Una mostra a Palazzo Barberini riunisce tutti i dipinti del Bernini

Un tolale di 34 opere che svelano un volto privato di questo artista barocco

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Di Mirko Testa

ROMA, domenica, 21 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Fino al 20 gennaio 2008 rimarranno esposti per la prima volta al pubblico, nell'appena restaurato Palazzo Baberini a Roma, tutti i dipinti certamente attribuiti a Gian Lorenzo Bernini (1598-1680).

La mostra intitolata “Bernini pittore” svela il volto nascosto, privato, di questo poliedrico genio artistico, autodidatta in pittura come in architettura, e creatore di un linguaggio figurativo nuovo – il Barocco – capace di imporsi per circa due secoli in Europa e all'immaginario collettivo come una categoria dello spirito.

Oltre ai 21 dipinti, sono presenti un gruppo di 10 disegni e un marmo, il busto di Costanza Bonarelli del Museo del Bargello, un cartone monumentale e altre tele per un totale di 34 opere.

Il progetto, ideato e curato dal prof. Tomaso Montanari, docente di Storia dell'Arte Moderna all'Università di “Tor Vergata” di Roma, è frutto di una ricerca rigorosa basata sull’analisi stilistica e sull’interpretazione storica dell’attività e della produzione berniniana.

Quella che si dispiega davanti agli occhi del visitatore è una galleria di gente comune, tanto che, tranne in pochi casi, non si conoscono il nome e l'identità individuale delle persone ritratte dal Bernini. La sola eccezione riguarda un ritratto di Papa Urbano VIII, che però non fu commissionato ufficialmente.

“E' come se alla galleria dei ritratti di marmo da lui stesso dedicati ai personaggi pubblici e ai potenti della Roma papale, Bernini volesse affiancare, come pittore, un'altra galleria: questa volta fatta di volti anonimi, ma non meno profondamente vivi, umani, singoli ed irripetibili”, ha spiegato il prof. Montanari in una conferenza stampa tenutasi il 15 ottobre all'interno del Palazzo Barberini.

Le opere sono disposte secondo tre tematiche principali – autoritratti, ritratti, soggetti sacri – a loro volta articolate in sezioni che evidenziano diversi nuclei: natura della ritrattistica pittorica dell’artista, rapporti e indipendenza dalla committenza, interpretazione del tema sacro e consuetudini della bottega berniniana.

Accurati pannelli didattici guidano il visitatore nella scoperata della differenza qualitativa e stilistica delle opere.

Agli autoritratti, nucleo portante della pittura del Bernini, è dedicata la prima parte del percorso. Quattro sono quelli di attribuzione totalmente certa (uno di questi riappare in pubblico dopo molti decenni), mentre tre dipinti devono essere considerati repliche di autoritratti perduti, o ritratti di Bernini concepiti da suoi allievi.

Infatti dal 1630 fino almeno al 1642, Bernini guidò un'accademia di pittura, le cui lezioni si svolgevano al palazzo della Cancelleria a Roma e che veniva mantenuta dal Cardinale Francesco Barberini, che era Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa.

La seconda parte della mostra si occupa del genere più cospicuo della pittura berniniana, i ritratti. Vengono qui riuniti tutti i ritratti noti dipinti da Gian Lorenzo Bernini, dei quali uno è inedito e un altro (recentemente pubblicato) non è mai stato esposto in pubblico.

Accanto ai ritratti dipinti vengono esposti l’unico ritratto in marmo “senza committente” scolpito da Bernini, la Costanza Bonarelli del Bargello e una scelta di alcuni fra i più bei ritratti disegnati.

Infine, la terza parte dell’esposizione è dedicata al sacro e raccoglie rari autografi, destinati alla devozione privata e grandi pale per gli altari pubblici di cui Bernini curò solo il disegno, affidandone l'esecuzione agli allievi.

Si tratta di quadri di figura, narrazioni per fotogrammi che come nel Vecchione evangelico, nella Testa d'apostolo e ne Gli apostoli Andrea e Tomaso, ritraggono alcuni personaggi della Storia della Salvezza, il cui culmine - anche per invenzione e stile - sta nell'unica figura intera della pittura berniniana: il Cristo deriso, accompagnato da tre disegni preparatori che ne aiutano a leggere la genesi.

Nel quadro del Cristo deriso, ha spiegato a ZENIT il prof. Montanari,“Bernini racconta una storia e decide di farlo facendo sparire tutti i comprimari, tutti gli altri attori che di solito stavano nella raffigurazione della Passione di Cristo, soprattutto i soldati romani”.

In questo modo, ha aggiunto, decide di “affidare agli interlocutori in carne ed ossa, che avrebbero visto il quadro nei suoi anni e nei secoli a venire, lo scomodissimo ruolo degli aguzzini, dei soldati romani, che stanno irridendo Gesù e tra un secondo gli strapperanno di mano la canna e gliela daranno sulla testa, e gli sputeranno addosso”.

“Colpisce moltissimo qui il silenzio del Cristo, la rassegnazione che non è una rassegnazione passiva, naturalmente, ma accettazione consapevole e una specie di elogio, di inno alla mitezza. Una mitezza che, però, ci provoca e ci disturba”, ha sottolineato.

“E' uno dei momenti più drammatici della Passione. Ma Bernini la rappresenta ricordandosi anche delle letture bibliche che venivano proclamate nelle chiese durante la Settimana Santa. Per esempio il famoso passo profetico di Isaia sull'Uomo dei dolori, quando si dice che il Cristo è muto di fronte ai suoi aggressori come il mite agnello”, ha affermato.

La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano, è realizzata da Vernice Progetti Culturali con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sponsor principale, la Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.

[Orari di apertura: martedì/domenica 10:00-19:00; biglietti: intero 6,00 Euro,r ridotto 4,00 Euro, integrato mostra-museo 10,00 Euro]