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I ragazzi del centro di aiuto allo studio Portofranco raccontano la loro esperienza come volontari al Meeting di Rimini

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di Luca Marcolivio e Maria Emilia Marega

RIMINI, martedì, 28 agosto 2012 (ZENIT.org) – Un’associazione da alcuni anni “compagna di strada” del Meeting di Rimini è Portofranco,  centro di aiuto allo studio, fondato nel 2000, per iniziativa di don Giorgio Pontiggia (1940-2009), storico rettore dell’Istituto del Sacro Cuore a Milano.

Con Portofranco collaborano, a titolo gratuito, studenti universitari e degli ultimi anni delle superiori ed insegnanti (sia in attività che in pensione) allo scopo di aiutare gli allievi delle scuole medio-superiori a trovare il massimo della motivazione nei loro studi e a comprendere, attraverso di essi, il significato profondo della loro vita.

Luca C., 30 anni, educatore e coordinatore del servizio a Portofranco a Milano, frequenta il Meeting da quando era liceale: negli ultimi due anni ha portato a Rimini molti giovani da lui seguiti. Alcuni dei suoi studenti sono musulmani, tuttavia, a suo avviso, “la religione non divide” e l’amicizia tra i ragazzi di  Portofranco nasce dalla “comune domanda di felicità”.

Alla XXXIII edizione del Meeting di Rimini, conclusasi lo scorso 25 agosto, i ragazzi di Portofranco presenti come volontari sono stati 36. A differenza di altri contesti in cui “i ragazzi tendono a non incontrarsi e a rimanere chiusi nel loro gruppo di amici, qui c’è una grande voglia di comunicare e collaborare: si lavora insieme, si va a vedere le mostre insieme, si cena insieme, ci si confronta su tutto…”, commenta Luca.

Quando un paio di anni fa, arrivò la notizia del lancio del Meeting del Cairo, i ragazzi della comunità egiziana di Portofranco “andarono in visibilio - ricorda il coordinatore di Portofranco -. E hanno subito preso contatto con Wael Farouk, senza che nessuno di noi adulti li avesse incoraggiati”.

Uno dei ragazzi egiziani di Portofranco è Mohammed S., 22 anni, da 11 a Milano, diplomato e specializzato odontotecnico. Mohammed è al suo quarto Meeting, il secondo come volontario: “Due anni fa ho lavorato al ristorante ed è stata un’esperienza straordinaria anche se stavo facendo il Ramadam…”.

Quest’anno Mohammed si è occupato della distribuzione di cataloghi, giornali e biglietti della lotteria. “Qui trovo gente semplice – racconta il giovane egiziano – che mi vuole bene per come sono: mi sento me stesso e mi sento felice”.

Egiziano è anche Mohammed Z., 17 anni, in Italia da 13 e ormai cittadino italiano. Con un colorito accento milanese, Mohammed racconta: “Inizialmente mi sarebbe piaciuto fare l’interprete dall’arabo ma alla fine mi hanno mandato a vendere biglietti della lotteria e cataloghi: devo dire che è stata una bella cosa perché mi ha messo in contatto con tanta gente e tante realtà che ti possono anche stravolgere. Ho vissuto esperienze che è difficile rivivere”.

Vivere la realtà del Meeting ha stimolato Mohammed Z. a porre interrogativi alla propria religione, l’Islam, a viverla con più profondità e a cercare punti in comune con il cristianesimo. Tuttavia se c’è un elemento che lega chiunque frequenti la kermesse riminese, è “la bellezza di quello che vediamo”, commenta il volontario egiziano.

Elerid B., 18 anni, è di origine albanese ma ha trascorso quasi tutta la sua vita a Milano. Fare il volontario al Meeting, lo ha aiutato ad essere meno “superficiale” e “più propositivo e disponibile verso gli altri”. “È un’occasione per conoscere me stesso – dice Elerid -. Durante il giorno vedo e sento molte cose che spiegano molto della mia vita e che un tempo davo per scontate”.

Maria Vittoria T., 19 anni, sta per immatricolarsi ad ingegneria ed è una grande appassionata d’arte. È stata non a caso la sua insegnante di storia dell’arte ad invitarla al Meeting, per permetterle di approfondire i suoi interessi attraverso le mostre. “L’offerta del Meeting va molto incontro al mio desiderio – racconta la volontaria -. Mi fa porre domande che non pensavo mi sarei mai posta. Qui al Meeting mi attira la spontaneità e l’autenticità nei rapporti, molto difficile da trovare nella vita normale. Tutto quello che sto trovando è proprio quello che cercavo”.

Anche Ignazio N., 19 anni, al suo secondo Meeting è colpito dalla “pienezza inimmaginabile dei rapporti” che si riscontra a Riminifiera e dalle “grandi amicizie che nascono attraverso il nostro lavoro. Quindi, quando mi hanno proposto di tornare, non ho potuto dire di no”.

Ignazio è solito iniziare le sue giornate al Meeting, unendosi alla preghiera collettiva dei volontari di fede cattolica. “Vengo da una famiglia cattolica ma non considero la preghiera una cosa scontata – dice Ignazio -. Un mio insegnante, tempo fa, ci diceva: chiedete e pregate perché vi aiuterà molto. Allora ho iniziato a pregare, non per etichetta ma perché la mia vita sia una manifestazione della mia volontà di vivere come Cristo”.

Il più giovane dei volontari incontrati da Zenit è Dario F., non ancora diciassettenne. Dario ha iniziato a frequentare il Meeting assieme ai genitori, entrambi membri di CL. “Mi colpiscono tutti questi rapporti di amicizia e il modo in cui ci si relaziona con gli altri – racconta -. Quando mi hanno proposto il Meeting non ci ho pensato due volte: mi avevano sempre detto quanto era bello e divertente. A volte è faticoso ma ne vale la sempre la pena”.