Una croce costruita con schegge di granata

Intervista al cardinale Vinko Pulljic, arcivescovo di Sarajevo

Rimini, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 553 hits

Tra i relatori alla 36° Convocazione nazionale del rinnovamento dello Spirito che si sta svolgendo a Rimini, c’è anche il cardinale Vinko Puljić, arcivescovo di Sarajevo. Dodicesimo di tredici figli, rimase orfano di madre a tre anni. Dopo un anno dalla sua nomina ad arcivescovo avvenuta il 19 novembre 1990, in Bosnia iniziarono i combattimenti. Durante l'assedio di Sarajevo si distinse per gli accorati appelli di pace alla comunità internazionale e la difesa dei diritti inalienabili della persona. Rischiò la vita, fu imprigionato per 12 ore dai militari serbi. Come segno di vicinanza alle popolazioni colpite dal conflitto armato, fu creato cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 26 novembre 1994, a 49 anni. È il primo cardinale bosniaco della storia, tra gli incarichi che ricopre, vi è quello di membro della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje. ZENIT lo ha intervistato.

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Eminenza, come ha conosciuto il Rinnovamento nello Spirito?

Card. Puljić: Non conoscevo il Rns. Non ci sono gruppi del RnS in Bosnia-Erzegovina. Nell’ambito del Sinodo della Nuova evangelizzazione, Salvatore Martinez era con me nello stesso circolo minore. Mi ha parlato del RnS e mi ha invitato a Rimini. ‘Va bene’, ho risposto, 'vi voglio conoscere'. Nel mio paese ci sono poche espressioni dei movimenti, perchè durante il comunismo era proibito, dopo la guerra la situazione era difficile, adesso vogliamo favorire il fiorire di questi gruppi.

Quali sono state le reazioni nel suo Paese all’elezione di papa Francesco? Quali i commenti dei musulmani?

Card. Puljić: Sono rimasto stupito e ammirato delle reazioni all’elezione dl Papa Francesco. In Bosnia-Erzegovina tutti i mezzi di comunicazione di massa, soprattutto le Tv, hanno guardato con attenzione al conclave e alla proclamazione del Pontefice. Un grande entusiasmo anche tra i giornalisti musulmani che hanno esclamato “che grande uomo”, la gente pensa che “tante energie positive vengono da questa elezione”. Il Santo padre il Giovedì santo ha lavato i piedi anche ad un  ragazzo ed una ragazza musulmani. Questo è stato un segno d’amore, voleva dare un segno forte di amore, lo stesso che Gesù ha dato agli apostoli.

Cosa dovrebbe fare l’Europa per aiutare la pace e lo sviluppo della Bosnia-Erzegovina?

Card. Puljić: Quando manca l’uguaglianza dei diritti è molto difficile stabilire una pace duratura. Io vivo a Sarajevo, ho chiesto l’autorizzazione per costruire una chiesa. Dopo 14 anni non ho ancora ricevuto il permesso.  Quando ci sono problemi con le altre religioni la comunità internazionale interviene, ma quando si tratta dei cattolici, non c’è la stessa solerzia. Penso che l’Europa dovrebbe ascoltare i nostri problemi e aiutarci a creare una condizione di normalità. Dove c’è la parità dei diritti c’è la pace. Vedo una certa lentezza dell’Europa. L’Unione europea dovrebbe aiutarci nel cercare di favorire lo sviluppo. Nel mio paese il 46% è senza lavoro. E’ un gravissimo problema, soprattutto per i giovani, che emigrano, e un paese senza giovani non ha futuro. E’ molto importante fornire aiuti per lo sviluppo, favorendo le attività lavorative. E’ importante anche riparare i danni di guerra. E’ facile ricostruire le case distrutte dalla guerra, più difficile è sanare le ferite nel cuore delle persone.

E’ vero che lei indossa la croce costruita con le schegge di una granata?

Card. Puljić: Si. Non è quella che indosso adesso, ma l'ho ricevuta nel 1994, come memoria dei miei sacerdoti, una croce con cinque schegge di granata, e sono come le cinque ferite, i cinque dolori di Gesù sulla croce.

Alla domanda su cosa succederà con Medjugorjie, il cardinale Puliic che è membro della commissione internazionale che sta esaminando il caso ha detto di non poter dire nulla, ed ha assicurato che lui prega Maria.