"Una casa di pace nel Sud Sudan dove regnava la guerra"

La testimonianza di Abu John Wani, che parteciperà, con la moglie e i sei figli all'Incontro di Milano per parlare su «Famiglia, lavoro e mondo della disabilità»

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di Anna Pozzi

ROMA, giovedì, 19 aprile 2012 (ZENIT.org).- «Mi chiamo Abu John Wani Loro Omer, sono nato nel 1962 e appartengo alla tribù dei bari uno dei principali gruppi etnici della regione dell’Equatoria, in Sud Sudan. Sono sposato con Sabina e ho sei figli. Vivo a Gumbo, periferia di Juba. Tutti insieme parteciperemo al VII Incontro mondiale delle famiglie che si tiene a Milano».

Così Abu John presenta se stesso e la propria famiglia, non senza un filo di emozione. La sua vita e quella dei suoi figli è sempre stata strettamente legata al suo Paese e alle drammatiche vicende che ne hanno segnato la storia recente. La guerra, prima, che ha opposto e diviso Nord e Sud. E la pace, oggi, conquistata sulla carta nel 2005, ma che fatica a diventare una realtà, nonostante la proclamazione dell’indipendenza del Sud Sudan lo scorso anno.

Abu John e la sua famiglia sono stati invitati in Italia dal Movimento spiritualità familiare della “Nostra Famiglia”, ente ecclesiale che ha una lunga e importante tradizione di ricerca, cura e riabilitazione delle persone diversamente abili e che opera in 35 strutture italiane e in 3 Paesi stranieri: Ecuador, Brasile e appunto in Sud Sudan. Nella capitale Juba, Usratuna – “Nostra Famiglia”, in arabo - si prende cura di moltissimi handicappati, attraverso una struttura centrale, che ha resistito ai lunghi anni della guerra, e grazie ad operatori di base, che lavorano anche nel quartiere di Kathor, in un progetto di Community Based Rehabilitation (Cbr). Ovvero, la riabilitazione che entra direttamente nelle case, incontra i genitori, lavora con le famiglie dei bambini bisognosi di aiuto e sostegno specialistico.

È qui che Abu John e la sua famiglia hanno conosciuto Usratuna. Dal 1995, infatti, è accolito, e collabora con la parrocchia della cattedrale per la formazione dei catecumeni, l’insegnamento del catechismo e varie incombenze pastorali, a servizio dell’arcidiocesi di Juba e in stretto contatto con l’arcivescovo comboniano mons. Paolino Lukudu. «Siamo stati a trovarli a casa loro - racconta da Juba Franca Cattorini, responsabile di Ovci (Organismo di volontariato per la cooperazione internazionale), l’ong della Nostra Famiglia -; un’abitazione modesta ma dignitosa, appena al di là del Nilo, alla periferia di Juba. Abbiamo cercato di spiegare loro cosa significhi partecipare a questo Incontro mondiale delle famiglie, il contesto che troveranno, la famiglia che li accoglierà… Certo per loro sarà tutto completamente nuovo!».

Abu John e la sua famiglia non sono mai usciti dal Sudan. Dopo le scuole elementari, lui si è trasferito a Khartoum per proseguire gli studi. Qui ha trovato prima un lavoro nelle poste e poi ha cominciato a insegnare l’arabo al Comboni College. «Ho finalmente realizzato il sogno di diventare insegnante!», dice con entusiasmo. A Khartoum, conosce Sabina, una bari come qui, del Sud Sudan: si sposano e hanno sei figli, tre maschi e tre femmine. Il primo oggi ha 23 anni, il più piccolo 7.

Finalmente, nel 2009, si realizza un altro sogno, quello di tornare a casa. Con la firma degli accordi di pace, nel 2005, il Sud Sudan comincia un lento ma decisivo cammino verso la stabilizzazione del Paese e l’indipendenza che viene proclamata il 9 luglio 2011. È la data che sancisce la nascita del 54° Stato dell’Unione africana. Un Paese con grossissimi problemi economici e di leadership, dove la mancanza di infrastrutture e di lavoro è drammatica. Ma con il grande desiderio di cominciare un cammino nuovo, di pace e sviluppo. Il sogno, oggi, è quanto mai fragile. La guerra lambisce il nuovo Paese e schiaccia specialmente le popolazioni dei Monti Nuba e del Blue Nile, regioni rimaste legate al Nord, contro la volontà della gente. Ma Abu John, come centinaia di migliaia di altri sudsudanesi, emigrati o fuggiti al Nord durante la guerra, ha deciso di tornare al Sud. Per costruire qui, per lui, e soprattutto per i suoi figli, un futuro migliore.

In Italia, Abu John sarà chiamato a raccontare il suo Paese e in particolare il lavoro che Ovci svolge nell’ambito della riabilitazione di persone diversamente abili. Interverrà, infatti, il 31 maggio presso la Nostra Famiglia a Bosisio Parini sul tema: “Famiglia, lavoro e mondo della disabilità”. Con lui mons. Franco Giulio Brambilla e testimonianze di Santino Stillitano e Valentina Bonafede.

«La principale causa della disabilità nel mio Paese - dice Abu John - sono le mine antiuomo, lasciate dalla guerra, ma anche la mancanza di sistemi igienici e sanitari adeguati e una povertà generalizzata. Per questo, il numero dei disabili è molto alto. Purtroppo, gran parte della nostra gente continua a considerare la disabilità come una vergogna, tende a nascondere i familiari con handicap in un angolo della casa e spesso lascia i bambini abbandonati a loro stessi».

Per questo, il lavoro di Usratuna è importante non solo dal punto di vista sanitario, ma anche per la sensibilizzazione della gente, in quanto cerca di favorire anche un cambiamento di mentalità e di promuovere la dignità della persona. «È un’attività molto importante - sottolinea Abu John -, un grande aiuto per chi si trova a far fronte a un problema di disabilità».

Ora la famiglia di Abu John si sta preparando per venire in Italia, dove verrà accolta dal Movimento spiritualità familiare: un movimento nato più di vent’anni fa con il desiderio di approfondire la spiritualità di don Luigi Monza e di proporla come riferimento non solamente per persone consacrate, ma anche per quanti vivono la vocazione al matrimonio. Oggi, il Movimento sta procedendo nel suo cammino di riflessione sull'essere famiglia oggi, anche attraverso l'esperienza de “La Nostra Famiglia” e delle Piccole Apostole della Carità, proponendo stimoli per una vita familiare ricca e significativa, radicata nel Vangelo e aperta al mondo e agli altri. Tra questi, anche grande famiglia di Abu John.

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Per contribuire alle spese di viaggio delle famiglie provenienti dal Sud del mondo è possibile fare un’offerta al “Fondo accoglienza Famiglie dal mondo”, gestito da Fondazione Milano Famiglie 2012. I versamenti vanno effettuati sul conto corrente IBAN IT16Q0306901629100000014189. Causale: Gemellaggi for Family 2012.