Una ragione alleata della fede: dove scienza e religione si incontrano

Intervista al Coordinatore Generale del Progetto interdisciplinare STOQ

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ROMA, mercoledì, 20 giugno 2007 (ZENIT.org).- La filosofia è in grado di fare da ponte nel dialogo tra scienza e religione perché alla base di tutto c'è il concetto di ragione, sostiene monsignor Melchor Sánchez de Toca y Alameda.



In questa intervista concessa a ZENIT-SRM il Sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura e Coordinatore Generale del Progetto STOQ (Science, Theology, and the Ontological Quest) precisa, tuttavia, che solo laddove la ragione si allea con la fede è possibile che si instauri un dialogo “non solamente tra credenti e non credenti, tra pensiero laico e cristiano, ma anche con i credenti delle altre religioni”.

Il Progetto STOQ, che coinvolge le attività di sei Pontificie Università di Roma, è un programma di insegnamento, ricerca e divulgazione culturale, coordinato dal Pontificio Consiglio della Cultura, sotto la guida del suo Presidente, il Cardinale Paul Poupard.

L'iniziativa, ha la sua origine remota nella Commissione di Studio del Caso Galileo (1981-1992) istituita da Giovanni Paolo II, ma nasce nel 2003, in seguito al Giubileo degli Scienziati (25 maggio 2000), come risposta al desiderio di promuovere un dialogo più vivo ed un’integrazione armonica della teologia e della scienza attraverso la mediazione della riflessione filosofica.

Può spiegarci quanto sono accademici e quanto divulgativi gli obiettivi del Progetto STOQ?

Mons. Sánchez de Toca y Alameda: Innanzitutto una parte accademica c'è, che richiede anche un livello di specializzazione molto alto. Le questioni del dialogo scienza-fede, se si vuole fare un discorso approfondito e non semplici chiacchiere poetiche, richiedono un altissimo grado di specializzazione, sia come filosofi sia come scienziati sia come teologi.

Però naturalmente uno degli scopi ultimi del progetto STOQ è arrivare alla gran massa della popolazione: pensiamo ad esempio alla catechesi dei bambini, soprattutto per quanto riguarda l'origine dell'uomo, la creazione dell'uomo, il destino finale dell'uomo, la creazione del cosmo. Quindi, anche se la formazione prevista tende a creare esperti in queste materie, lo scopo ultimo è creare dei grandi divulgatori.

Quali sono le sfide che vi trovate ad affrontare nel gestire il Progetto STOQ?

Mons. Sánchez de Toca y Alameda: Tante, alcune sono di tipo organizzativo, perché si tratta di coordinare le attività di ben sei diverse Università Pontificie, ciascuna con programmi di studio ed orientamenti diversi. Rispettando l'autonomia di ogni Università si tratta di convergere negli obiettivi del progetto STOQ. Questa è una bella sfida.

Una seconda sfida direi che è di tipo economico in questi progetti: anche se sono belli hanno bisogno di finanziamenti. Abbiamo il sostegno di una importante fondazione americana, la John Templeton Foundation, e altri sponsor, però in misura molto ridotta; la grande sfida da questo punto di vista è riuscire a diventare autonomi e a diversificare le fonti di finanziamento.

Un'altra sfida strategica è riuscire a coinvolgere maggiormente gli studenti delle Facoltà di Teologia, perché il progetto STOQ per adesso è considerato quasi una specialità di nicchia nelle Facoltà di Filosofia, mentre lo scopo ultimo è di mettere in contatto teologi e scienziati attraverso il ponte della filosofia.

Lei è intervenuto in diverse occasioni, in eventi e pubblicazioni, sulla figura ed il pensiero di San Francesco. Considerando il suo ecologismo ante litteram, la sua antropologia, il suo naturalismo religioso, quale era nel Santo il rapporto tra scienza e fede?

Mons. Sánchez de Toca y Alameda: San Francesco chiaramente non era uno scienziato, e nemmeno un teologo; era un cristiano, deciso a seguire Gesù con radicalità; però è vero che il suo approccio nei confronti della natura ha dato origine a una scuola di pensiero che ha avuto un influsso decisivo nel sorgere della scienza moderna.

Non dimentichiamo che la scienza contemporanea è nata in un contesto cristiano fondamentalmente, e che una condizione fondamentale è l'interesse nei confronti della natura. Se una religione, un approccio spirituale, non ritiene la natura degna di interesse, da lì non sorgerà uno studio accurato della natura e delle sue leggi, leggi che poi formulate matematicamente danno origine alla scienza contemporanea.

Da questo punto di vista, Duns Scoto, Occam, la scuola dei francescani britannici, possono dirsi i precursori della scienza moderna e contemporanea. In questo senso San Francesco e il suo amore per la natura ha avuto molto a che fare.

La cultura è stata negli ultimi tempi spesso sottovalutata e a volte anche fraintesa e c'è sempre stata una sorta di dicotomia tra cultura laica e cultura religiosa. Oggi assistiamo però ha un interesse crescente nei confronti della cultura anche nei suoi ambiti e nelle sue forme più alte e “difficili” come ad esempio la scienza, la filosofia e la teologia. Pensa sia possibile risolvere oggi questa sorta di dicotomia tra cultura laica e cultura religiosa e che possano esservi opportunità particolari in questo nuovo fermento ed interesse culturale?

Mons. Sánchez de Toca y Alameda: Paolo VI diceva che il dramma del nostro tempo era il divorzio tra la cultura moderna, contemporanea e il Vangelo, la Chiesa. Mi sembra che il dialogo tra scienza e religione attraverso la mediazione della filosofia sia una stupenda occasione per avvicinare queste posizioni lontane, perché alla base di tutto c'è il concetto di ragione, il concetto di logos, che è un aspetto centrale nel pensiero di Benedetto XVI; un concetto di ragione certamente non limitato alle sole verità empiriche, ma certamente una fede alleata della ragione, e chiaramente una possibilità di dialogo con quel mondo forse di atei, ma atei pensanti, con i quali troviamo una possibilità di dialogo attraverso l'uso della ragione. E chiaramente la scienza può essere uno strumento di dialogo, direi di più: non solamente tra credenti e non credenti, tra pensiero laico e cristiano, ma anche con i credenti delle altre religioni.