Un vescovo "sempre sulla strada"

Monsignor Giuseppe Marciante, ausiliare di Roma Est, racconta come, già dal 2009, sta portando il Vangelo nelle "periferie"

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 482 hits

Nel folto dizionario di papa Francesco ricorre spesso la parola “periferie”. Geografiche, esistenziali, spirituali: sono i luoghi in cui vengono emarginati i poveri e i sofferenti, vittime - insieme “ai nascituri, ai vecchi malati, ai disabili gravi” - di quella “cultura dello scarto” che tende a “divenire mentalità comune”.

Un modello di uomo e di società che il Santo Padre definisce “falso”, votato verso un “ateismo pratico”, giacché nega la “Parola di Dio che dice: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”.

L’accento posto da papa Francesco costituisce uno sprone importante nei confronti di tutta la comunità cattolica, affinché accresca la sua vocazione missionaria. Allo stesso tempo suggerisce di spostare i riflettori verso quegli uomini di Chiesa che, al di là degli orpelli istituzionali, già da anni mangiano la polvere delle strade di quelle “periferie” geografiche, esistenziali e spirituali. Lo fanno per annunciare il Vangelo ai “lontani”, agli “esclusi”.

Tra di loro c’è monsignor Giuseppe Marciante, dal 2009 vescovo ausiliare di Roma Est, subdiocesi che abbraccia un territorio sconfinato, raccogliendo in parte alcune tra le periferie più problematiche della Capitale. Il vescovo ha concesso a ZENIT un’intervista in cui racconta la sua esperienza, confidandoci inoltre alcune iniziative che lo stanno impegnando in questo Natale.

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Papa Francesco sta invitando la Chiesa a “uscire dalle parrocchie” per portare Cristo verso le periferie, “non solo quelle geografiche ma anche quelle esistenziali”. Alla luce della Sua esperienza come vescovo ausiliare, che parere ha in proposito?

Mons. Marciante: Durante il Pontificato di Giovanni Paolo II la Diocesi di Roma è stata sollecitata più volte a dare una svolta missionaria alla pastorale diocesana. Giovanni Paolo II coniò la felice espressione «La parrocchia deve cercare se stessa fuori di se stessa» (Cfr. Discorso al clero romano, 18 febbraio 1988), esortazione più volte ribadita durante le visite pastorali alle parrocchie romane. Due eventi in particolare hanno dato una svolta nuova alla Diocesi: il Sinodo Diocesano e la Missione Cittadina. L’orizzonte del Sinodo è stato definito dall’impegno della nuova evangelizzazione. La Missione Cittadina, annunciata da Giovanni Paolo II l’8 dicembre 1995 in piazza di Spagna, in preparazione al Giubileo del 2000, ha coinvolto oltre 15mila «missionari» laici: da essa sono “fioriti” centri di ascolto del Vangelo nelle case e gruppi di riflessione negli ambienti di lavoro. Papa Giovanni Paolo II nel suo messaggio alla Diocesi di Roma, al termine del Grande Giubileo, ci ha chiesto di trovare le vie possibili ed efficaci per rinnovare la pastorale ordinaria in modo da renderla stabilmente missionaria. La maggior parte delle parrocchie del mio settore si trovano geograficamente in zone periferiche della città, ma spesso è la fede della gente che ancora si trova alla periferia della loro vita. Papa Francesco chiede alla Chiesa di mettere in moto il dinamismo missionario e di prendere l’iniziativa, “premere”, senza paura, per andare incontro e cercare i lontani e gli esclusi (Cfr. Evangelii Gaudium 24).

Molti parroci affermano che le parole di papa Francesco sono assai ascoltate e apprezzate dal popolo. Si parla di tantissime persone che stanno tornando in chiesa e di un ripopolamento dei confessionali. Registra lo stesso “effetto Francesco” anche nella Sua pastorale?

Mons. Marciante: Non ho gli strumenti per quantificare il numero di coloro che ritornano a praticare la fede, ma sono certo di un guadagno di simpatia e di fiducia di molti nei confronti della Chiesa. L’insistenza di papa Francesco sulla tenerezza e sulla misericordia del Padre ha riavvicinato molti al sacramento della riconciliazione. Dico che questo è un momento favorevole per riannunciare il Vangelo con entusiasmo e con coerenza.

Quali sono, secondo Lei, i problemi maggiori che la Chiesa dovrà affrontare nei prossimi anni, e come valuta le indicazioni pastorali di papa Francesco in proposito?

Mons. Marciante: Papa Benedetto XVI ha individuato molto bene il problema di fondo della Chiesa in Occidente nella crisi della fede da una parte e dall’altra l’avanzare di una dittatura del relativismo. Di fronte a tale sfida ha indetto l’anno della fede e riunito i vescovi in Sinodo per riproporre la fede attraverso una nuova evangelizzazione. Papa Francesco ha raccolto l’invito dei Padri sinodali a redigere un documento sulla trasmissione della fede cristiana attraverso una nuova evangelizzazione e ci ha donato l’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Il documento offre le indicazioni pastorali di papa Francesco alla luce dell’ultima assemblea generale del Sinodo e che io raccolgo in tre punti:

1) La conversione pastorale della Chiesa: da una Chiesa chiusa nel tempio a una Chiesa in uscita per raggiungere le periferie geografiche ed esistenziali rispetto alla fede.

2) Un’evangelizzazione con forte spinta missionaria e che rilanci il protagonismo dei laici cattolici quali nuovi testimoni di una fede gioiosa che ha incontrato Cristo Risorto.

3) Pensare la fede e l’evangelizzazione a partire dalle periferie. Papa Francesco ci invita ad affrontare le sfide della nuova evangelizzazione con uno sguardo aperto alla mondialità e non rinchiuso nel paradigma occidentale.

Lei è Vescovo ausiliare di Roma Est: 82 parrocchie e oltre un milione di abitanti. Vuole raccontarci un po’ di questa enorme realtà?

Mons. Marciante: Le grandi dimensioni del mio settore per il numero di abitanti e delle parrocchie, ma soprattutto per i gravi problemi sociali di molti quartieri periferici mi costringono a stare sempre sulla strada. Un vescovo ausiliare di Roma ha poco tempo per stare in ufficio, perché il settore affidato alle sue cure esige una costante presenza del pastore nelle parrocchie e nelle prefetture, tra i consigli pastorali e i gruppi di catechisti e i movimenti ecclesiali. Settimanalmente incontro i sacerdoti nel presbiterio parrocchiale, negli incontri di prefettura e mensilmente nel settore. Spesso i sacerdoti chiedono la mia presenza durante il cammino di preparazione delle giovani coppie al matrimonio, in occasioni di ricorrenze speciali delle parrocchie, nelle feste patronali. Durante tutto l’anno, eccetto i tempi forti, incontro tutti i gruppi di giovani e ragazzi che chiedono il Sacramento della Confermazione. Sento il dovere e la gioia di stare accanto ai sacerdoti che svolgono la loro missione in trincea, in zone molto lontane dal centro e con poche strutture e poche risorse umane ed economiche. Accompagno mensilmente il cammino formativo di membri di istituti di vita consacrata che operano nel mio settore. Insieme ai parroci mi capita di far visita a qualche ammalato grave e a qualche famiglia in difficoltà. Dedico qualche incontro con gli amministratori dei municipi per segnalare il disagio di alcune categorie di cittadini deboli e offrire collaborazione per problemi sociali che esigono soluzioni urgenti.

C’è qualche iniziativa per il Natale nel settore di cui è vescovo ausiliare che vorrebbe raccontarci?

Mons. Marciante: Celebrerò la Santa Messa della notte all’ospedale “M. Giuseppina Vannini” con gli ammalati, le suore “Figlie di San Camillo” e il personale sanitario. Il giorno di Natale, dopo la Messa alla parrocchia della Natività, parteciperò al pranzo di Natale con i poveri di Madre Teresa di Calcutta e della Comunità di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca, poi farò visita ad alcune case di accoglienza presenti nel settore. Le iniziative natalizie sono tante, ma una in particolare mi ha bene impressionato: la mostra d’arte intitolata La crisi/le crisi a cura del Laboratorio Museo di Arte Sperimentale – Tor Bella Monaca di Via dell’Archeologia 74. La mostra ha impegnato artisti con disabilità della comunità di Sant’Egidio insieme a quelli di numerose associazioni, cooperative, case alloggio, ecc. Attraverso dipinti e testi scritti, l’esposizione offre un contributo di riflessione sulle situazioni di crisi sia del presente che del passato, cogliendo quei segni che lasciano intravedere una luce di speranza sul futuro così come dice un testo di Albert Einstein citato nella mostra: “La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. È nella crisi che nasce l‘inventiva, le scoperte e le grandi strategie”.