Una Chiesa “zingara fra gli Zingari”

Conclusioni dei direttori nazionali della pastorale degli zingari

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ROMA, venerdì, 19 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Affinché gli zingari possano partecipare pienamente alla vita ecclesiale, la Chiesa deve arrivare ad essere “zingara” tra loro, seguendo la via dell’autentica cattolicità, ha concluso l’incontro che ha riunito a Roma i responsabili di questa pastorale di una ventina di Paesi.

Germania, Austria, Belgio, Croazia, Slovacchia, Spagna, Ungheria, Francia, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania, Serbia, Svizzera, Ucraina, Stati Uniti e, per la prima volta, Cile, Bangladesh, Filippine, India e Indonesia sono stati i Paesi rappresentati da 27 delegati all’incontro di studio (dell’11 e 12 dicembre scorsi) dei direttori nazionali di pastorale degli zingari.

Organizzata dal Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti, la convocazione ha approfondito il documento “Orientamenti per una Pastorale degli Zingari” per promuovere una sua adeguata applicazione.

Pubblicato dal suddetto dicastero l’8 dicembre 2005 – con il beneplacito di Giovanni Paolo II –, il testo è stato il primo della Chiesa nella sua dimensione universale dedicato a questo popolo.

Testimonia “gli sforzi compiuti dalla Chiesa cattolica nella cura pastorale degli Zingari”, riconosce la loro spiritualità e vuole “offrire ai nomadi l’insegnamento del Vangelo nella sua totalità”.

“Si tratta di un Documento che descrive la pastorale degli Zingari non come mera beneficenza, ma quale esigenza della cattolicità della Chiesa”, sottolinea la relazione finale dell’incontro recente.

Pastorale specifica

Portare la Buona Novella agli zingari e aiutarli a riconoscere in Gesù Cristo il Salvatore che redime lo spirito e guarisce il corpo rappresenta il nucleo dell’assistenza pastorale che si dà loro, ha spiegato il presidente del dicastero, il Cardinale Renato Martino, nell’Eucaristia inaugurale.

Aprendo i lavori, il porporato ha avvertito dell’importanza di riconoscere i valori della cultura zingara e di preservare e rispettare la sua identità, così come ha esortato a promuovere iniziative di promozione e difesa dei suoi diritti.

Per la Chiesa, ha affermato, è essenziale rispondere alle aspettative degli zingari nella loro ricerca di Dio, orientando i loro passi secondo gli insegnamenti di Cristo.

Il porporato ha definito indispensabile anche riconoscere l’itinerario doloroso di questo popolo nel corso della storia, caratterizzato da atti condannabili e deplorevoli, spesso perpetrati anche nel tempo presente, contro la sua dignità umana.

L’incontro – secondo quanto si apprende dalle conclusioni – ha citato nuovi fenomeni che interpellano la Chiesa, come le “nuove migrazioni zingare” – che “inquietano gli Stati e fanno paura alle popolazioni”, suscitando xenofobia –, “incontri di popolazioni e di gruppi che prima si ignoravano” o la realtà per cui “gli zingari si sforzano di uscire dall’assistenzialismo e di affermarsi in quanto tali”.

Analizzando questa realtà alla luce dei suddetti “Orientamenti”, la riunione conclude che “la Chiesa non deve soltanto accogliere”, ma deve “assumere il rischio di andare verso l’altro, soprattutto verso chi è diverso, chi viene respinto, chi non è gradito”.

“Deve ritrovare la sua validità e priorità” “il processo d’inculturazione” “nell'opera di evangelizzazione degli zingari”, inculturazione “intesa come l'incarnazione del Vangelo nelle culture e insieme la loro introduzione nella vita della Chiesa”, aggiunge.

“Essenziale, al riguardo, risulta l’affermazione che, sulla scia della vera cattolicità, la Chiesa deve diventare, in un certo senso, essa stessa zingara fra gli Zingari, affinché questi possano partecipare pienamente alla vita ecclesiale”, sottolineano i partecipanti.

Visto che la “promozione umana” e l’“evangelizzazione” “sono due aspetti complementari inscindibili” per la diffusione del Regno di Dio, concludono che “nell’attività pastorale a favore degli Zingari, dunque, aiuto umanitario e verità del Vangelo” devono camminare insieme, “ed è necessario che gli elementi di giustizia, fratellanza e uguaglianza gli siano propri”.

I responsabili di questa pastorale definiscono “estremamente importante”, nella trasmissione del Vangelo, “considerare i valori e la ricchezza della cultura zingara, conoscerne la lingua, apprezzarne tradizioni e usanze”, perché “la condivisione della vita zingara apporta un arricchimento reciproco”.

Lanciano ad ogni modo un avvertimento: “un rispetto esagerato della tradizione zingara può dare adito all’isolamento o al rifiuto”. Per questo il primo passo del dialogo deve consistere nell’“accettare di essere diversi”.

“Solo l’integrazione, intesa come inserimento armonioso nella piena accettazione della diversità, conduce verso l’auspicata unità”, hanno ricordato.

Giacché “gli zingari interpellano tutta la Chiesa”, si sottolinea “la necessità di un’articolazione tra pastorale specifica e territoriale, parrocchiale”.

“Incombe sullo stesso Vescovo la responsabilità di incoraggiare gli Zingari a conservare la propria identità e unità. Essi devono sentirsi bene accolti nella Chiesa locale e nella comunità alla quale appartengono, nei loro spostamenti”, conclude il testo.

Dimensione e portata

36 milioni di persone sparse in tutto il mondo, soprattutto in India (18 milioni): sono questi i numeri stimati relativi alla popolazione zingara.

Conosciuti con vari nomi – rom, sinti, manouches, kalé, yeniches, ecc. –, gli zingari rappresentano un gruppo etnico specifico che probabilmente ha avuto origine nella zona nord-occidentale dell’India.

Solo in Europa, sono tra i 9 e i 12 milioni, concentrati soprattutto nella zona orientale.

La Santa Sede presta un’attenzione pastorale speciale agli zingari dal 1965 – dopo il primo e storico pellegrinaggio internazionale degli zingari a Roma – con la creazione del Segretariato Nazionale di Apostolato Zingaro.

Nel 1998 Papa Karol Wojtyla creò il Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti, affidandogli subito, attraverso la costituzione apostolica “Pastor Bonus”, il compito di impegnarsi “perché nelle Chiese locali sia offerta un'efficace ed appropriata assistenza spirituale, se necessario anche mediante opportune strutture pastorali, sia ai profughi ed agli esuli, sia ai migranti, ai nomadi e alla gente del circo”.

Due avvenimenti hanno portato, nel secolo scorso, un cambiamento fondamentale nella visione del mondo degli zingari: il primo è stata la beatificazione di Zefirino Jiménez Malla, umile zingaro spagnolo, martire della Guerra Civile del 1936; il secondo la richiesta di perdono a Dio per i peccati commessi dai figli della Chiesa, anche contro gli zingari, pronunciata da Papa Giovanni Paolo II il 12 marzo 2000, durante le celebrazioni liturgiche del Grande Giubileo.