Una preghiera per le vittime dell'omofobia

È giusto esprimere solidarietà a chi subisce violenza. Ma è anche giusto rispettare chi crede nella famiglia basata sull'amore tra un uomo e una donna

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 930 hits

In questi giorni, in varie città d’Italia, si stanno svolgendo veglie e incontri di preghiera in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia, che si celebra il 17 maggio. Si prega per ricordare le vittime della violenza, dell’emarginazione e del pregiudizio. Ed è giusto farlo, perché nessun essere umano dev’essere umiliato. Nessun essere umano deve sentirsi diverso o inferiore agli altri.

Vorrei prendere spunto da questo argomento per parlare di un’esperienza personale. Negli anni '90 non lavoravo ancora all’università. La mia attività giornalistica era nei giornali, alla radio, in televisione. E fu proprio in quel periodo che cominciai a scrivere libri.

Tra i vari progetti, avevo in testa l’idea di scrivere un saggio su un tema che mi sembrava interessante: il rapporto tra le persone omosessuali e la fede. Non sapevo proprio da dove cominciare. E così, chiesi consiglio ad un sacerdote che si occupava di questo tipo di pastorale. Fu gentilissimo e mi diede la possibilità di intervistare qualche persona omosessuale credente, che lui stesso seguiva.

E’ passato tanto tempo da allora. Non ho più scritto quel libro, perché dovetti dedicarmi ad altri progetti. Ma conservo un bellissimo ricordo di quel periodo, in cui incontrai alcune persone omosessuali credenti, dialogando e pregando anche con loro.

Papa Francesco, rispondendo in aereo alle domande dei giornalisti, durante il viaggio di ritorno dalla Giornata Mondiale delle Gioventù in Brasile, disse: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?”. 

Sono parole bellissime, che trovano piena conferma nell’esperienza di dialogo che ho fatto negli anni novanta. Ricordo d’aver incontrato persone omosessuali dotate di grande umanità e sensibilità, che cercavano davvero Dio.

Ha ragione, perciò, il Santo Padre ad invitarci a non giudicare. Chi siamo noi per metterci su un piedistallo e sentirci migliori di queste persone? Chi siamo noi per condannare e scagliare pietre? Chi siamo noi per provare disprezzo? Chi siamo noi per emarginare, respingere e rifiutare?

Ma voltiamo pagina. Gli anni novanta sono lontani. L’avvento di internet ha letteralmente cambiato il mondo ed è cambiato anche il modo d’affrontare il tema dell’omosessualità.

I mezzi di comunicazione sembrano schiavi di una vera e propria fissazione su questo argomento, che produce un bombardamento di notizie spesso fuorvianti.

Stiamo assistendo ad una specie di lavaggio del cervello per convincere l’opinione pubblica ad accettare la possibilità che persone dello stesso sesso adottino bambini o che abbiano figli attraverso la fecondazione artificiale e l’utero in affitto.

La trappola che si nasconde dietro questi meccanismi è semplice. È stato creato, a tavolino, il “complesso dell’omofobia”. Chiunque osi difendere la famiglia basata sull’amore tra un uomo e una donna viene immediatamente accusato di essere “omofobo”, cioè nemico delle persone omosessuali.

Ma è evidente che si tratta di una contraddizione. E’ possibile, infatti,  rispettare pienamente le persone omosessuali, come ogni altra persona al mondo, senza però condividere alcune loro pretese.

Desidero unirmi, con tutto il cuore, alle preghiere che i nostri fratelli e le nostre sorelle omosessuali faranno in occasione della Giornata Internazionale contro l’omofobia. Desidero stringerli in un abbraccio forte e dire loro: siamo tutti figli di Dio. Cerchiamo le cose che ci uniscono e preghiamo insieme il Signore, nel nome di quei valori che sono scritti nel cuore di ogni essere umano.

Al tempo stesso, mi piacerebbe che venisse fatta chiarezza sulla parola “omofobia”, che non dovrebbe riguardare chi crede nella famiglia basata sull’amore tra un uomo e una donna. Mi piacerebbe che le persone omosessuali, con la loro sensibilità, manifestassero un po’ di buon senso e facessero un ragionamento molto semplice.

Nella vita di tutti i giorni, due persone di sesso diverso possono mettere al mondo un figlio? Sì. Questo ci fa capire che due persone di sesso diverso possono anche adottarlo e crescerlo, come se fossero i suoi genitori naturali.

Nella vita di tutti i giorni, due persone dello stesso sesso possono mettere al mondo un figlio? No. La natura non lo permette. E allora, perché creare ad ogni costo una situazione che, di fatto, non esiste?

E’ giusto, poi, “affittare” il corpo di una donna? E’ giusto “comprare” il bambino che questa mamma ha tenuto dentro di sé per nove mesi? E’ giusto che la maternità diventi un “lavoro”, un “commercio”, un “mercato” di esseri umani?

Le coppie omosessuali che hanno bambini non devono essere insultate, umiliate ed emarginate. I loro bambini sono creature di Dio. Non esistono esseri umani di serie B. Questo dev’essere chiaro.

E’ giusto amare, rispettare ed accogliere tutte le persone, anche se non condividiamo le scelte che hanno fatto. Al tempo stesso, però, possiamo continuare a manifestare il nostro pacifico dissenso nei confronti di ciò che riteniamo inaccettabile e ingiusto.