Una coppia sposata a capo di un Dicastero? Perché no?

In un'intervista a "La Croix", il cardinale Maradiaga, coordinatore del C8, conferma l'eventualità di una Congregazione per i laici e di un "ministero" che accorpi gli enti finanziari della Santa Sede

Roma, (Zenit.org) Redazione | 380 hits

Una coppia sposata alla guida di un Dicastero della Curia? “Perché no? Sarebbe un segno magnifico”. A dirlo è il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa, coordinatore del C8, in una intervista alla testata francese La Croix.

Come sempre, il porporato honduregno si fa ‘portavoce’ delle prospettive emerse nelle riunioni – in corso, in Vaticano - del Consiglio degli otto cardinali, istituito dal Papa per consigliarlo sulla riforma della Curia.

Nell’ampia intervista firmata da Sébastien Maillard, Maradiaga descrive quello che potrebbe essere il panorama futuro del governo centrale della Chiesa. A cominciare da una ipotetica Congregazione per i laici, proposta a lui molto cara, perché evidentemente “necessaria”  per la Chiesa di oggi. “Noi abbiamo una Congregazione per i vescovi, una per la vita religiosa, una per il Clero e solamente un Pontificio Consiglio per i laici, che tuttavia formano la maggioranza della Chiesa”, afferma l’arcivescovo. E aggiunge: “Non possiamo continuare così. Dopo il Concilio Vaticano II, i laici non avevano a disposizione che un segretariato. Un Pontificio Consiglio resta attualmente limitato, perché non dispone di potere legale”.

Una Congregazione, prosegue il cardinale, “sarebbe una cosa molto bella nella Chiesa. Posso dirvi che lo Spirito spinge in questa direzione. Ogni giorno sempre di più uomini e donne laici prendono le loro corresponsabilità di dirigenti nella Chiesa. È scritto nella storia in molto posti. In Corea sono i laici che hanno iniziato l'evangelizzazione. Per questo il Papa vi si recherà l'estate prossima per incoraggiare i laici”.

Interrogato sul destino dello Ior e sulla eventualità - avanzata da lungo tempo dalla stampa mondiale - di una sua soppressione, Maradiaga risponde che “tutto dipende da quello che esce dai rapporti”. Tuttavia, sottolinea, “è meglio curare un malato che resuscitare un morto. E tagliarsi un braccio, io credo, sarà il tipo di chirurgia che noi eviteremo”.

Il porporato conferma poi l’altra ipotesi di creare un “ministero delle finanze” che accorpi i tre diversi dicasteri attualmente incaricati di occuparsi dell’economia della Santa Sede: l'Apsa, l’amministrazione del patrimonio della Sede apostolica; la Prefettura per gli affari economici, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e lo Ior. “Sì, si potrebbe chiamare un segretariato delle finanze. È un'idea molto ragionevole e, credo, necessaria per una migliore organizzazione al fine di meglio servire allo scopo”. Un’altra idea al vaglio è quella di nominare “una sola persona responsabile di tutto”, probabilmente un cardinale piuttosto che un laico, vista “l'attuale organizzazione del Vaticano”. Non è escluso, però, che sia eletto un “consiglio permanente” che comprenda dei laici per collaborare con il porporato.

Riguardo al metodo di lavoro della Commissione degli otto saggi da lui coordinata, il cardinale Maradiaga spiega che la linea adottata è la stessa tracciata dal Santo Padre fin dall'inizio: “Il discernimento, che è ascoltare, dialogare, pregare e agire, nel senso di elaborare delle proposte”. Il Papa “ha voluto che iniziassimo dal Sinodo dei vescovi”, per poi proseguire con la raccolta di tutte le osservazioni dei cardinali riguardanti la Segreteria di Stato. “Abbiamo ricordato che in origine il segretario di Stato si definiva come segretario del Papa. Non è come un primo ministro, né un vice-re”, precisa l’arcivescovo.

Al centro dei lavori anche la decentralizzazione auspicata da Papa Francesco. Il Pontefice - dice Maradiaga - “non vuole che tutto risalga ai Dicasteri di Roma per essere risolto e afferma che lo Spirito Santo soffia anche nelle conferenze episcopali e nelle diocesi locali. La sussidiarietà è uno dei principi della dottrina sociale della Chiesa, e la decentralizzazione un mezzo per metterla in opera”.

Un primo passo, in tal senso è stata la consultazione di tutte le diocesi per il questionario sulla famiglia in preparazione al Sinodo di ottobre. “Dovrebbe essere sempre così nella Chiesa”, rimarca l’Alto Prelato, “il questionario non era qualcosa di straordinario. Dovrebbe essere la metodologia ordinaria. E lo sarà”.  È positivo anche il fatto che siano emersi approcci opposti sulla famiglia, perché “la Chiesa è una madre che segue tutti i suoi figli, non solo quelli ‘molto buoni’. Una madre incoraggia ognuno nel modo migliore, rispettando la libertà di ciascuno. Ecco perché abbiamo una pastorale della famiglia e non solo delle leggi”.

L’arcivescovo di Tegucicalpa annuncia infine che le prossime riunioni del C8 si terranno a fine aprile, dopo le canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. “Avremo per l'occasione tutto il materiale per stabilire una nuova costituzione apostolica”, che avrà un nome diverso e che riformerà la Pastor bonus, la costituzione che regge attualmente la Curia. Tutto, però – conclude il porporato - “dipende dal tema sul quale il Santo Padre vorrà consultarci. Spetta a lui valutare se ci sarà ancora bisogno di riunirci. Il numero dei cardinali del Consiglio potrebbe anche essere allargato, secondo la sua volontà. La Curia è solo uno dei compiti delle riforme”.

[A cura di Salvatore Cernuzio]