Una cultura di riscoperta dell'altro

Educazione e solidarietà possono guarire ogni ferita e creare un mondo nuovo per i giovani

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 401 hits

Il mondo di internet è lo specchio della realtà in cui viviamo. Riproduce esattamente gli stessi meccanismi della vita quotidiana, nel bene e nel male.

Nessun genitore lascerebbe il proprio bambino passeggiare solo, la notte, in un parco. Tanti genitori, però, lasciano i propri figli soli, per ore, davanti allo schermo del computer, senza rendersi conto dei possibili pericoli della rete.

Uno dei fenomeni giovanili più preoccupanti degli ultimi anni è sicuramente l’aumento del bullismo, che sta trovando terreno fertile anche su internet. Con questo termine si intende una serie di azioni, ripetute, che hanno lo scopo di creare un dominio psicologico dei più forti nei confronti dei più deboli. A lungo andare, può trasformarsi in una vera e propria persecuzione e causare danni gravissimi.

Ormai si possono incontrare episodi di bullismo in tutti gli ambienti in cui sono presenti gruppi di giovani: a scuola, in discoteca, nel cortile, sulla spiaggia, in palestra o nei luoghi in cui si pratica sport. Ne sono protagonisti ragazzi sempre più giovani, che si divertono ad esercitare una specie di oscuro potere nei confronti degli altri, attraverso differenti forme di violenza fisica o verbale.

Il mondo di internet, che è lo specchio della realtà, diventa una possibile opportunità per un bullismo virtuale che non è meno pericoloso di quello della vita di tutti i giorni. Un cattivo uso dei social network, dei blog, delle chat e della posta elettronica può arrivare a generare dolore e sofferenza tra le persone più deboli e indifese.

Insulti, parolacce, cattiverie, giudizi sulla vita degli altri... Sul web, ormai, se ne vedono di tutti i colori. Ciò che preoccupa, soprattutto, è la forte componente di cinismo, di indifferenza e di disprezzo che i bulli manifestano quando cercano di dominare la propria vittima. Non sembrano più in grado di provare sentimenti umani, di fronte alla ben visibile sofferenza delle persone perseguitate. Si comportano come belve, senza alcuna pietà. Più vanno avanti e più cresce in loro il desiderio di colpire, di schiacciare, di distruggere gli altri.

Il risultato finale di questo insieme di piccole o grandi violenze è l’annullamento progressivo della personalità. A furia di essere perseguitata, la persona che subisce il potere del bullo comincia a smarrire la propria autostima. Ha perfino paura di chiedere aiuto, perché pensa che nessuno possa davvero darle una mano. Preferisce chiudersi in un guscio di silenzio, nel terrore di subire le eventuali vendette del suo “carnefice”.

Molti episodi di prepotenza si consumano in un’asfissiante atmosfera di omertà e di paura. A questi si associano alcuni fenomeni paralleli, che aggravano la già difficile situazione. Ad esempio, la tendenza a diffondere sul web storie calunniose sulla vittima prescelta o la volontà di isolarla a poco a poco dalle conversazioni. In questo caso, il peso della persecuzione diventa ancora più grande ed insopportabile.

Che cosa si nasconde dietro il fenomeno dell’aumento del bullismo, anche sul web? Perché così tanti ragazzi si comportano come belve insensibili? Per rispondere a questa domanda è necessario scavare più a fondo e non fermarsi a giudizi superficiali.

La sempre maggiore diffusione del bullismo ha certamente le sue radici in una tendenza al relativismo morale che, negli ultimi anni, sta influenzando negativamente l’educazione dei giovani. Viviamo, sempre di più, in un’epoca in cui il bene si confonde con il male. I giornali hanno riferito, spesso, di episodi di violenza così spietati da lasciare senza fiato. A volte, certi fatti vengono consumati in una dimensione di vero e proprio “branco”, in cui gruppi di ragazzi agiscono senza rendersi conto della propria brutalità.

C’è un comune denominatore che sembra accomunare i giovani che hanno compiuto feroci atti di bullismo o di vandalismo: una specie di non-consapevolezza di ciò che è stato fatto. Quasi uno stato di incoscienza, di stupore, di indifferenza: il non rendersi conto che si stava nuocendo a qualcuno.

La triste verità è che la violenza, per alcuni ragazzi, sembra essere diventata un banalissimo gioco. Una specie di “sport estremo”, di divertimento alternativo da praticare senza preoccuparsi troppo.

In questo tipo di atteggiamento ha un ruolo fondamentale l’influenza di certi spettacoli con contenuto brutale e sanguinario che raggiungono facilmente i giovani. Oggi basta accendere la televisione per essere travolti da un’ondata di violenza incessante, presente in numerosi film, telefilm e perfino nei cartoni animati.

La non-cultura del relativismo morale, alimentata da certi spettacoli, spinge inevitabilmente a credere che la vita sia una giungla in cui trionfano i più forti. Di conseguenza, i bulli furbetti penseranno sempre di più di restare impuniti e di avere vita facile. 

Se i ragazzi continueranno a bere violenza, come se fosse un bicchiere d’acqua, produrranno inevitabilmente prepotenza anche nella loro vita sociale e sul web. E’ necessario fare una passo indietro e ripartire da un’autentica educazione dei giovani, basata sul rispetto dell’altro e sulla cultura di una serena convivenza con il prossimo.