Cattolici che gli Ortodossi. Come ha detto uno dei miei più cari amici, un eremita e teologo cattolico romano, “è stato un peccato a dividere le Chiese e sarà la santità che le riunirà”. L’eredità dei santi e dei martiri è comune ad entrambe le Chiese, entrambe hanno un’esperienza centenaria di martirio e santità.

Nel XX° secolo, sia i Cattolici che gli Ortodossi, insieme a gente di altre confessioni e di altre religioni, hanno sofferto nei campi di sterminio sovietici e nazisti: molti hanno dato la loro vita per la fede.

Nei campi di internamento sovietici, ci sono state molte testimonianze di solidarietà toccanti tra Cristiani di diversi background confessionali. Questi Cristiani erano uniti non solo perché avevano un nemico comune, ma anche perché condividevano il loro amore per Cristo e per la Sua Chiesa, un amore che non è stato scosso neanche dalle persecuzioni più severe. Avevano più punti in comune che punti di contrasto, perché ciò che li univa era Cristo stesso.