Una causa di martirio, motivo del prossimo Congresso Eucaristico Italiano

“Senza la domenica non possiamo vivere”, confessarono 49 cristiani martirizzati da Diocleziano

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BARI, lunedì, 9 maggio 2005 (ZENIT.org).- Un elemento fondamentale dell’identità cristiana: questo è l’Eucaristia domenicale e questo è ciò che ha proclamato la professione di fede (“Senza la domenica non possiamo vivere”) dei 49 martiri di Abitene (303 d.C.), motto scelto per il XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, che si svolgerà a Bari dal 21 al 29 maggio e per la cui chiusura è stata confermata la presenza del Papa.



Abitene era una città della provincia romana chiamata “Africa proconsularis”, corrispondente all’attuale Tunisia. Nel 303 d.C. l’imperatore Diocleziano, dopo anni di relativa calma, vi scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani.

Ordinò che “si dovevano ricercare i sacri testi e santi Testamenti del Signore e le divine Scritture, perché fossero bruciati; si dovevano abbattere le basiliche del Signore; si doveva proibire di celebrare i sacri riti e le santissime riunioni del Signore” (Atti dei Martiri, I) – hanno spiegato gli organizzatori del Congresso Eucaristico (www.congressoeucaristico.it).

Non rispettando gli ordini dell’imperatore, ad Abitene un gruppo di 49 cristiani (tra i quali un senatore, Dativo, un presbitero, Saturnino, una vergine, Vittoria, ed un lettore, Emerito) si riuniva ogni settimana in casa di uno di loro per celebrare l’Eucaristia domenicale.

Sorpresi durante uno dei loro incontri in casa di Ottavio Felice, furono arrestati e portati a Cartagine davanti al proconsole Anulino per essere interrogati.

Al proconsole che domandava loro se possedevano in casa le Scritture, i martiri confessarono con coraggio che le custodivano “nel cuore”, rivelando di non voler separare in alcun modo la fede dalla vita.

“Ti prego, Cristo, esaudiscimi”, “ti rendo grazie, o Dio”, “ti prego, Cristo, abbi misericordia” sono le esclamazioni che uscirono dalle labbra dei martiri durante il loro tormento. La loro preghiera si accompagnò all’offerta della vita unita alla richiesta del perdono per i carnefici.

Tra le testimonianze è stata raccolta quella di Emerito, che affermò senza paura di aver ospitato i cristiani per le celebrazioni. Il proconsole gli domandò: “Perché hai accolto nella tua casa i cristiani, contravvenendo così alle disposizioni imperiali?”. “ Sine dominico non possumus” (“Senza domenica non possiamo vivere”), rispose Emerito.

“Il termine dominicum racchiude in sé un triplice significato – hanno spiegato gli organizzatori del Congresso –. Esso indica il giorno del Signore, ma rinvia anche, nel contempo, a quanto ne costituisce il contenuto: alla Sua resurrezione e alla Sua presenza nell’evento eucaristico”.

Il motivo del martirio “non va cercato nella sola osservanza di un ‘precetto’, dal momento che in quel periodo la Chiesa non aveva ancora stabilito in modo formale il precetto festivo”, ha sottolineato il Provicario dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, monsignor Vito Angiuli, nell’edizione de “L’Osservatore Romano” di domenica scorsa.

“Al fondo vi era la convinzione che l’Eucaristia domenicale è un elemento costitutivo della stessa identità cristiana e che non si dà vita cristiana senza la domenica e senza l’Eucaristia”, ha commentato.

Questo è ciò che si apprende “con chiarezza dal commento che il redattore degli ‘Atti’ fa alla domanda posta dal proconsole al martire Felice: ‘Non ti chiedo se tu sei cristiano, ma se hai partecipato all’assemblea o se hai qualche libro delle Scritture’”.

“O stolta e ridicola richiesta del giudice! – si legge nel commento degli “Atti” –. Come se un cristiano possa essere senza la Pasqua domenicale, o la Pasqua domenicale si possa celebrare senza che ci sia un cristiano! Non lo sai, Satana, che è la Pasqua domenicale a fare il cristiano e che è il cristiano a fare la Pasqua domenicale, sicché l’uno non può sussistere senza l’altra, e viceversa?”.

“Quando senti dire ‘cristiano’, sappi che vi è un’assemblea che celebra il Signore; e quando senti dire ‘assemblea’, sappi che lì c’ è il cristiano”, conclude la citazione.