Una Chiesa "Una e Santa", nonostante i nostri "peccati parrocchiali"....

Nell'Udienza generale, il Papa parla dei peccati contro l'unità, a partire proprio dalle piccole invidie, gelosie e antipatie che rovinano le comunità cristiane e fanno il gioco del demonio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 616 hits

È una lunga e approfondita riflessione su natura e origine della Chiesa la catechesi che Papa Francesco condivide con gli oltre 10.000 fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Udienza generale di oggi, memoria liturgica di Santa Monica, madre di Sant'Agostino.

Quella Chiesa che i cristiani proclamano come “Una e Santa” recitando il Credo. Una, perché “ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena”. Santa, perché “fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza”. Santa, anche se “composta da peccatori” che ogni giorno “fanno esperienza delle proprie fragilità e delle proprie miserie”. 

Unità e santità non sono infatti virtù umane, esse “provengono da Dio”, sottolinea il Santo Padre: “Gesù Cristo è la fonte della nostra unità e santità, e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Lui”.

Seppur infedeli, Cristo tuttavia “non ci lascia soli, non abbandona la sua Chiesa! Lui cammina con noi, Lui ci capisce. Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona, sempre che noi ci lasciamo perdonare, no? Ma Lui è sempre con noi, aiutandoci a diventare meno peccatori, più santi, più uniti”.

Lo dimostra la preghiera incessante di Gesù al Padre per l’unità dei suoi discepoli, soprattutto nell’imminenza della Passione, “quando stava per offrire tutta la sua vita per noi”, come racconta “una delle pagine più intense e commoventi del Vangelo di Giovanni”, il capitolo 17.

“Com’è bello sapere che il Signore, appena prima di morire, non si è preoccupato di sé stesso, ma ha pensato a noi!”, esclama il Papa. Come è commovente che “nel suo dialogo accorato col Padre, ha pregato proprio perché possiamo essere una cosa sola con Lui e tra di noi”. Egli -aggiunge il Pontefice - “si fa nostro intercessore presso il Padre”, affinché “l’unità possa diventare sempre di più la nota distintiva delle nostre comunità cristiane", e al contempo "la risposta più bella a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi”.

Per questo gli Atti degli Apostoli insistono nel ricordare che i primi cristiani si distinguevano per il fatto di avere “un cuore solo e un’anima sola”. E pure l’apostolo Paolo esortava le sue comunità ad essere “un solo corpo”.

L’esperienza storica, tuttavia, ci racconta anche di tanti “i peccati contro l’unità”, rammenta Francesco. Non solo i grandi scismi, ma anche piccole e comuni mancanze nelle nostre comunità. “Peccati parrocchiali”, li definisce Bergoglio. “A volte - osserva infatti - le nostre parrocchie, chiamate ad essere luoghi di condivisione e di comunione, sono tristemente segnate da invidie, gelosie, antipatie…”.

A braccio quindi aggiunge: "Le chiacchiere sono a mano di tutti. Quanto si chiacchiere nelle parrocchie! E’ buono questo o non è buono? E’ buono? E se uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui. E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei".

"Ma, questa non é la Chiesa, eh?", afferma il Santo Padre, "questo non si deve fare! Non dobbiamo fare, non dobbiamo farlo! Non vi dico che vi tagliate la lingua, no, no, tanto no… Ma, chiedere al Signore la grazia di non farlo!”. Perché -aggiunge riprendendo il testo scritto - “questo è umano, sì, ma non è cristiano!”; succede, cioè, "quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna…”. 

Ancora a braccio, il Papa racconta poi che "una volta, nell’altra diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: 'Questa donna mai ha sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso'. Ma, una donna così, può essere canonizzata domani, eh! Ma, così, è bello questo, è un bell’esempio, eh!".

Invece, la storia della Chiesa riporta continui esempi di "divisioni fra noi cristiani": "...abbiamo fatto la guerra fra noi per divisioni teologiche. Pensiamo a quella dei 30 anni. Ma, questo non è cristiano. Siamo cristiani o no?", dice il Papa. E afferma che, come nel passato, "anche adesso siamo divisi" e che, pertanto, "dobbiamo chiedere per l’unità di tutti i cristiani, andare sulla strada dell’unità che è quella che Gesù vuole e per cui ha pregato”.

Di fronte a tutto ciò, inoltre, il primo minimo passo è un esame di coscienza. Perché, sottolinea il Vescovo di Roma, “in una comunità cristiana, la divisione è uno dei peccati più gravi”, che la rende segno “non dell’opera di Dio, ma di quella del diavolo”, per definizione “colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi…”.

Dio, invece, rimarca Francesco, “vuole che cresciamo nella capacità di accoglierci, di perdonarci e di volerci bene, per assomigliare sempre di più a Lui che è comunione e amore”.Allora, esorta il Pontefice, con sincerità “chiediamo perdono per tutte le volte in cui siamo stati occasione di divisione o di incomprensione all’interno delle nostre comunità, ben sapendo che non si giunge alla comunione se non attraverso una continua conversione”.

Ma "che è la conversione?", domanda il Santo Padre, semplicemente rivolgersi al Signore, e dire: "Dammi la grazia di non sparlare, di non criticare, di non chiacchierare, di volere a tutti bene". Questa "è una grazia che il Signore ci dà". In questa preghiera, poi - conclude il Papa - aggiungiamo anche la richiesta "che il tessuto quotidiano delle nostre relazioni possa diventare un riflesso sempre più bello e gioioso del rapporto tra Gesù e il Padre”.

Al momento dei saluti, rivolgendosi ai pellegrini di lingua spagnola, Francesco ha ricordato la cerimonia di benedizione della statua della "Virgen de la Carida de El Cobre", patrona di Cuba, che si svolgerà domani nei Giardini Vaticani. Ha quindi salutato i vescovi di Cuba, venuti a Roma per l'evento, e benedetto tutti i fedeli dell'isola. In italiano, ha salutato invece le Suore di Sant’Anna, che celebrano il Capitolo Generale; il “Comitato Nobile Quartiere Monte” di Piazza Armerina; i ciclisti “pellegrini della pace” della Toscana, e le Associazioni e i gruppi parrocchiali, in particolare quelli di Campocavallo. A tutti ha augurato che "la visita alle Tombe degli Apostoli accresca in tutti il senso di appartenenza alla Chiesa".

Parlando infine ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli, il Pontefice ha rammentato la memoria di Santa Monica, che la Chiesa celebra oggi. "Il suo amore per il Signore - ha detto - indichi a voi, cari giovani, la centralità di Dio nella vostra vita; incoraggi voi, cari ammalati, ad affrontare con fede i momenti di sofferenza e stimoli voi, cari sposi novelli, a educare cristianamente i figli che il Signore vorrà donarvi”.