Una bimba colombiana rapita e poi rilasciata incontrerà il Papa

Intervista all'ambasciatore di Colombia presso la Santa Sede, Cesar Mauricio Velasquez

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Alla messa in Vaticano alla Madonna di Guadalupe rappresenterà le nuove generazioni.

H. Sergio Mora

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 21 novembre 2011 (ZENIT.org).- La piccola Nohora Valentina Muñoz, rapita il 29 ottobre in Colombia dai terroristi e liberata dopo 18 giorni, incontrerà a Roma il Pontefice Benedetto XVI nel corso della celebrazione Eucaristica in onore della Madonna di Guadalupe.

La messa si terrà il 12 dicembre a San Pietro, e Nohora Valentina Muñoz porterà la bandiera del suo Paese rappresentando la speranza delle nuove generazioni.

Lo ha confermato questo venerdì 18 l’ambasciatore di Colombia presso la Santa Sede, Cesar Mauricio Velasquez, promotore dell’iniziativa.

Nel corso di un intervista concessa a ZENIT poco dopo il suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino, l’ambasciatore ha manifestato il suo interessamento per aprire il processo di canonizzazione del vescovo di Arauca, Mons. Jaramillo, rapito e ucciso dalla guerriglia.

Cosa è avvenuto, come mai una bimba è stata rapita da guerriglieri?

Velasquez. Nohora è la più piccola delle due figlie di Jorge Munoz, sindaco del paese Fortul, nel dipartimento di Aurauca. E’ stata rapita il 29 settembre scorso da terroristi delle FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), mentre sua mamma Pilar Gutierrez la portava a scuola. Anche la mamma è stata rapita ma poi lasciata libera alle porte del paese.

Come è avvenuta la liberazione?

Velasquez. Dopo 18 giorni di cattività è stata liberata, dopo mediazioni e richieste, compresa quella di Benedetto XVI.

Per quale motivo è stata rapita una bambina e non un politico o a una persona di peso?

Velasquez. In Colombia da tempo non si registravano più rapimenti di bambini. Quella regione è stata sempre molto penalizzata dalla narco-guerriglia, in particolare da quella dell’Eln (Esercito di liberazione nazionale). Alcuni affermano che il rapimento di Nohora è stato per estorsione, ma la realtà sembra più complessa.

Al di là delle preghiere, cosa ha chiesto Benedetto XVI per la liberazione della bimba?

Velasquez: Nella comunicazione verbale che ho avuto dalla Segreteria di Stato, si è parlato della preghiere e delle richieste del Pontefice affinché i rapitori risparmiassero la vita della piccola. Il papa aveva chiesto la pronta liberazione di tutti i rapiti e la conversione di coloro che si trovavano nel buio camino della delinquenza e del terrore. Da parte sua la Chiesa colombiana si è messa a disposizione della famiglia per mediare la liberazione della bimba con i terroristi.

Perchè la cerca di mediare con questi fuorilegge, terroristi e narcos?

Velasquez. La Chiesa svolge un ruolo storico e prestigioso. Gode di grande popolarità anche perchè svolge un permanente lavoro pastorale con tutti i settori, anche quelli della delinquenza. Molte volte attraverso la Commissione di Conciliazione Nazionale la Chiesa è riuscita a ottenere la liberazione dei ‘secuestrados’, la fine degli attacchi terroristici, e un lieto fine per storie tristi di delinquenza. La Chiesa ha favorito anche l’avvicinamento tra Governo e guerriglia, e in un periodo anche tra elementi del Eln e Farc.

Ora la Chiesa continua la mediazione?

Velasquez. Attualmente il presidente Juan Manuel Santos ha voluto centralizzare qualsiasi opera di mediazione, e non ha autorizzato a nessuna persona o istituzione per fare negoziati. In questo modo la Chiesa ha contatti di tipo strettamente pastorale, attraverso le parrocchie. La Chiesa è stata sempre lì, nelle buone e cattive circostanze vicino alla gente che soffre.

E stato confermato che la bimba incontrerà il Papa?

Velasquez. ho avuto la possibilità di visitare la bimba a casa sua. Ho incoraggiato la famiglia per farla venire a questa grande festa del 12 dicembre. Verrà con la sua famiglia e saranno ospitati nella casa dell’ambasciatore. Vogliamo che la piccola porti la bandiera della Colombia prima della celebrazione eucaristica nella basilica di San Pietro.

Perché questa bimba?

Velasquez. La piccola è un simbolo della nuova generazione colombiana, che ha sofferto un rapimento e che malgrado ciò rappresenta un un vento di speranza e di pace per le generazioni future.

Come è la famiglia di Nora?

Velasquez. E’ una famiglia di classe media, il padre è il sindaco del piccolo paese. I genitori sono lavoratori e riflettono molto bene la popolazione del loro comune di cinque mila persone, il quale ha sofferto tanta violenza. Basti pensare che negli ultimi 21 anni su 19 parroci due sono stati uccisi. Negli anni ottanta anche il vescovo di Arauca, Mons. Jaramillo, che predicava la parola di Dio, la libertà e la ragionevolezza è stato rapito e ucciso dal Eln. Mi piacerebbe iniziare il processo di beatificazione di Mons. Jaramillo e approfondire sui due parroci uccisi.

Questi dati però, sono poco conosciuti.

Velasquez. In molti Paesi del mondo si sa poco quando un prete è ucciso per difendere la verità o la sua comunità. Invece se c’è un delitto per qualche altro motivo scoppia uno scandalo mediatico e si vuole generalizzare il problema. E opportuno ricordare al mondo che in Colombia ci sono stati sacerdoti martiri della Chiesa uccisi a causa della loro testimonianza cristiana in difesa della Patrola e in contratso con la delinquenza, la violenza, la droga.

Quanto peserà nel processo di pace il prossimo viaggio del Papa ad America Latina?

Velasquez. Ci sono grandi aspettative in America Latina -chiamato anche ‘il continente della speranza’, affinché la visita di Benedetto XVI consolidi i processi di pace e riconciliazione, e porti frutti di stabilità culturale ed economica. Una speranza particolare per i Paesi che soffrono la piaga della droga, del terrorismo così come la delinquenza nelle grandi città. Il Papa porterà alternative che serviranno per consolidare la famiglia, il rispetto della persona umana e la giustizia sociale. Questo suppone creare lavoro, specialmente per i giovani, creando opportunità che allontanino loro della delinquenza e dalle droghe.