Una riflessione sulla disabilità in vista delle Olimpiadi

La Chiesa inglese ha promosso una conferenza internazionale e una Giornata Nazionale

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LONDRA, lunedì, 16 luglio 2012 (ZENIT.org) - A poche settimane dall'apertura delle Olimpiadi (27 luglio-12 agosto) e dei Giochi Paralimpici (29 agosto-9 settembre) di Londra, la Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles ha dedicato nei giorni scorsi una conferenza internazionale (2 luglio) e una Giornata nazionale (8 luglio) al tema della disabilità.

Lo scopo della conferenza, che si è svolta sotto il titolo Everybody has a Place (Ognuno ha un posto), e della Giornata Nazionale, intitolata Now is the time to be friends (Ora è il momento di essere amici), è stato quello di esplorare e di celebrare i doni di ogni persona, offrendo riflessioni sulla disabilità, lo sport e la teologia.

Circa 160 persone, fra cui disabili accompagnati dalle loro famiglie, hanno partecipato alla conferenza nel centro di Londra, inaugurata da monsignor Peter Smith, arcivescovo di Southwark.

La Giornata Nazionale è stata seguita da molte organizzazioni attive nell'assistenza e cura delle persone con disabilità.

Per Cristina Gangemi, consulente specializzata nella disabilità per la Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles, si tratta di eventi “cristologici”. “I Giochi Paralimpici ci mostrano quello che Cristo chiede a tutti noi di fare”, vale a dire “vedere una persona, indipendentemente dalla sua forma umana in tutte le sue potenzialità e collocando questa persona in una società in cui la disabilità scompare”.

“Le Paralimpiadi – ha proseguito la Gangemi – mettono in atto la Teologia del Corpo scritta da Giovanni Paolo II, che era lui stesso un grande sportivo. Era sempre in forma, ben disciplinato, e ha permesso allo Spirito di guidarlo nello sport. Lui ha anche mostrato, sperimentando di prima mano la disabilità, che c'è continuità tra salute e malattia, e che il corpo deve essere rispettato e onorato in tutti i suoi stadi”.

La conferenza è stata sponsorizzata dai Cavalieri di Colombo, che hanno proiettato in prima visione il loro film Healing Haiti’s Children, che dimostra il valore terapeutico dello sport e del calcio in particolare, nel processo di reinserimento sociale delle persone – bambini ed adulti - colpite dal terremoto del gennaio 2010.

[Traduzione dall'inglese a cura di Paul De Maeyer]