Un volume che smentisce, in parte, la leggenda nera sull’Inquisizione

E “rilancerà il dibattito intellettuale sull’argomento”, afferma lo storico che lo ha curato

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 15 giugno 2004 (ZENIT.org).- Questo martedì si è svolta nella Sala Stampa della Santa Sede, la Conferenza di presentazione del Volume, a cura della Commissione Teologico-Storica del Comitato Centrale del Grande Giubileo dell’Anno 2000, che raccoglie gli Atti del Simposio Internazionale tenutosi presso la Città del Vaticano fra 29 e 31 ottobre 1998.



Il prof. Agostino Borromeo, membro del comitato scientifico del simposio e curatore del Volume ha raccontato che: “Concepire il programma di un simposio dedicato all’inquisizione globalmente considerata non fu impresa di poco conto”.

Obbiettivo del simposio era quello di “abbracciare l’intera storia dell’istituzione, dalle origini alla sua abolizione, cercando di identificare i temi di maggiore rilevanza” e “individuare i nomi dei maggiori specialisti a livello internazionale da invitare sia come relatori ufficiali, sia come esperti chiamati ad animare i dibattiti con loro eventuali interventi”.

Il prof. Borromeo ha precisato che partendo dalla creazione dell’inquisizione nel XIII secolo, la diffusione dell’eresia in particolare in Francia e Italia, le relazioni furono divise in due categorie: quelle a taglio prevalentemente geografico, e quelle a taglio prevalentemente tematico.

Per quanto riguarda i temi si è preferito affrontare: “La repressione delle eresie giudaizzanti e islamizzanti, del protestantesimo, del fenomeno della stregoneria; la lotta contro la circolazione dei libri proibiti, sia di carattere letterario, sia di carattere scientifico, e delle Bibbie in volgare; il contesto storico in cui avvenne l’abolizione dei tribunali, la storiografia sull’istituzione”.

I docenti sono stati scelti sulla base di un unico criterio: “Quello della fama, goduta dallo studioso invitato, come indiscusso specialista dello specifico argomento da affrontare”.

Al convegno parteciparono sia come relatori, sia come esperti, studiosi provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta, Inghilterra, Svizzera, Germania, Danimarca, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Canada.

Per quanto riguarda il piano strettamente culturale, il professor Borromeo ha affermato che “gli atti del Simposio sono destinati a rappresentare un’opera di riferimento per gli studi sull’inquisizione”.

Le ragioni della validità del volume sono state spiegate dal professore attraverso criteri di “rigore scientifico delle relazioni, scevre da qualsiasi cedimento alla polemica o all’apologia incresciosa caratteristica di buona parte della storiografia meno recente”.

La ricchezza dei dati forniti e delle fonti vagliare ha consentito “di rivedere alcuni luoghi comuni assai diffusi tra i non specialisti (il ricorso alla tortura e la condanna alla pena di morte non furono così frequenti come si è per molto tempo creduto)”.

“Tenuto conto dell’ampiezza del volume, - ha concluso Borromeo - vi è motivo di sperare che la sua pubblicazione rilancerà il dibattito intellettuale sull’argomento e stimolerà nuove ricerche”.