Una sentenza impone ad un'istituzione cattolica di coprire le spese dei contraccettivi

Ned Dolejsi sulle implicazioni di una decisione della Corte suprema della California

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SACRAMENTO, giovedì 25 marzo 2004 (Zenit.org).- Con un'inedita decisione che potrebbe influire su centinaia di istituzioni cattoliche, la Corte suprema della California ha decretato che le istituzioni cattoliche di carità debbano provvedere alla copertura assicurativa per i propri dipendenti anche relativamente ai contraccettivi.



Ned Dolejsi, direttore responsabile del California Catholic Conference ha condiviso con ZENIT le sue impressione sulle implicazioni della sentenza relativa alle organizzazioni cattoliche, su come gli enti cattolici di carità potrebbero rispondere, e sui motivi per i quali ritiene che la Corte, con questa decisione, sia venuta meno alle proprie responsabilità.


Che implicazioni potrà avere questa sentenza per le altre organizzazioni cattoliche ed in particolare per gli ospedali cattolici?

Dolejsi: Il caso relativo agli istituti cattolici di carità costituisce il primo caso in cui uno Stato abbia imposto ad un ente religioso di finanziare qualcosa per la quale nutre un’obiezione morale. Credo che sia importante evidenziare che vi erano e vi sono altri modi in cui la società può raggiungere i suoi obiettivi senza violare la libertà religiosa di altri. In questo senso, un compromesso era stato formulato prima dell'approvazione di questa legge, e potrebbe essere ripreso.

Fino ad oggi anche altre organizzazioni religiose sono state condizionate da decisioni analoghe. Dal 1° gennaio 2000, un'istituzione che non rientra nella stretta definizione di organizzazione religiosa non può acquistare farmaci coperti da prescrizione a meno che non rientrino in una copertura assicurativa contenente anche contraccettivi.

Un "datore di lavoro religioso" è definito come un soggetto che risponde alle seguenti caratteristiche: la sua ragion d'essere è quella di inculcare valori religiosi; impiegare personale che condivida i suoi stessi valori religiosi; assistere principalmente persone che condividano i suoi stessi valori religiosi; non è un'organizzazione senza scopo di lucro ai sensi di talune normative tributarie statali e federali.

Questo significa che l'assistenza sociale cattolica, la salute cattolica e le istituzioni cattoliche di istruzione superiore sono state definite come "secolari" e soggette all'obbligo relativo ai contraccettivi.

I vescovi, nel considerare l’enormità di questa violazione della libertà religiosa, si sono adoperati al fine di sostenere le istanze degli enti cattolici di carità di Sacramento, nel tentativo di impugnare il Women's Contraceptive Equity Act (WCEA).

Dal 2000, gli enti cattolici coinvolti hanno continuato ad offrire ai propri dipendenti la copertura delle medicine prescrivibili.

In alcuni casi, la compagnia assicurativa è stata disposta ad una "disobbedienza civile" fornendo un piano assicurativo privo della copertura dei contraccettivi. Ma nella maggior parte dei casi, gli enti cattolici non disposti a far cadere ogni copertura farmaceutica, hanno fornito i programmi prescritti, specificando di averlo fatto "sotto costrizione".


Alcuni hanno osservato che gli enti cattolici di carità non richiedono ai propri dipendenti di essere cattolici o di condividere la fede della Chiesa, e sottolineano che se questi avessero avuto una caratteristica religiosa più marcata, avrebbero avuto maggiori possibilità di vincere la causa. Non sarebbe meglio per le organizzazioni cattoliche di assumere una natura più marcatamente religiosa? Altrimenti, in che modo si differenzierebbero dagli altri gruppi filantropici?

Dolejsi: L'assistenza sociale cattolica, la salute cattolica e le istituzioni cattoliche di istruzione superiore possono ricevere finanziamenti statali per i sostegno alla loro missione di servizio ai bisognosi. Gli enti cattolici hanno collaborato volentieri con il governo in questi settori.

Enti cattolici di assistenza sociale e medica non hanno mai limitato ai soli cattolici l'offerta del loro servizio o delle opportunità di lavoro, né hanno mai considerato "l'inculcamento" della fede come loro ragion d'essere.

Di fatto essi non potrebbero accedere ai finanziamenti governativi - che hanno un forte effetto moltiplicatore proprio nel fatto di assistere l'intera comunità sociale - qualora dovessero restringere il loro raggio d'azione per rientrare nella definizione di organizzazione religiosa ai sensi della legislazione della California.

Inoltre, storicamente il governo ha concluso accordi proprio con quegli enti cattolici che sono in grado di fornire con maggiore efficacia e compassione la necessaria assistenza.

Fino all'approvazione del WCEA, il ricorso all' "obiezione di coscienza" era rispettosamente e prontamente ammessa nei contrasti tra le politiche governative e gli insegnamenti religiosi, come ad esempio per l'aborto negli ospedali cattolici, e per la copertura assicurativa dei contraccettivi, della fecondazione in vitro e della sterilizzazione.


Che effetti produrrà questa decisione per casi analoghi in altri Stati?

Dolejsi: Leggi simili al WCEA sono state approvate in circa 20 Stati. La legge in vigore a New York, sostanzialmente identica a quella della California, è stata sfidata dai vescovi cattolici nei tribunali di quello Stato.

È importante sottolineare che queste leggi sono state il risultato di un lavoro concertato da parte di diversi gruppi femministi e in particolare del Reproductive Freedom Project del American Civil Liberties Union, che ha come obiettivo quello di far progredire la tutela dei "diritti riproduttivi".

I loro legali hanno elaborato il testo usato dall'organo legislativo della California - e di molti altri Stati - per dare una definizione così ristretta di organizzazione religiosa, tale da riuscire ad escludere gli enti cattolici di assistenza sociale e medica e le istituzioni cattoliche di istruzione superiore.

Inoltre, essi sono asserviti all'obiettivo di compromettere il consolidato rispetto nei confronti della religione, ridefinendo aspramente e pubblicamente la "clausola dell'obiezione" come la "clausola del rifiuto".


Gli enti di carità hanno sostenuto senza esito che dovrebbero essere esentati dalla legge statale, così come lo è la Chiesa cattolica. Cosa può significare questa decisione per il futuro dei rapporti tra Stato e Chiesa e per le manifestazioni della libertà religiosa?

Dolejsi: La decisione è spiacevole e allarmante, per non dire ironica. In effetti vi è una sorta di ironia suprema nell'ambito dello Stato della California.

Con una decisione del luglio 2003, il giudice Napoleon Jones Jr., ha decretato che un contratto d'affitto tra la città di San Diego e i Boy Scout violava la separazione costituzionale tra Stato e Chiesa, in quanto vi erano "prove abbondanti e incontestate" che mostravano che i Boy Scout d'America sono una organizzazione religiosa.

Tuttavia, nella sua decisione del 1° marzo 2004, la Corte Suprema della California ha sentenziato che "gli enti cattolici di carità non si qualificano come "impiegati religiosi" ai sensi della WCEA, in quanto essi non rispondono a nessuno dei quattro requisiti per rientrare nella definizione elaborata dall'organo legislativo dello Stato".

Per rendere la giurisprudenza californiana ancora più enigmatica, la stessa Corte che ha emesso la decisione sugli enti cattolici di carità, ha decretato nel 1998 che Mercy Healthcare (un istituto cattolico) era un'organizzazione religiosa ed era quindi esente dalle disposizioni del Fair Employment and Housing Act.

Ancor più di recente, nel maggio del 2002, la stessa Corte ha deciso che Catholic Healthcare West fosse un'organizzazione religiosa, concludendo che "vi è anche una... politica derivante dalla clausola di libero esercizio religioso contenuta nel Primo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, oltre all'analogo diritto costituzionale della California che consente alle organizzazioni religiose di poter definire se stesse e il proprio messaggio religioso".

Ciò che risulta ulteriormente problematico relativamente alla decisione sugli enti cattolici di carità è che la Corte Suprema dello Stato è venuta meno alla sua responsabilità di dare attuazione alla garanzia del libero esercizio religioso della Costituzione della California, licenziando la questione affermando che "non dovremmo esitare ad esercitare la nostra responsabilità e la nostra autorità nel dichiarare l'obiettivo e la corretta interpretazione della clausola del libero esercizio contenuto nella Costituzione della California, nel caso in cui ci fosse veramente richiesto. Nel caso di specie, tuttavia, non occorre farlo perché la sfida degli enti cattolici di carità al WCEA fallirà in ogni caso".

La Corte ha opportunamente ritenuto che gli enti caritatevoli non sono organizzazioni religiose ai sensi della definizione legislativa - la stessa definizione che tali enti avevano contestato sulla base della garanzia costituzionale californiana della libertà religiosa e del suo libero esercizio - e pertanto la Corte non si è pronunciata relativamente alla violazione della libertà religiosa.


Gli enti cattolici di carità faranno appello? Quali sono i margini di possibilità per rovesciare la decisione?

Dolejsi: La causa ha esaurito gli appelli giudiziari dello Stato della California. Gli enti cattolici di carità hanno 90 giorni a partire dal 1° marzo 2004 - giorno in cui è stata emessa la sentenza - per fare appello alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

La Conferenza dei Vescovi Cattolici della California prenderà la decisione di concerto insieme ai propri legali , ed insieme a quelli della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti.

Dato il significato nazionale della sentenza della California, e poiché questa è fondata in gran parte sul diritto federale, vi è un ragionevole margine di possibilità che il caso venga preso in considerazione dalla Corte Suprema USA, la quale tratta meno di 100 casi l'anno. Ma questo si vedrà.