Undici Stati dell’Unione Americana dicono “no” al matrimonio omosessuale

Una questione che secondo un esperto non dovrebbe essere sottoposta a referendum

| 520 hits

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 4 novembre 2004 (ZENIT.org).- In concomitanza con il voto per il nuovo Presidente, i cittadini nordamericani di undici Stati hanno rifiutato decisamente in un referendum il matrimonio omosessuale.



Una notizia, secondo quanto ha spiegato un esperto alla “Radio Vaticana”, che “non va passata sotto silenzio”, anche se si dubita del fatto che “queste materie vadano sottoposte a referendum”, perché il bene o la verità non dipende dalle maggioranze.

Padre Michele Simone, vicedirettore della rivista “Civiltà Cattolica”, ha commentato mercoledì l’approvazione di alcuni emendamenti costituzionali che definiscono il matrimonio come unione tra un uomo e una donna.

Le proposte sono state approvate, in molti casi con ampi margini di differenza, in Arkansas, Georgia, Kentucky, Michigan, Mississippi, Montana, North Dakota, Oklahoma, Ohio, Utah e Oregon.

“Non va passato sotto silenzio questo risultato che, per i Cattolici ma non solo per i Cattolici – come ci dicono i sondaggi – è un fatto positivo”, ha affermato il sacerdote.

“Il matrimonio, ciò che noi riteniamo essere il matrimonio, è fondato sulla famiglia costituita da un uomo e da una donna”, ha spiegato.

Padre Simone non esagera l’importanza dei risultati, perché i referendum hanno avuto luogo solo in alcuni Stati e “noi dubitiamo che queste materie vadano sottoposte a referendum”.

“In ogni caso, la valutazione non può che essere molto positiva”, ha sottolineato. “Il fatto che la parola matrimonio, e la concezione che ne è sotto, non venga applicata alle unioni di fatto omosessuali è già un passo significativo”.

Il sacerdote giudica invece in maniera negativa i risultati del referendum celebrato in California che approva il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali, una proposta che godeva dell’appoggio del governatore Arnold Schwarzenegger e delle pressioni dell’industria biomedica.

Queste ricerche implicano l’utilizzo e l’eliminazione di esseri umani allo stato embrionale, che vengono sacrificati per la ricerca scientifica o il guadagno economico.