Una scuola che «educhi a scoprire la propria vocazione»

Intervento del prof. Giuseppe Savagnone al Convegno nazionale degli insegnanti di Azione Cattolica

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ROMA, lunedì, 15 ottobre 2012 (ZENIT.org) - Con una domanda apparentemente semplice, «Perché si va a scuola?», il prof. Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la Pastorale della cultura di Palermo e autore di saggi sull’impegno educativo nella scuola, ha aperto ieri il suo intervento di approfondimento al tema “Nella scuola con stile per costruire il domani”, scelto per il primo incontro nazionale degli insegnanti che provengono dall’esperienza di Azione Cattolica, svoltosi a Roma, presso al Domus Pacis, in via di Torre Rossa, 94.

«Perché si va a scuola?», dunque. Il prof. Savagnone ci ricorda che essendo «l’uomo un animale culturale, esso a differenza degli altri animali, “nasce gradualmente” e attraverso la cultura». È la scuola quindi che - innanzitutto, insieme alla famiglia - ha il gravoso ma esaltante compito di «unificare la vita e il soggetto, e cioè educare alla cura dell’essere». Ciò per prof Savagnone significa «il superamento del dualismo tra scuola e vita reale: dal “libro-quadro” al “libro-finestra”, per dirla con un’immagine»; ma anche «imparare a pensare, attraverso le discipline, il mondo e se stessi. Intendendo per “pensare” non il semplice conoscere, ma la capacità di mettere in relazione le conoscenze nella prospettiva di una sintesi unificante e significativa». E ancora: «Cercare l’unità tra sfera emotiva e sfera razionale, suscitando la passione della ricerca attraverso la meraviglia delle virtù».

Per prof. Savagnone, la scuola ha però anche altri compiti, strategici: «Dare il senso della propria storia, e cioè educare alla cura dell’essere-da». Anche in questo caso questo compito si declina, attraverso: «La riscoperta del vero senso della tradizione come rapporto tra passato, presente e futuro, nell’insegnamento delle discipline», con «la narrazione come paradigma della ricostruzione della propria storia» e con «l’educare alla riscoperta dell’autorità che genera (il “maestro”)».

Infine, ciò che il saggista auspica è una scuola «che dia la dimensione comunitaria, e cioè una scuola che educhi alla cura dell’essere-con». Per fare ciò Savagnone individua, innanzitutto, la necessità di «comunicare insegnando ed insegnare comunicando». E ancora: «Educare all’accoglienza dell’altro come altro» e utilizzare «la scuola come laboratorio di cooperazione civile».

Un passaggio quest’ultimo imprescindibile che precede il percorso per «una scuola che aiuti a cercare il senso della vita», che il prof. Savagnone individua in «una scuola che educhi alla cura dell’essere-per», attraverso «l’educare ad unire la libertà-da, la libertà-di e la libertà-per». E attraverso l’«educare a coniugare i fiori e i frutti: oltre la logica unilaterale dell’autorealizzazione». In breve, una scuola che «educhi a scoprire la propria vocazione».