“Una risposta cristiana al fondamentalismo islamico”; la proposta del Presidente della CEI

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ROMA, lunedì 22 marzo (ZENIT.org).- Preghiera e solidarietà fraterna per le vittime ma sul piano morale “assoluta condanna di simili atti ingiustificabili”. Così il cardinale Camillo Ruini ha affrontato il tema del terrorismo di stampo fondamentalista che ha insanguinato le strade di New York, Madrid, Mosca, Terra Santa e Iraq.



Parlando il 22 di marzo a Roma di fronte ai Vescovi italiani riuniti in Consiglio permanente, il Vicario di Roma ha spiegato che: “L’attentato terroristico dell’11 marzo fa parte di una orribile catena, che ha avuto la sua più grande e tremenda espressione l’11 settembre 2001”.

“Ma che già prima – ha poi aggiunto – aveva iniziato a manifestarsi e che di recente si è concretizzata, tra l’altro, nella strage del 6 febbraio nella metropolitana di Mosca, per non parlare del continuo spargimento di sangue in Terra Santa e in Iraq, dove però la firma della Costituzione provvisoria è un passo significativo verso la restituzione del loro Paese agli iracheni”.

Riprendendo le parole del Santo Padre nell’Angelus di domenica 14 marzo, Ruini ha detto che: “La prima risposta che dobbiamo dare consiste nella preghiera, nella solidarietà fraterna verso chi è stato colpito, ma anche, innanzitutto sul piano morale, nell’assoluta condanna di simili atti ingiustificabili”.

Il Vicario di Roma ha precisato che bisogna rifiutare di “entrare in una logica in qualche modo simile a quella che ispira il terrorismo”, rinunciando cioè “alle radici della nostra civiltà e ai principi di un autentico umanesimo; in concreto, come credenti, a quell’etica dell’amore fraterno, senza confini di razze, di culture o di religioni, che nel Vangelo di Gesù Cristo è espressa con la forza più grande”.

Ruini ha messo in guardia contro i “rischi di odio e di intolleranza, oggi in particolare nei confronti dei musulmani: cedere a questa deriva significherebbe in realtà assecondare i disegni dei terroristi”.

“Una risposta davvero adeguata - ha proseguito il porporato - significa non lasciarsi vincere dalla paura e quindi di non lasciarsi condizionare, nelle nostre scelte, dai ricatti fin troppo palesi a cui gli strateghi del terrorismo vorrebbero sottoporci: la loro forza apparente è in realtà espressione estrema di una debolezza spirituale e culturale che il fanatismo omicida inutilmente cerca di nascondere”.

Il presidente della CEI ha invocato “l’unità profonda del nostro popolo, pur nella legittima diversità delle visioni e interpretazioni culturali e politiche” e a livello internazionale, “un progresso rapido e deciso nella realizzazione dell’Unione Europea e una rinnovata coesione tra le due sponde dell’Atlantico”.

“Non meno importante ed essenziale è però una solidarietà più larga, che può trovare soltanto nelle Nazioni Unite nonostante i limiti attuali della loro strutturazione e capacità operativa espressione adeguata e pienamente autorevole e che deve coinvolgere in particolare le stesse nazioni islamiche”, ha precisato Ruini .

“L’Occidente - ha concluso il Presidente della CEI - deve evitare iniziative che rendano più difficile questo compito, già di per sé estremamente impegnativo e di lungo periodo, e deve dare in particolare tutto il proprio contributo a spegnere quel focolaio da troppo tempo acceso, con conseguenze nefaste, che è il conflitto arabo-israeliano”.