Una Chiesa "ricca" è una Chiesa destinata a "invecchiare"

Papa Francesco esorta ad annunciare il Vangelo in uno spirito di "gratuità" e ad evitare il proselitismo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 588 hits

In occasione della messa di stamattina a Santa Marta, papa Francesco è tornato sul principio a lui caro di “Chiesa povera”. Tale concetto, ha spiegato il Pontefice durante l’omelia, è radicato in particolare nella “gratuità” dell’annuncio evangelico.

Nel Vangelo odierno (cfr. Mt 10,7-13), Gesù raccomanda ai discepoli: “Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture”. Ciò significa che il Regno di Dio va proclamato “con semplicità”, ha ricordato il Santo Padre.

La semplicità dell’annuncio evangelico “lascia posto al potere della Parola di Dio”, della quale gli Apostoli ebbero “fiducia”, altrimenti “forse avrebbero fatto un’altra cosa”.

Gesù, infatti, dice: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Se, al contrario, si volesse rinunciare a tale gratuità, “il Vangelo non ha efficacia”, ha sottolineato il Papa.

La predicazione, ha insistito il Pontefice, “nasce dalla gratuità, dallo stupore della salvezza che viene e quello che io ho ricevuto gratuitamente, devo darlo gratuitamente”. Del resto, ha proseguito, San Pietro non aveva certo “un conto in banca” e quando dovette pagare le tasse, “il Signore lo ha mandato in mare a pescare”.

Anche Filippo, quando incontrò il ‘ministro dell’economia’ della Regina Candace (cfr. At 8,26-40), non pensò a dar vita a “un’organizzazione per sostenere il Vangelo”, ma semplicemente lo ha annunziato con il battesimo.

Il Regno di Dio “è un dono gratuito”, ha detto ancora il Papa. Eppure questo principio, sin dalle origini del cristianesimo, è sempre stato “soggetto a tentazione”: si tende, cioè, a fare spesso “proselitismo”, quando, in realtà, la Chiesa cresce soltanto grazie “all’attrazione”, alla testimonianza e all’annuncio della “gratuità della salvezza”.

Quali sono, tuttavia, i segni di tale gratuità? Il Santo Padre ha indicato in primo luogo la “povertà”: chi testimonia il Vangelo deve dire: “non ho ricchezze, la mia ricchezza è soltanto il dono che ho ricevuto, Dio”. È questa “povertà” che “ci salva dal diventare organizzatori, imprenditori”.

Anche quando si devono portare avanti opere della Chiesa che appaiono “complesse”, ciò va fatto “con cuore di povertà, non cuore di investimento o di un imprenditore”, ha detto papa Francesco, ribadendo ancora una volta che “la Chiesa non è una ong” ma qualcosa di “più importante”, che nasce da questa gratuità “ricevuta e annunziata”.

L’altro segno di gratuità, ha proseguito Francesco, è la “capacità di lode” che il cristiano può perdere se non vive nello spirito della gratuità. Lodare il Signore, quindi, è “un’orazione gratuita”, in cui noi “non chiediamo” ma “soltanto lodiamo”.

In conclusione, ha detto il Papa, una Chiesa che diventi “ricca” o che vada a perdere la “gratuità della lode”, è una Chiesa che “invecchia” e, alla fine, muore, “non ha vita”.

La preghiera conclusiva del Pontefice è stata per il riconoscimento della gratuità, quale “dono di Dio”, e per andare “avanti nella predicazione evangelica” all’insegna di tale gratuità.

La messa di questa mattina a Santa Marta è stata concelebrata, tra gli altri, da monsignor Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, della quale alcuni sacerdoti e collaboratori, hanno assistito alla funzione.