Una speranza per volare alto

I giovani hanno bisogno di stima e di amore autentico

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ROMA, venerdì, 14 settembre 2012 (ZENIT.org) - Con questo articolo inizia una rubrica settimanale di ZENIT sul mondo dei giovani. Sarà curata da Carlo Climati, giornalista e scrittore, autore di libri su tematiche giovanili, tradotti in varie lingue. Il suo sito è www.carloclimati.com.

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di Carlo Climati

Tempo fa, durante un incontro in una scuola, un ragazzo mi ha detto: “Nessuno, oggi, si interessa veramente dei giovani. Si accorgono di noi soltanto quando devono fare qualche studio sociologico, per infilarci nelle loro statistiche!”

E’ un’affermazione semplice, che racchiude una profonda verità. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un fenomeno bizzarro, alimentato dai mezzi di comunicazione: il tentativo di catalogare i giovani, di intrappolarli in qualche “scaffale”.

Tante persone parlano dei giovani. Ma chi si interessa realmente di loro? Chi ha il coraggio di proporre alle nuove generazioni qualcosa di bello, di interessante, di innovativo?

Proviamo un po’ a riflettere sul mondo che gli adulti hanno costruito in questi anni. Sono tante le occasioni in cui i ragazzi vengono traditi, usati, strumentalizzati, schiavizzati, indottrinati, manovrati, calpestati nella loro dignità di esseri umani.

Il cammino della gioventù è disseminato di trappole lasciate in giro dagli adulti. E’ come se i ragazzi fossero costretti a muoversi continuamente in un campo minato, pronto ad esplodere e a lasciare ferite profonde.

Sentiamo spesso dire: “I giovani d’oggi non sanno più sorridere”. Oppure: “I giovani sembrano sempre annoiati e insoddisfatti”. Ed ancora: “I giovani hanno troppo. Ai miei tempi bastava poco per essere felici. Oggi, invece, i ragazzi sono incontentabili”.

E’ facile sentenziare e cadere nei soliti luoghi comuni. Prima di giudicare i giovani, dovremmo chiederci: che mondo abbiamo costruito per loro? Li stiamo aiutando ad essere felici, oppure ci limitiamo semplicemente a proporre falsi ideali e idoli materialisti?

Invece di condannare, fermiamoci a riflettere. Proviamo a fare un sforzo, a ripartire dalla stima, dall’amore disinteressato per i giovani, seguendo l’esempio dato dalla Chiesa in questi anni.

Il 7 dicembre 1965, il Concilio Vaticano II ha dedicato alle nuove generazioni queste splendide parole: “E’ a voi, giovani e fanciulle del mondo intero, che il Concilio vuole rivolgere il suo ultimo messaggio. Perché siete voi che raccoglierete la fiaccola dalle mani dei vostri padri e vivrete nel mondo nel momento delle più gigantesche trasformazioni della sua storia. Siete voi che, raccogliendo il meglio dell’esempio e dell’insegnamento dei vostri genitori e dei vostri maestri, formerete la società di domani: voi vi salverete o perirete con essa”.

Sono parole di grande stima, frutto di una Chiesa che guarda ai giovani “con fiducia e con amore”. E’ lo stesso spirito che ha ispirato le Giornate Mondiali della Gioventù, in cui tanti ragazzi hanno potuto dialogare, incontrarsi, cercare nuovi orizzonti.

Il Papa ha valorizzato i giovani. Li ha finalmente considerati per ciò che sono: esseri umani con un cuore, un cervello e un’anima. Li ha invitati ad uscire dal proprio guscio, a volare alto, a guardare al domani con un atteggiamento sereno e costruttivo.

Negli ultimi anni, i ragazzi sono stati abituati a credere sempre di meno nella speranza. Sembrano avvolti in una nube di pessimismo che impedisce loro di sognare e di guardare al futuro.

Oggi, purtroppo, c’è una tendenza a dipingere il mondo a tinte scure, come se fosse irrimediabilmente corrotto. Nell’aria c’è un sentimento di rassegnazione che spinge i ragazzi a considerare la vita una specie di giungla in cui trionfano i più furbi e i più forti.

E’ dalla speranza che bisogna ripartire, per camminare insieme ai giovani e accompagnarli sulla strada di una felicità autentica. Una felicità che non si basa sulla ricerca egoistica di soddisfazioni materiali, ma sull’apertura agli altri, sul dialogo con le diverse culture, sull’abbandono degli idoli materialisti costruiti dalla società moderna. 

Il Messaggio del Concilio Vaticano II ai giovani, riletto oggi, assume un significato profetico: “E’ a nome di questo Dio e del suo Figlio Gesù che noi vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, ad intendere l’appello dei vostri fratelli, e a mettere arditamente le vostre giovani energie al loro servizio. Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate, di dar libero corso agli istinti della violenza e dell'odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate: generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!”