Una questione etica, non solo economica

Nicola Marino, direttore dell'Ufficio per la Pastorale del lavoro della Diocesi di Carpi, interviene sulla "no tax" area

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ROMA, mercoledì, 27 giugno 2012 (ZENIT.org) - “Chi è nel mondo dell’economia non lasci sola questa popolazione”. Così monsignor Francesco Cavina si è espresso in relazione alla gravissima situazione economica determinata dal terremoto.

Difendere l’economia di un territorio è difendere la vita stessa delle persone, lo sviluppo sociale della comunità, la possibilità di realizzare il bene comune. Con questa convinzione l’Ufficio diocesano per la Pastorale del lavoro si schiera a fianco delle istituzioni e delle diverse associazioni di categoria che in questi giorni chiedono alla politica nazionale interventi di carattere fiscale per permettere al tessuto economico locale di trovare una boccata di ossigeno e qualche risorsa per ripartire.

Idee come la no tax area, il rinvio del pagamento dell’Iva, l’accesso a prestiti a tasso zero per imprese e tutte le altre proposte che, in modo corale, sono state esposte in questi giorni, ci trovano assolutamente concordi, in quanto mirano, senza assistenzialismo, a lasciare risorse sul territorio per favorire così il mantenimento del lavoro, a partire dalla valorizzazione delle singole imprese.

Le imprese possono fare molto con le loro forze, ma non tutto: occorrono misure straordinarie, da parte dello Stato, per sostenere il ripristino della normalità.

E’ una questione economica ed etica allo stesso tempo: economica, in quanto un’Emilia incapace di produrre sarebbe un danno importante per le stesse casse del Paese; ma è soprattutto un imperativo etico sostenere in modo solidale la popolazione ed aiutarla a ripartire.

Da anni la Diocesi di Carpi richiama all’importanza dei valori etici nel lavoro: nello schierarsi contro le delocalizzazioni, nella necessità di un lavoro e di imprese che siano attenti al bene di tutta la comunità, nel richiedere a tutti gli attori senso di responsabilità.

Abbiamo fatto appello non solo alla buona volontà, ma anche alla ragione, dimostrando che responsabilità sociale, radicamento nella comunità, valorizzazione delle persone non sono solo belle parole ma, se praticati, portano un valore aggiunto di ricchezza economica, oltre che benessere sociale.

Ora, ancora di più, dobbiamo puntare su questi valori. E, con noi, lo devono fare le istituzioni e il governo con adeguati e rapidi interventi, credendo e investendo sulla nostra gente.