"Una visione di storia della salvezza che coinvolge il perenne oggi del credente"

Saluto del Rettore della Lateranense al Convegno sulle "Prospettive pastorali nella Costituzione Sacrosanctum Concilium a cinquantanni dalla sua promulgazione"

Roma, (Zenit.org) | 433 hits

Riprendiamo di seguito il saluto rivolto mercoledì sera dal Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, monsignor Enrico dal Covolo, ai partecipanti al Convegno sulle “Prospettive pastorali nella Costituzione Sacrosanctum Concilium a cinquant’anni dalla sua promulgazione”.

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Sono lieto di rivolgere il mio saluto e l’augurio più vivo di buon lavoro a ciascuno di voi.

Un particolare benvenuto lo rivolgo a S. Em.za il Sig. Cardinale Agostino Vallini, Gran Cancelliere di questa Università, oltre che Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma; a S. Ecc.za Mons. Alceste Catella, Presidente della Commissione Episcopale CEI per la Liturgia, che sarà il Relatore di questo Simposio; e al Padre Giuseppe Mirilli, Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Roma.

Lo sappiamo bene: stiamo celebrando il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II. Il Papa emerito Benedetto XVI, quando – proprio l’11 ottobre scorso – ha inaugurato l’anno della fede, ha voluto collocare in massima evidenza questo evento di grazia, il Concilio, che ha segnato irreversibilmente la vita della Chiesa nel passaggio dal secondo al terzo millennio della fede cristiana.

A questo cinquantesimo anniversario, il Papa ha voluto unire anche il ventesimo anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica: di fatto, molti hanno visto in questo Catechismo l’ultimo documento del Concilio Vaticano II!

Ma oggi ci occuperemo del primo documento pubblicato dal Concilio.

Esso è passato alla storia come emblematico di quella mens conciliare, che rinnovava efficacemente la vita e il culto della Chiesa.

Sacrosanctum Concilium: due termini che indicano un cammino di Chiesa, un cammino inseparabile dalla sacra Liturgia.

L’Ufficio liturgico diocesano del Vicariato di Roma, con molta accortezza, ha voluto sottolineare la ricorrenza di questo cinquantesimo anniversario valorizzando soprattutto le prospettive pastorali del documento conciliare. Di fatto, è proprio in questa ottica che va accostata la Costituzione liturgica: tutti i suoi contenuti sono finalizzati a «far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli» (SC 1). Ed è proprio per raggiungere questo obiettivo che, fin dall’inizio, i Padri conciliari si sono proposti di «meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo, e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa…».

Un progetto grandioso, come grandiosi sono i progetti che lo Spirito Santo suscita nella sua Chiesa. E ora – a distanza di cinquant’anni da quell’evento, da quelle parole che allora risuonavano foriere di una nuova primavera nel culto e nella vita della Chiesa – è possibile iniziare la verifica del cammino importante e decisivo che è stato fatto.

Possiamo affermare anzitutto – senza timore di sbagliarci – che davvero è stato realizzato un grande percorso: basti pensare all’actuosa partecipazione dei fedeli alle sante assemblee; al loro incontro con la Parola di Dio, che oggi risuona con tanta abbondanza nelle nostre liturgie; e, più globalmente, al rinnovato rapporto tra la liturgia e la vita.

Soprattutto qui noi tocchiamo con mano ciò che è stato attivato per raggiungere l’obiettivo di «far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli».

E allora dobbiamo domandarci: quali sono gli elementi che stanno alla base del cammino finora realizzato, e di quello che ancora ci sta dinanzi? Qui risiede la grande ricchezza di prospettive racchiusa soprattutto nel primo capitolo della Sacrosanctum Concilium. L’aver ricollocato il culto nel suo orizzonte di evento ultimo della storia della salvezza è stata una scelta formidabile per fondare lo stesso culto cristiano nella dinamica storico-salvifica, che si dipana da «In principio Dio creò il cielo e la terra…», e che raggiunge il suo vertice nel mistero pasquale, nei cieli e nella terra nuova delineati dall’Apocalisse.

È in quest’orizzonte che vanno comprese, pertanto, tutte le scelte che la riforma liturgica ha attuato, a partire da Paolo VI.

Così la prospettiva pastorale che presiede all’organizzazione di questo Convegno non deve certo far dimenticare che alla base del documento conciliare c’è anzitutto una visione di storia della salvezza che coinvolge il perenne oggi del credente; in questa linea, la recente esortazione apostolica Verbum Domini costituisce un completamento e un’ulteriore attualizzazione di quanto racchiuso nella Sacrosanctum Concilium, a proposito della Parola di Dio annunciata, e soprattutto celebrata, perché venga vissuta.

Dalla visione storico-salvifica si muove quella del mistero della Trinità, quella della Chiesa, della Vergine Maria e dei Santi; ma si muove pure tutto ciò che nei vari linguaggi contribuisce a cogliere la bellezza delle forme cultuali affidate alla musica, all’arte, all’architettura…

Su tutto questo domina lo scorrere del tempo attorno all’anno liturgico. «Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza»: così ricorda l’annunzio del giorno della Pasqua nella solennità dell’Epifania. Ecco il grande segreto del perenne anno della fede.

Noi stiamo vivendo un cammino particolare in uno speciale anno della fede. Ma tutto questo è avvalorato da quel perenne anno della fede, costituito appunto dall’anno liturgico.

Fare pertanto una commemorazione pastorale della Sacrosanctum Concilium significa immergerci in questo perenne e costante anno della fede, che ha la capacità di riunire in mirabile unità l’anno dell’Eucaristia, l’anno dei Sacramenti, l’anno di Maria Vergine, l’anno dei Santi, l’anno della pietà popolare…

In conclusione, mi sembra di poter affermare che, mentre noi oggi poniamo in evidenza la dimensione pastorale della Sacrosanctum Concilium, di fatto proprio all’interno di questa prospettiva pastorale possiamo cogliere pure tutte quelle realtà che, nel loro insieme, consentono ai fedeli di raggiungere una sintesi profonda, esistenziale, grazie alla loro partecipazione ai santi misteri.

Durante questo anno 2013 ci saranno certamente numerosi altri appuntamenti, soprattutto attorno al 4 dicembre, per ricordare sotto prospettive diverse la Sacrosanctum Concilium. Ma intanto merita plauso l’iniziativa dell’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma. La scelta di questo appuntamento – nel peculiare momento dei giorni che intercorrono tra la Pentecoste e la Solennità del Corpus Domini – costituisce un incoraggiamento a operare, affinché ciò che lo Spirito ha suggerito cinquant’anni fa ai Padri conciliari continui ad essere realizzato e attualizzato. Quello stesso Spirito che scese sugli Apostoli nel giorno di Pentecoste, è sceso anche sui Padri conciliari; ed è lo stesso Spirito che abbiamo invocato domenica scorsa, e che continuamente invochiamo in ogni azione liturgica.

Siamo dunque all’interno di una perenne epiclesi, che proprio nell’azione liturgica trova la sua fonte e il suo culmine.

A questa visione ci orienta precisamente la Sacrosanctum Concilium.

Riprendiamo in mano questo documento prezioso, come ci raccomandava già il beato Papa Giovanni Paolo II in occasione del Grande Giubileo dell’anno 2000, e come ci ha ricordato ancora Benedetto XVI nell’indire questo anno della fede.

Rimeditando la Sacrosanctum Concilium troveremo l’afflato di quel medesimo Spirito che ha preso possesso di noi nel momento del Battesimo, e che continua ad alimentare la nostra vita spirituale, soprattutto quando ci re-immergiamo nelle sorgenti della grazia, i sacramenti appunto.

È l’augurio che porgo anche a tutti voi, all’inizio di questi lavori.

Un convegno termina presto, ma le idee che vi sono sottese, e che vengono  trasmesse, perdurano a lungo, nella misura in cui trovano in noi rispondenza, accoglienza, e volontà di lavorare a servizio della Chiesa, nella Chiesa, con la Chiesa.

+ Enrico dal Covolo