Una riforma dell'ONU in sintonia con il mondo di oggi

Nel discorso alla 67° Assemblea delle Nazioni Unite, monsignor Mamberti ha esortato al rispetto delle regole del diritto internazionale e umanitario per garantire una soluzione alla crisi mondiale

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, martedì, 2 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Nei 67 anni dalla sua creazione, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha profondamente cambiato il mondo. È questo un dato oggettivo che mons. Dominique Mamberti, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha voluto rimarcare ieri a New York durante l’Assemblea Generale dell’Onu.

Tema centrale è stato “Realizzare attraverso mezzi pacifici l’aggiustamento o la risoluzione di dispute o di situazioni di carattere internazionale”. Una scelta - ha dichiarato l’arcivescovo – che “ha rallegrato la Santa Sede”, considerando il momento attuale “in cui il mondo osserva con timore e preoccupazione lo svilupparsi di sanguinosi conflitti regionali”.

In particolare, mons. Mamberti si è concentrato sul fatto che “dalla creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite fino ad oggi, si è sviluppata una fittissima rete di rapporti giuridici strutturati che copre tutti gli aspetti dei rapporti tra gli Stati e della vita sociale all’interno degli stessi”.

Lo dimostrano la Carta delle Nazioni Unite; i principali Trattati di diritti umani; le Convenzioni di Vienna sul Diritto dei Trattati e sul Diritto Diplomatico e le principali Convenzioni di Disarmo. Documenti che oggi, ha affermato il presule, “possono essere considerati un corpo giuridico di riferimento quasi universale per promuovere rapporti sociali fondati sul diritto e progredire verso una pace durevole”.

Nonostante questi sforzi, tuttavia, continuano a presentarsi “situazioni paradossali o contrastanti, che provocano frustrazioni e sentimenti d’ingiustizia” ha osservato il rappresentante vaticano. Su tutte prevale il contrasto tra ricchezza e povertà che, nel contesto odierno “di interdipendenza generalizzata”, risulta “ancora più grave, anzi inaccettabile”.

A ciò si uniscono “i molteplici vincoli giuridici ed economici che collegano le Nazioni”, i quali, “non sempre sufficientemente giusti ed equi”, sono diventati “veicolo di trasmissione di una grave crisi economica e finanziaria”.

Come in un incendio forestale tale crisi si è propagata rapidamente, provocando danni come la criminalità, il terrorismo e la guerra ideologica, etnica o culturale. Tutti espedienti, ha spiegato Mamberti, che “a certi settori della popolazione mondiale appaiono il modo più facile di uscire dalla povertà e diventare protagonisti del villaggio globale”.

Una situazione in continuo e tragico divenire, dunque, che va a scuotere il punto di “incontro, discussione ed equilibrio” che l’Organizzazione era riuscita a stabilire dalla Guerra Fredda in poi, e che lasciava presagire “un rafforzamento della presenza istituzionale e politica dell’Onu al servizio di sfide mondiali cruciali, come il cambiamento climatico e la preservazione dell’ambiente”.

Perché allora, si è chiesto l’arcivescovo, nella realtà odierna “il sistema Onu appare privato di forza d’unità e di persuasione”, al punto che “malgrado l’adesione universale alla Carta delle Nazioni Unite e ai Trattati fondamentali, non si riesce a stabilire una giusta e vera governabilità globale?”.

A tale domanda, risponde la Santa Sede suggerendo di chiedersi innanzitutto “se le crisi che attualmente sconvolgono il pianeta non siano legate ad una crisi significativa di fiducia nei valori collettivi proposti dalla Carta delle Nazioni Unite”.

Si assiste oggi, infatti, ad “un indebolimento della portata pratica dei principi e degli obiettivi elencati nel Preambolo e nel Capitolo 1° della Carta delle Nazioni Unite” ha indicato il Segretario per i Rapporti con gli Stati. Ne consegue la “perdita di fiducia nel valore del dialogo” che mette a rischio “il rispetto dei meccanismi giuridici delle Nazioni Unite” e determina risvolti drammatici come quelli che vive il Medio Oriente, in particolare la Siria.

“La comunità internazionale deve unire gli sforzi, perché tutte le parti coinvolte sostituiscano il ricorso alle armi con il negoziato, ed esigere il rispetto effettivo della libertà religiosa, dei diritti umani e delle libertà fondamentali” ha pertanto ribadito il presule, citando le parole del Papa in Libano.

Diventa, infatti, “illusorio voler creare una vera armonia tra i popoli” e “garantire una convivenza pacifica e una cooperazione effettiva tra gli Stati”, se non si prescinde da quella visione antropologica in cui la persona è ridotta “alla mera categoria di consumatore o agente di produzione del mercato”. Negando l’unicità della dignità umana si dà via libera alle forze che minacciano il diritto alla vita, la famiglia naturale, e che rendono quindi vano il lavoro dell’Onu di questi anni.

L’invito finale è dunque che le Nazioni Unite tornino a riflettere la “visione fondatrice dell’Organizzazione”, dando “uno sbocco effettivo al dibattito circa la riforma e il miglioramento del funzionamento degli organi interni”. Tutto per realizzare “condizioni giuridiche, economiche e sociali che riflettono realmente l’importanza della dignità umana e della sua dimensione trascendente, sia a livello personale che collettivo”.