Una Europa senza radici cristiane è destinata al suicidio spirituale; afferma il Santo Padre

Messaggio al Congresso ecumenico tenutosi in Polonia sull’ “Europa dello spirito”

| 462 hits

CITTA’ DEL VATICANO, 14 marzo 2004 (ZENIT.org).- Dal 12 al 14 marzo si è svolto in Polonia il V Congresso di Gniezno, un congresso di movimenti e associazioni cristiane, organizzato dal Forum di Sant’Adalberto sul tema: “L’Europa dello spirito. I cristiani nel processo di integrazione europea”.



Durante la sessione inaugurale l’arcivescovo Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha letto all’assemblea il messaggio inviato da Giovanni Paolo II per l’occasione.

Di seguito riportiamo per intero il testo del messaggio del Santo Padre:


* * *



Gentile Arcivescovo,

È divenuta tradizione che la città di Gniezno ospiti di tanto in tanto un incontro dei rappresentanti laici di diverse organizzazioni e movimenti cattolici e di altre Chiese e comunità cristiane, per discutere dell’Europa attuale, del suo futuro e del ruolo dei cristiani nel plasmarne la natura spirituale. Quest’anno si tiene la quinta Conferenza, significativamente denominata “Il Congresso di Gniezno”. Il nome richiama gli eventi risalenti a più di mille anni fa, iscritti per sempre nella storia della nazione polacca e dell’intero continente. Si tratta di quegli eventi relativi al martirio e alla morte di Sant’Adalberto, il quale, nel portare da Roma il messaggio del Vangelo, ha diffuso nelle nostre terre non solo la Cristianità, ma anche la cultura latina.

È da questa fede e dalla cultura che ne deriva, che sono emersi i legami che hanno unito il ducato, e successivamente il regno dei Piast, alle altre popolazioni d’Europa. Si potrebbe dire che il Congresso di Gniezno – l’incontro dell’Imperatore Otto con il Duca di Boleslaw, presso le reliquie di Sant’Adalberto – sia stato il primo segno di quella unità spirituale delle nazioni. Siamo quindi giustificati nel considerare Sant’Adalberto come il Patrono dell’unità europea, la quale si trova ancora nel processo – a volte doloroso – di consolidamento sulla base di quelle stesse tradizioni religiose e culturali. È quindi una condizione propizia quella che vede oggi, radunati presso le sue reliquie, ospiti provenienti da numerosi Paesi dell’Europa, e in particolare dell’Europa centrale ed orientale, che continuano a considerare preziosa quell’unità e che desiderano partecipare attivamente alla sua istituzione. Vorrei assicurarvi la mia presenza seppure in spirito.

“L’Europa dello Spirito” è il motto del vostro incontro, delle vostre testimonianze e delle vostre preghiere. Mi tornano alla mente le parole che ho pronunciato a Gniezno nel 1997: "Non ci sarà l'unità dell'Europa fino a quando essa non si fonderà nell'unità dello spirito. Questo fondamento profondissimo dell'unità fu portato all'Europa e fu consolidato lungo i secoli dal cristianesimo con il suo Vangelo, con la sua comprensione dell'uomo e con il suo contributo allo sviluppo della storia dei popoli e delle nazioni", Continuo a ripetere questa verità, poiché essa richiede di essere proclamata a voce alta, specialmente oggi, ove nel mezzo dell’espansione dell’Unione europea emerge la tentazione di porre una separazione tra il presente e la storia, tra la cultura e la tradizione, e tra la politica e l’economia da un lato e i valori spirituali che sono alla base dell’identità europea dall’altro. Mi rallegro che laici di diverse confessioni cristiane prendano su di sé l’appello del Papa e lo portino non solo nelle proprie comunità, ma rispondano ad esso con il proprio impegno nel processo di costruzione dell’unità europea del cuore e dello spirito.

Il programma del Congresso comprende dibattiti, testimonianze, e l’illustrazione dei frutti del lavoro collettivo svolto nei diversi ambiti dell’arte e della preghiera ecumenica. L’unione tra lo sforzo intellettuale, l’esperienza estetica e l’esperienza religiosa è particolarmente significativa, poiché quando parliamo dell’ “Europa dello Spirito” non possiamo separare queste tre dimensioni. E' stato necessario il lavoro di secoli e di intere generazioni per far emergere quell’equilibrio di valori che è stato fondato nella verità, nella bellezza e nella bontà, e il cui modello è l’ineffabile verità, l’inesprimibile bellezza e la sconfinata bontà di Dio.

I padri della cultura europea, sia ecclesiastici che laici, hanno ammesso senza esitazione il loro debito nei confronti della cultura e della filosofia greca e latina. Essi hanno detto chiaramente di aver scoperto i segreti della saggezza leggendo Socrate, Platone e Aristotele. Ciò nonostante essi erano consapevoli del fatto che l’insegnamento e la salvezza di Gesù Cristo superava questa saggezza. La tradizione giudaico-cristiana della verità incarnata, della bellezza e in particolare della bontà, che in Cristo è stata espressa attraverso la Croce, ha dato vita ad un nuovo stadio di sviluppo dell’identità europea, che oggi non può essere abbandonata rischiando di tagliare le radici cresciute nella profondità del vitale terreno della fede. Tale amputazione significherebbe un’autoannientamento spirituale.

Prego Dio che la vostra Conferenza, nel corso della quale si discuterà delle fondamenta dell’unità delle nazioni europee, diventi testimonianza per tutte le persone di buona volontà che non sono indifferenti al futuro del nostro Continente. Che la vostra partecipazione e il vostro lavoro creativo possano dimostrare con chiarezza a tutti che i valori spirituali del Vangelo non sono solo propri del passato dell’Europa – il passato che ha ispirato la sua cultura e ha rappresentato la sua comune identità –, ma che sono propri anche del suo presente e del suo futuro, che sono la fonte di speranza per un futuro migliore, vissuto nell’amore fraterno. Se questa speranza diventerà un giorno realtà, l’Europa sarà in grado di offrire al mondo, nella sua lotta per accrescere la collaborazione globale, il dono più prezioso: la verità e la saggezza del Vangelo che, se accolto, assicurerà un processo d’integrazione tra le nazioni, nella giustizia e nell’amore fraterno.

Rivolgo a tutti gli organizzatori e partecipanti del Congresso i miei saluti, assicurandovi un ricordo speciale nelle mie preghiere. Estendo i miei più vivi saluti anche alla città storica di Gniezno e all’Arcidiocesi di Gniezno. Prego Dio che volga il suo sguardo verso i vostri sforzi e vi conceda la grazia necessaria perché possiate vedere realizzati i vostri desideri per il bene di tutti i cittadini della nostra amata Europa. Che Dio vi benedica!

Vaticano, 11 marzo 2004.

[Traduzione dall’originale in inglese ad opera di Zenit]