"Una sentenza superficiale, contiamo di ribaltarla"

Sulla legge 40, il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, auspica il ricorso del Governo italiano alla Corte di Strasburgo

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di Luca Marcolivio

ROMA, mercoledì, 29 agosto 2012 (ZENIT.org).– La sentenza della Corte di Strasburgo è “superficiale” e il Movimento per la Vita è fiducioso in un suo ribaltamento da parte della Grande Chambre, come già del resto era avvenuto lo scorso novembre nei confronti dell’Austria.

Al tempo stesso è auspicabile che, in caso di incongruenze sulla Legge 40, sia la legge 194 a subire modifiche.

Sono alcune delle considerazioni fatte dal presidente del Movimento per la Vita (MpV), Carlo Casini, durante e a margine della presentazione del IV Rapporto sull’attuazione della legge 40, tenutasi stamane presso la Camera dei Deputati e convocata dal MpV assieme al Forum delle Associazioni Familiari.

La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha bocciato la Legge 40 sulla fecondazione assistita, a seguito del ricorso di una coppia di coniugi fertili ma portatori sani di fibrosi cistica, cui era stato negato l’accesso alla diagnosi pre-impianto degli embrioni.

A colloquio con Zenit, Carlo Casini ha commentato lo “stato dei lavori” in merito alla normativa italiana sulla procreazione medicalmente assistita.

On. Casini, qual è il vero contenuto e la vera portata dell’ultima sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? La decisione di Strasburgo mette in discussione la Legge 40?

Carlo Casini: Questa sentenza fa stato solo tra le parti. Ciò che l’Italia deve fare non è modificare la legge ma pagare 15mila euro alla coppia ricorrente. Per principio le sentenze della Corte di Strasburgo non obbligano gli ordinamenti nazionali a cambiare legge. In secondo luogo non si tratta di una sentenza definitiva, quindi sarà impugnata davanti alla Grande Camera che lo scorso novembre ha ribaltato la sentenza di primo grado della stessa Corte in materia di fecondazione eterologa: in primo grado la Corte aveva condannato l’Austria, dove l’eterologa è illegale. Quella contro l’Italia è una sentenza molto superficiale. Ciononostante, purtroppo, sta avendo una larga influenza sull’opinione pubblica, sui giornali e sui mezzi di comunicazione. Per questo motivo va contrastata, indicando i motivi di questa superficialità.

Quali sono i punti sostanziali della sentenza che lei giudica inaccettabili e perché?

Carlo Casini. È una sentenza sbagliata per ragioni di procedura e per ragioni di sostanza. Sul piano procedurale c’è una palese violazione: la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo afferma che prima di adire alla Corte Europea, bisogna aver già esperito tutte le vie giudiziarie nazionali. La coppia ricorrente, invece, non si è rivolta a nessun giudice italiano ma direttamente al giudice europeo, il che non è consentito. C’è quindi un’inammissibilità procedurale che non vedo come non possa essere rilevata.

Inoltre la sentenza afferma che è incoerente non fare l’analisi prima di trasferire l’embrione generato in provetta, per poi eliminarlo se malato. In prima analisi l’argomento, sia pure dinnanzi all’ingiustizia di uccidere un figlio, sembra coerente ma non è così! Ci sono decine di motivi di grandissima differenza tra la diagnosi prenatale e la diagnosi pre-impianto. Per la diagnosi pre-impianto occorre avere a disposizione da 9 a 12 embrioni, pertanto se ne distruggono parecchi per una qualche garanzia di avere un figlio sano: si tratta quindi una morte programmata di molti figli per averne uno sano.

Il fondo della questione, però, è se il figlio dell’uomo è sempre figlio, oppure no, se è un essere umano, un bambino, uno di noi, oppure no. Se non è uno di noi ma un semplice materiale genetico, allora posso farne l’utilizzo che voglio, anche gettarlo nel lavandino… Ma se è definibile come figlio prevale il diritto alla vita, come afferma l’art. 1, la legge 40, “assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Il concepito è quindi titolare di diritti al pari dei soggetti adulti.

Cosa intende fare il Movimento per la Vita in risposta alla sentenza della Corte di Strasburgo?

Carlo Casini: Per avere la revisione è necessario il ricorso del governo. Se il governo farà il suo dovere, cioè impugnerà questa sentenza, come io spero, noi lo appoggeremo. Già a suo tempo ci eravamo costituiti ad adiuvandum per sostenere le ragioni dell’Italia.

In giornata è arrivato l’annuncio da parte del ministro della Salute, Renato Balduzzi, di una disponibilità a proporre al Governo, il ricorso contro la Corte di Strasburgo. In un comunicato congiunto, il Forum delle Associazioni Famigliari e il Movimento per la Vita hanno espresso “soddisfazione” per la presa di posizione del ministro, in quanto nella sentenza “si ravvisano passaggi che possono dare luogo a interpretazioni preoccupanti”.