Una campagna internazionale "pro life" per il Procuratore Generale della Colombia

Il giudice Alejandro Ordóñez è stato intimato dalla Corte Costituzionale del suo Paese a rettificare le sue posizioni contrarie alla pillola abortiva

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di Giuseppe Brienza

ROMA, giovedì, 27 settembre 2012 (ZENIT.org).- Una campagna internazionale di appoggio al Procuratore Generale della Colombia si è appena conclusa, intrapresa quando Alejandro Ordóñez, noto per le sue posizioni “pro life”, è stato intimato dalla Corte Costituzionale del suo Paese a rettificare la posizione espressa di contrarietà, etica e giuridica, alla legalizzazione dell'aborto. Ne ha dato notizia il sito colombiano cattolico www.change.org, dal quale il giornalista Miguel Farias, di Bogotá, promotore della campagna, ha raccolto in poco più di un mese più di 5.000 firme di suoi colleghi, intellettuali, operatori sociali e semplici cittadini indignati di tutto il mondo, contrari alla sentenza dalla Corte Costituzionale della Colombia “T-627”, emessa contro Ordóñez il 10 agosto scorso. Con tale provvedimento il Procuratore Generale, fra l’altro in scadenza di mandato ed in procinto quindi di essere rieletto (o meno), è stato intimato dalla Corte a ritrattare le sue posizioni di personale contrarietà alla “pillola del giorno dopo”, nonché alle posizioni pubblicamente espresse secondo le quali esisterebbe e dovrebbe essere mantenuta in tutta la Colombia, per individui ed istituzioni, il diritto all’obiezione di coscienza all’aborto.

Del resto negli anni recenti era stata proprio la Corte Costituzionale della Colombia ad aver introdotto ben tre tipologie di casi nei quali la giurisprudenza nazionale è ormai tenuta a riconoscere l’aborto come un vero e proprio “diritto” della donna. La Chiesa cattolica aveva poi duramente respinto, con una dichiarazione del segretario generale della Conferenza episcopale colombiana, monsignor Juan Vicente Córdoba, che l’aveva definita addirittura «una mostruosità giuridica», un’altra sentenza della Corte di Bogotá, dell’aprile scorso, che aveva equiparato alla “famiglia” le convivenze di coppie dello stesso sesso (cfr. Colombia: la Chiesa respinge la sentenza della Corte Costituzionale, in “Zenit”, 24 aprile 2012).

Il portavoce alla Camera dei deputati del partito conservatore colombiano, Alfredo Bocanegra, ha denunciato nella sentenza “T-627” della Suprema Corte un «complotto» contro Ordóñez, che ha avuto fino al 26 settembre per conformarsi alla ordinanza liberticida (non è noto ancora con quale esito). Un «complotto» causato in primo luogo dal cedimento di parte della magistratura colombiana alla «potente lobby  farmaceutica e, soprattutto, degli industriali della “contraccezione d'emergenza”» (cit in «Colombie: pétition pour le Procureur général menacé», in «Le blog de Jeanne Smits», http://leblogdejeannesmits.blogspot.it/,19 Septembre 2012).

La gravità morale della situazione del Paese latino-americano è stata confermata anche dalla visita ad limina dei 37 vescovi colombiani che, il 10 settembre scorso, sono stati ricevuti da Benedetto XVI nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo. Il Papa, infatti, li ha esortati a perseverare nei loro sforzi a favore della difesa della famiglia e della vita, ed a dare una forte testimonianza della propria fede cristiana. «Prestando sempre maggiore attenzione alle vittime della violenza e alla gioventù – ha dichiarato Benedetto XVI - come agli effetti devastatori di una crescente secolarizzazione, che minaccia i valori della persona, come la famiglia, il matrimonio e la vita» (cit. in Il Papa esorta i vescovi colombiani a difendere la famiglia e a lavorare per la pace, in “Zenit”, 10 settembre 2012).