Una totale immersione nella gioia del Vangelo

Il Messaggio di Papa Francesco per la 88° Giornata Missionaria mondiale, che si celebrerà il 19 ottobre 2014

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 549 hits

“Oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo”. Parte da questo triste dato Francesco per richiamare la “grande urgenza” della missione ad gentes, in occasione della 88° Giornata Missionaria mondiale che si celebrerà il 19 ottobre 2014. Un missione alla quale “tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare - scrive il Papa nel suo messaggio - in quanto la Chiesa è per sua natura missionaria”.

“La Chiesa è nata ‘in uscita’”, sottolinea infatti Begoglio, e la Giornata Missionaria mondiale può dunque essere “un momento privilegiato” che impegna i fedeli dei vari continenti in “preghiere e gesti concreti di solidarietà a sostegno delle giovani Chiese nei territori di missione”.

“Una celebrazione di grazia e di gioia”, la definisce il Pontefice: “Di grazia, perché lo Spirito Santo, mandato dal Padre, offre saggezza e fortezza a quanti sono docili alla sua azione. Di gioia, perché Gesù Cristo, Figlio del Padre, inviato per evangelizzare il mondo, sostiene e accompagna la nostra opera missionaria”.

E proprio sulla gioia di Gesù e dei discepoli missionari il Papa si sofferma per la sua riflessione, richiamando un’icona biblica dell Vangelo di Luca: i 72 discepoli,  inviati a due a due da Cristo, nelle città e nei villaggi, “ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino e preparando la gente all’incontro con Gesù”.

La gioia è “il tema dominante” della “prima e indimenticabile esperienza missionaria” degli apostoli. "I disce tornarono pieni di gioia", narra Luca. E Gesù – evidenzia il Santo Padre - li volle rendere partecipi della sua gioia “diversa e superiore rispetto a quella che essi avevano sperimentato”. I dodici erano infatti “entusiasti del potere di liberare la gente dai demoni”. Tanto che il Messia li ammonisce “a non rallegrarsi tanto per il potere ricevuto, quanto per l'amore ricevuto”. “Questo momento di intimo gaudio – spiega il Papa - sgorga dall'amore profondo di Gesù come Figlio verso suo Padre”, il quale “ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli”.

“Che cosa ha rivelato e nascosto Dio?”, domanda Papa Bergoglio: “I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana”. Dio ha nascosto tutto ciò “a coloro che sono troppo pieni di sé e pretendono di sapere già tutto”, “accecati dalla propria presunzione”. Mentre ha rivelato tutto ai "piccoli", ovvero “gli umili, i semplici, i poveri, gli emarginati, quelli senza voce, quelli affaticati e oppressi, che Gesù ha detto beati”.

Esiste dunque “un piano salvifico e benevolo da parte del Padre verso gli uomini”, afferma il Papa. Proprio in virtù di questa bontà divina “Gesù ha esultato, perché il Padre ha deciso di amare gli uomini con lo stesso amore che Egli ha per il Figlio”. Un’esultanza simile è quella di Maria, che sempre Luca riporta: «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1,47).

In entrambi i casi, osserva Papa Francesco, “si tratta di una gioia per la salvezza in atto, perché l’amore con cui il Padre ama il Figlio giunge fino a noi, e per l’opera dello Spirito Santo, ci avvolge, ci fa entrare nella vita trinitaria”.

La domanda è allora: “Perché anche noi non entriamo in questo fiume di gioia?”. Il mondo attuale corre infatti il rischio di abbandoanrsi ad “una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata”, osserva il Pontefice richiamando la Evangelii Gaudium.

È evidente che “l’umanità ha grande bisogno di attingere alla salvezza portata da Cristo”. Tutti i discepoli sono chiamati dunque a farsi “portatori della gioia del Vangelo” e alimentare il fuoco gaudente dell’evangelizzazione.

In primis i vescovi, i quali “come primi responsabili dell’annuncio, hanno il compito di favorire l’unità della Chiesa locale nell’impegno missionario”, tenendo conto che la gioia di evangelizzazione si esprime “in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio, dove vi è più gente povera in attesa”. Poi le comunità parrocchiali, le associazioni e i gruppi, affinché possano vivere “un’intensa vita fraterna, fondata sull’amore a Gesù e attenta ai bisogni dei più disagiati”.

In molte regioni, osserva infatti Bergoglio, “scarseggiano” le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata proprio a causa della “assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso”. Invece, “dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine”.

Tra queste, il Vescovo di Roma cita “le vocazioni laicali alla missione”, per cui invoca una “adeguata formazione, in vista di un’efficace azione apostolica”. Anche perché – sottolinea - “ormai è cresciuta la coscienza dell’identità e della missione dei fedeli laici nella Chiesa, come pure la consapevolezza che essi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione del Vangelo”.  

Il Papa invita inoltre ad un “personale contributo economico”, perché “la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore”. Infine, rivolge il suo pensiero a tutte le Chiese locali, alle quali grida: “Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!”.

L’auspicio del Santo Padre è una totale immersione nella gioia del Vangelo, che faccia memoria del "primo amore" con cui Gesù Cristo “ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia”. Questo “pellegrinaggio interiore” il Papa lo affida a Maria, “modello di evangelizzazione umile e gioiosa”, a cui rivolge una sentita preghiera perché “la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un nuovo mondo”.