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Alcune testimonianze sul Cammino Neocatecumenale dopo l'Udienza del 20 gennaio

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, martedì, 24 gennaio 2012 (ZENIT. org) – Un entusiasmo vivo anima ancora i membri del Cammino Neocatecumenale: dopo l’incontro con Benedetto XVI di venerdì scorso e la consegna del decreto di approvazione delle celebrazioni liturgiche del direttorio catechetico, tante altre soddisfazioni vengono regalate al movimento.

Un esempio è l’Eucarestia presieduta, sabato mattina, dal cardinale Antonio Cañizares, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e Disciplina dei Sacramenti, nel Centro internazionale del Cammino Servo di Jahvè a Porto San Giorgio, che ha terminato il grande incontro di circa 1200 catechisti e itineranti, famiglie in missione e rettori di seminari.

“Il Signore - ha affermato il porporato, secondo quanto riferito dalla Radio Vaticana - ha fatto un dono al Cammino neocatecumenale: che Dio è vivo e presente e ci fa partecipare al suo amore”. Questo itinerario di fede “è un dono per la Chiesa perché dà la gioia e la grazia di annunciare Gesù Cristo e il mondo ha bisogno della vostra testimonianza" ha concluso.

Dello stesso pensiero, mons. Jean–Charles Cattenoz, arcivescovo di Avignone, che ha dichiarato a ZENIT di essere molto felice di aver visto, venerdì, l’invio in missione di così tante persone, “perché famiglie, bambini, preti che vanno in regioni pagane e atee per riannunciare il Vangelo sono l’avvenire della Chiesa”.

Mons. Cattenoz ha inoltre raccontato un curioso aneddoto: “In una scuola pubblica la maestra parlava di Babbo Natale e un bambino, figlio di una di queste famiglie missionarie, alza la mano e dice ‘Maestra non arriva Babbo Natale, ma è Gesù che sta per nascere.’ La maestra all’uscita di scuola, rimprovera la mamma di non aver educato il bambino a tacere”.

“La mamma, la sera – racconta ancora l’arcivescovo – dice al bambino che la maestra non è cristiana e bisogna pregare per lei. Il giorno dopo, nel cortile della scuola, il bambino raduna i suoi compagni e riferisce che la maestra non è molto cristiana e che bisogna pregare per lei; tira fuori quindi il suo rosario e prega lì davanti insieme ai suoi compagni”.

“Racconto questo per dimostrare la potenza missionaria insegnata ai bambini –dichiara mons. Cattenoz - bisogna rallegrarsi che queste famiglie diano dei risultati così grandi”.

Prosegue il discorso mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo emerito di Perugia che, intervistato dalla nostra agenzia, dichiara: “La Nuova Evangelizzazione necessita di percorsi seri, non può essere fatta semplicemente con degli annunci sporadici, ma ha bisogno assolutamente di formazione, altrimenti si ripetono prediche che lasciano il tempo che trovano”.

Riguardo all’invio ad gentes il vescovo aggiunge: “Ho visto le persone uscire dall’Udienza con entusiasmo, serenità, pace; significa che hanno trovato una risposta, un’accoglienza mondiale affettuosa; ed è anche conferma di tutto il Cammino fatto, di tutte quelle varietà che potevano sembrare innovazioni eccessive o soggettive, ma che invece la Chiesa ha riconosciuto come legittime e funzionali a questo percorso di fede”.

Segue mons. Josè Louis del Palacio, vescovo di "El Callao", in Perù, che osserva come il Cammino Neocatecumenale sia “un aiuto, uno strumento in più della Chiesa per poter andare avanti nella Nuova Evangelizzazione e servire l’uomo di oggi”.

“Ho vissuto l’incontro con allegria – soggiunge – perché ho visto come il Santo Padre ha riconosciuto la ricchezza di questo ‘cammino’ che fa crescere nella fede tanta gente, triste proprio perché l’aveva persa”.

Il Cammino Neocatecumenale, quindi, come strumento per richiamare alla fede tutti coloro si siano allontanati dalla Chiesa. È d’accordo anche mons. Kiernikowski, vescovo di Siedlce, in Polonia, che evidenzia come attraverso l’approvazione del direttorio liturgico “tutto il Cammino riceverà lo strumento e la forza della liturgia come forza creatrice per la crescita nella fede” e questo – insieme all’invio delle famiglie in tutto il mondo – “è molto importante, perché una risorsa per la Chiesa che va fino in fondo nella realtà cristiana ed umana”.

Tante dichiarazioni entusiaste, quindi, da parte della gerarchia ecclesiastica, ma anche da parte di due famiglie pronte a partire, che incontrate da noi di ZENIT, ci hanno raccontato la loro esperienza.

La prima è una famiglia spagnola, proveniente dalla provincia di Murcia, con tre figli di 4 anni, 2 anni e 9 mesi, alzatisi come missio ad gentes perché spinti “dall’amore che Dio ha avuto per la nostra vita” come affermato dal padre. “Dio è stato molto grande con noi, ci ha amato sempre nelle nostre debolezze e dobbiamo far conoscere ciò al mondo” dice ancora, spiegando come i figli, seppur molto piccoli, “hanno capito la missione e sono molto contenti”.

È il turno poi di una famiglia di Roma diretta in Ucraina, con cinque figli, che alla domanda “perché partono?” rispondo all’unanimità che questo invio è “un segno della mano di Dio su di noi che altrimenti saremmo servi inutili nella storia che Lui vuole fare”.

“È stata una vera chiamata quella che ci ha spinto a partire – riferisce, inoltre, il capofamiglia - perché come persone molto povere di spirito, non avremmo fatto questo. Abbiamo indubbiamente sentito una chiamata per noi e abbiamo risposto si, perché la vera vita è quella in Cristo, non quella che ci hanno sempre insegnato: studiare, laurearsi, trovare un lavoro, farsi una posizione, comprare la macchina, farsi le vacanze. Questo messaggio, che abbiamo accolto fermamente in noi, vogliamo portarlo in Ucraina”.

Conclude la serie di testimonianze rilasciate alla nostra agenzia, Paul Jorquera, il giovane direttore d’orchestra, di 29 anni, padre già di quattro figli, che racconta come sia stata emozionante l’esibizione di venerdì mattina davanti al Papa.

“È la seconda volta che ho l’onore di esibirmi davanti al Santo Padre, ma è sempre un’emozione diversa – dichiara – suonare davanti a lui è la cosa più meravigliosa che mi sia mai capitata”.

“Il Signore non poteva concedermi un’esibizione più dignitosa – esclama contento - è da quando avevo circa 14 anni che partecipo ogni anno alla GMG e personalmente posso dire di avere un amore per il Papa enorme che è stato un dono che il Cammino Neocatecumenale mi ha trasmesso”.