Una società democratica è robusta se tutela la libertà religiosa, afferma il Papa

Ricevendo il nuovo ambasciatore del Pakistan presso la Santa Sede

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 1° giugno 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricordato questo venerdì che “una robusta società democratica dipende dalla sua abilità a sostenere e a difendere la libertà religiosa”.

Lo ha fatto ricevendo in udienza l’ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica Islamica del Pakistan presso la Santa Sede, la signora Ayesha Riyaz, in occasione della presentazione delle lettere credenziali.

E’ “fondamentale salvaguardare i cittadini che appartengono alle minoranze religiose da atti di violenza”, ha spiegato il Papa, sottolineando che “tale protezione non solo concorda con la dignità umana, ma contribuisce anche al ben comune”.

In un’epoca in cui minacce contro la libertà religiosa – “diritto fondamentale che riguarda la dignità della persona umana” – nel mondo si stanno facendo “più sinistre”, il Papa ha incoraggiato il Pakistan “a sostenere i suoi sforzi per assicurare alla gente la libertà di vivere, adorare e svolgere opere di carità in base ai dettami della loro coscienza e immuni dalle intimidazioni”.

Il Pakistan figura fra i “Paesi di particolare preoccupazione” (CPC - countries of particular concern) nel rapporto annuale diffuso, il 2 maggio scorso, dalla Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale (USCIRF - U.S. Commission on International Religious Freedom), che riguarda quei Paesi le cui autorità pubbliche risultano coinvolte in sistematiche violazioni della libertà di religione.

Il Paese continua anche a registrare abusi nell’utilizzo della cosiddetta “legge della blasfemia”, che sanziona offese al Corano o al nome del Profeta, nonostante nel 2004 il Parlamento abbia approvato una legge rivolta a ridurre la sua portata. La norma si utilizza per vendette di avversari politici o nemici personali, da parte di musulmani integralisti, o per vendette private.

Il Vescovo di Roma ha quindi voluto sottolineare i grandi gesti di carità compiuti dalla Chiesa cattolica all’indomani del tragico terremoto che ha colpito la Nazione nel 2005.

La Chiesa, ha continuato, “continua a giocare un ruolo importante nel fornire istruzione, assistenza sanitaria e altri servizi di carità a tutti i cittadini, indipendentemente dall’affiliazione religiosa”.

Il Pontefice ha quindi ricordato che l’“obiettivo comune di promuovere la pace e la giustizia nel mondo per assicurare un futuro migliore all’umanità” può essere raggiunto solo “quando c’è vera cooperazione tra i popoli, le religioni e le Nazioni”.

Anche se “la via verso la sicurezza nazionale e internazionale è lunga e difficile” e richiede “grande pazienza”, “devono essere incoraggiati e promossi tutti gli sforzi per lasciare aperta la via per la pace, la stabilità e la speranza”.

A questo proposito, “la Santa Sede apprezza l’impegno del Pakistan a lavorare insieme alla comunità internazionale per portare maggiore stabilità alla regione e proteggere vite innocenti dalle minacce del terrorismo e della violenza”.

Allo stesso modo, Benedetto XVI ha ricordato le recenti riforme elettorali pakistane, “volte a facilitare la piena partecipazione di tutti i cittadini, inclusi quelli che appartengono a gruppi minoritari”, e le decisioni legislative che mirano a “eliminare ingiuste forme di pregiudizio e discriminazione contro le donne”.

Il Papa ha concluso il suo discorso in inglese esprimendo il suo rispetto e la sua ammirazione “per l’eredità religiosa che ha ispirato lo sviluppo umano” del Pakistan e che “continua ad animare le sue aspirazioni a una pace maggiore e alla comprensione reciproca”.

“Cristiani e musulmani adorano entrambi l’Unico Dio, l’Onnipotente, Creatore del cielo e della terra – ha osservato –. E’ questo credo che ci spinge a unire menti e cuori mentre lavoriamo instancabilmente per la pace, la giustizia e un futuro migliore per l’umanità”.

Dei 165 milioni di abitanti del Pakistan, il 97% è musulmano (per la maggior parte sunnita, per il 20% sciita). I cristiani rappresentano il 2,5% della popolazione; i cattolici sono 1,2 milioni.

La signora Ayesha Riyaz è nata nel 1958, è sposata e ha un figlio. Ha conseguito una dottorato in Lettere presso l’Università di Cambridge (1980) ed un diploma in lingua francese al Centro di Lingue Moderne di Vichy (1985). Da novembre 2006 è Ambasciatore in Svizzera, ove risiede.