Una nuova sussidiarietà per l'affido familiare

Presentate le Linee di indirizzo per l'affidamento familiare. Un primo passo verso la giusta direzione: valorizzare le famiglie affidatarie e le associazioni

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ROMA, mercoledì, 5 dicembre 2012 (ZENIT.org) - Il 22 novembre il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha presentato le “Linee di indirizzo per l’affidamento familiare”, a seguito di un lungo lavoro di riflessione promosso dal ministero stesso in collaborazione col Coordinamento nazionale dei servizi affidi, avvenuto all’interno del progetto “Un percorso nell’affido” che vedeva coinvolte anche Regioni, Province e Comuni.

Anche se perfettibili, le Linee di indirizzo rappresentano un passo importante per lo sviluppo qualitativo e quantitativo degli interventi di affidamento familiare e per una maggior tutela del diritto dei bambini e ragazzi a crescere in una famiglia nonostante un quadro non condivisibile di continui tagli alle risorse pubbliche nel campo delle politiche e degli interventi di protezione minorile e familiare

Il documento è dettagliato; una valutazione di primo impatto permette di evidenziare alcuni aspetti di novità concrete ed operative particolarmente interessanti per le associazioni familiari operanti nel settore.

1. L’affidamento familiare come strumento privilegiato per rispondere alle esigenze dei bambini piccoli allontanati dalla propria famiglia.

La legge 184/83 prevedeva che i minori fino ai 6 anni fossero collocati in comunità di tipo familiare; riprendendo questa indicazione le linee d’indirizzo sottolineano la necessità che ai bambini piccoli (0-5 anni) siano date stabili figure di riferimento e suggeriscono per loro la sola collocazione in famiglie affidatarie, promuovendo specifici programmi

2. Finalmente la famiglia affidataria è riconosciuta come partner dei servizi sociali

La famiglia affidataria partecipa attivamente alla definizione e alla costruzione del progetto di affidamento perché se ne “riconosce il valore sociale, civile e politico del loro impegno di solidarietà e le specifiche competenze educativo/relazionali, migliorabili, ma non surrogabili professionalmente, da sostenere e valorizzare.” Viene ribadito anche il loro diritto a ricevere un contributo economico.

3. Valorizzazione delle Associazioni e Reti di famiglie affidatarie

Viene valorizzato finalmente quello che già alcune Regioni hanno già normato e cioè che il Servizio pubblico può esercitare appieno le responsabilità collegate all’affidamento familiare attraverso una “collaborazione attiva, intenzionale, continua e programmata con le reti di famiglie, l’associazionismo familiare e in generale il privato sociale presenti nel territorio; anch’essi chiamati a svolgere una funzione pubblica.”

Accanto alla importante affermazione della titolarità pubblica dell’affido familiare, si afferma che le Associazioni sono chiamate a partecipare, in integrazione non sostitutiva con le istituzioni pubbliche, alla realizzazione di progetti specifici in tema di accoglienza familiare e diritti dei bambini.

Le associazioni familiari e le reti di mutuo aiuto vengono coinvolte attivamente nel nucleo di coordinamento costituito a livello Comunale, Provinciale e Regionale al fine di assicurare la migliore sinergia tra tutte le risorse presenti sul territorio.

Un maggiore coinvolgimento dell’associazionismo familiare, appositamente accreditato, porterebbe ad un ampliamento delle opportunità e dei pubblici servizi nonché una nuova stagione di promozione della cultura dell’accoglienza tesa ad allargare il tessuto delle famiglie affidatarie e delle associazioni familiari che le sostengono.

4. Affidamento a famiglia affidataria appartenenti ad una rete di famiglie

Viene raccomandata la possibilità di un affidamento a famiglia affidataria appartenente a una rete di famiglie; nel provvedimento di affidamento, viene identificato il nucleo familiare affidatario (non la rete o l’associazione). La famiglia riceve le ordinarie provvidenze previste per gli affidamenti, all’associazione possono essere riconosciute le spese per l’attività di coordinamento e di sostegno degli affidatari, ai bambini e alle loro famiglie. L’appartenenza delle famiglie affidatarie a queste realtà va promossa, riconosciuta e valorizzata

5.  Altro ancora

Ulteriori elementi di rilievo riguardano il promuovere la diffusione a livello nazionale di esperienze positive quali i progetti di sostegno all’autonomia degli affidati che raggiungono la maggiore età, l’attenzione alla realizzazione degli affidamenti di minori stranieri anche ricorrendo al coinvolgimento di persone della stessa nazionalità (cd. affidamento omoculturale), l’ampio riferimento al ruolo preventivo e sinergico che possono svolgere le istituzioni scolastiche, …

Criticità

La promozione e la sensibilizzazione viene affidata al nucleo di coordinamento comunale attivato dall’ente pubblico, cui spetta di coinvolgere le associazioni familiari e le reti di famiglie presenti sul territorio; sembra che, al di fuori di questa regia, non vi sia spazio per autonome iniziative di promozione e sensibilizzazione da parte delle associazioni o reti di famiglie affidatarie.

E’ un’ottica che ci sembra riduttiva del potenziale che offre la società civile a prescindere dal suo inglobamento nel sistema pubblico; la libertà di diffusione delle proprie convinzioni è poi un diritto costituzionalmente protetto, di cui sono titolari anche le formazioni sociali.

Il Forum delle associazioni familiari auspica che in tal modo la collaborazione tra pubblico e privato possa essere il valore aggiunto per una ristrutturazione del sistema affido su tutto il territorio nazionale.