Una lettera, una finestra e lo sguardo oltre il muro

L'iconologia de "La donna che legge un lettera" di Vermeer

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 328 hits

Johannes Vermeer nasce nel 1632 in Olanda a Delft, città di cui lascerà una struggente immagine nella celebre Veduta di Delft (1661, L’Aia, Mauritshuis), citata per esempio da Proust nella sua Ricerca del tempo perduto. Vermeer lascerà soprattutto un ritratto interiore di Delft, dipingendo con poesia scene di interni, vissute da personaggi di cui viene rappresentato lo stato intimo, in modo così intenso da diventare allegoria, ammaestramento morale.   La sua vicenda biografica e artistica si gioca tutta in un mondo piccolo, fatto di una continua ricerca dell’arte, in mezzo a più prosaiche attività e difficoltà economiche. Solo nell’800 il più vasto mondo della critica e della storia dell’arte si accorgerà della immensa grandezza di questo pittore.

La Donna che legge una lettera (Galleria di Stato, Dresda) fa parte di una serie di opere di analogo tema dipinte da Vermeer. In tutte, la protagonista è una donna con una lettera, in un ambiente domestico; poi nelle varie opere si differenziano gli atteggiamenti della donna (che legge, o scrive, o pensa), a volte compare anche una domestica che le sta accanto o con cui scambia uno sguardo di intesa. Si tratta di composizioni in cui si può attingere il più proprio dell’arte di Vermeer: innanzitutto il diretto riferimento alla propria vita quotidiana. Infatti, le donne da lui ritratte sono per lo più membri della sua famiglia, la moglie, per esempio, o la figlia come nella celeberrima Lezione di musica (Londra, Buckingham Palace) in cui il pittore si autoritrae accanto alla figlia che suona.

Il tema della donna con la lettera è frequente nella pittura, e sicuramente pone un immediato riferimento alle dinamiche dell’amore; la lettera porta un messaggio di qualcuno che è amato, ma è un messaggio carico di ombre, di respiri trattenuti, di sfumature, proprio come le stanze in cui Vermeer fa accadere la scena. A leggere con più profondità questa serie di dipinti, e soprattutto inserendoli nel contesto culturale e religioso, si comprende che il tema che viene rappresentato con innumerevoli variazioni, non è altro che la storia biblica di Betsabea, narrata nel Secondo Libro di Samuele.

Leggiamola, per meglio comprendere.

«Un tardo pomeriggio Davide alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: “È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.[…] a donna concepì e fece sapere a Davide: “Sono incinta”.  […] La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. Nella lettera aveva scritto così: “Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia”. Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; parecchi della truppa e fra gli ufficiali di Davide caddero, e perì anche l’Uria l’Hittita. […] La moglie di Uria, saputo che Uria suo marito era morto, fece il lamento per il suo signore. Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l’accolse nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era magli agli occhi del Signore» (2 Sam 11).

Si tratta di un episodio molto noto, molto frequentato dalla pittura. Vediamo che per due volte Davide manda un messaggio a Betsabea; la prima volta, per invitarla o meglio per prenderla, nonostante lei fosse già sposata; la seconda volta, per portarla definitivamente presso di sé, dopo la morte di Uria suo marito, morte avvenuta per volontà dello stesso Davide. In questo secondo momento Betsabea è già incinta, aspetta da Davide un bambino che morirà pochi giorni la sua nascita; infatti solo dopo, quando sarà sua moglie, avrà con Davide un altro figlio: Salomone.

In genere gli artisti preferiscono rappresentare Betsabea mentre fa il bagno, come fissando la sua immagine al momento in cui Davide posò gli occhi su di lei per la prima volta. Rembrandt, invece, sceglie di rappresentare insieme i due momenti, il bagno e la lettera, raggiungendo un risultato di immensa pregnanza nell’opera Betsabea al bagno con la lettera di David del 1654. Rubens, invece, nel 1635 circa,  dipinge Betsabea alla fonte rappresentando contestualmente Davide che osserva Betsabea e il messaggero che consegna il suo messaggio. Ma l’opera di Rubens appare meno meditativa e per niente malinconica; Rembrandt, invece, pone la donna come unica protagonista –in quanto la serva non si pone affatto alla nostra attenzione–  e la delinea come partecipe di un sommesso dramma. Betsabea sembra divisa tra la fedeltà al marito e l’obbedienza al re, sembra intenta nel lutto della vedovanza e insieme già protettiva per una gravidanza appena cominciata. In un’acquaforte del 1616 di Willem  Buytewech a Betsabea è associata l’iscrizione “Vanitas”: tutte le rappresentazioni più intense di Betsabea hanno come sfondo questa notazione morale; ciò che Davide e Betsabea fanno, infatti “era male agli occhi del Signore”.

Ebbene potremmo ascrivere proprio al genere di Betsabea con la lettera di Davide i quadri di Johannes Vermeer rappresentanti la donna con la lettera. Infatti Vermeer trascrive in un ambito domestico la scena biblica, attualizzando il contesto per esaltare la profondità dell’evento narrato. La donna che legge una lettera di Vermeer spesso appare gravida, come con evidenza per esempio nel quadro La lettrice (signora in azzurro che legge una lettera) (Amsterdam, Rijksmuseum)

In tutte le opere di questa serie, Vermeer riesce a rappresentare con estrema delicatezza il turbamento dell’animo, facendo un piccolo capolavoro di analisi dei sentimenti, senza mai eccedere, percorrendo la strada sicura della medietà. Tutto appare equilibrato e composto, pur nella tensione che si avverte nell’aria, tensione che forse altro non è che la percezione che Dio sta guardando, sta leggendo la lettera insieme alla donna e legge anche il suo animo, la sua indecisione e la difficoltà di capire che cosa è giusto fare.

Vermeer spesso riesce a far diventare evento significativo un piccolo ritratto di un piccolo avvenimento domestico. In questo caso fa parlare la lingua universale della Bibbia proprio nella lingua che lui conosceva, quella parlata nella sua casa, quella scritta nelle lettere che vi venivano recapitate.

Spesso Vermeer con la pittura vuole ammaestrare; il suo delicato linguaggio pittorico sa farsi carico di incontrovertibili messaggi morali, come nel Militare  e la fanciulla sorridente (New York, Firck Collection) oppure nel Concerto a tre (Boston, Isabella Stewart Gardner Museum), dove la chiave di lettura è offerta dal quadro che Vermeer dipinge nella composizione: si tratta, infatti, della Mezzana di Dick van Baburen, opera che appartiene al genere morale ispirato ai Salmi, capace di ammaestrare mostrando ciò che non si deve fare.

La pittura di Vermeer, con il suo linguaggio sommesso e non urlato, ribadisce come l’arte della pittura abbia nei suoi propri mezzi rappresentativi la possibilità di far riflettere, conducendo l’osservatore a riportare lo sguardo dentro di sé, ammaestrato dalla bellezza, che splende senza far clamore.

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Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it  Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it  .