"Uniti nella carità, con Gesù Cristo come punto di riferimento"

Papa Francesco riceve in Vaticano il primate anglicano Justin Welby

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 403 hits

Il perseguimento dell’unità dei cristiani non è un obiettivo di comodo, né un fatto meramente formale ma qualcosa che Dio stesso vuole fortemente. In questo spirito si è svolto stamattina l’incontro ufficiale in Vaticano tra papa Francesco e l’arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa Anglicana, Justin Welby.

Il Santo Padre ha ricevuto in udienza il capo della chiesa d’Inghilterra nella biblioteca vaticana, dove Welby è entrato accompagnato dalla consorte e dal seguito.

Rivolgendosi all’arcivescovo di Canterbury, papa Francesco ha innanzitutto ricordato lo storico incontro tra i loro rispettivi predecessori, Michael Ramsey e Paolo VI, avvenuto nel 1966, ed ha ringraziato il primate anglicano per aver pregato per il Vescovo di Roma, al momento del suo insediamento come capo della chiesa d’Inghilterra.

Francesco e Justin Welby hanno iniziato i loro ministeri a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, rispettivamente il 13 marzo e il 21 marzo.

Il Pontefice ha rievocato la “lunga e complessa” storia delle relazioni tra le due chiese “non priva di momenti dolorosi” ma caratterizzata, negli ultimi cinquant’anni, da un “cammino di avvicinamento e fraternità” che si è realizzato sia mediante il “dialogo teologico, con i lavori della Commissione internazionale anglicana-cattolica”, sia con i rinnovati “rapporti cordiali e di una quotidiana convivenza”, che hanno portato a un “profondo rispetto reciproco” e a una “sincera collaborazione”.

Gratitudine è stata espressa da Francesco per il “sincero sforzo” della Chiesa d’Inghilterra nel comprendere le ragioni che hanno portato il papa emerito Benedetto XVI a creare un ordinariato per i fedeli anglicani desiderosi di tornare in comunione con Roma. “Sono certo – ha detto il Santo Padre - che ciò permetterà di meglio conoscere e apprezzare nel mondo cattolico le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali che costituiscono il patrimonio anglicano”.

La ricerca dell’unità dei cristiani, da cui è scaturito l’incontro ecumenico di questa mattina, non è determinata da “ragioni di ordine pratico”, ha aggiunto il Papa, ma “dalla volontà stessa del Signore Gesù Cristo” che ha reso i suoi seguaci “fratelli suoi e figli dell’unico Padre”.

La preghiera ecumenica delle due Chiese di Roma e di Canterbury “potrà trovare espressione nella collaborazione in diversi ambiti della vita quotidiana”, in particolare riguardo alla “testimonianza del riferimento a Dio e della promozione dei valori cristiani”, in una società che sembra mettere in discussione alcune delle “basi stesse della convivenza”, a partire dalla “sacralità della vita umana” e dalla “solidità dell’istituto della famiglia fondata sul matrimonio”.

Entrambe le Chiese sono poi tenute a impegnarsi “per una maggiore giustizia sociale, per un sistema economico che si ponga al servizio dell’uomo e al vantaggio del bene comune”, in particolare verso i “poveri, affinché non siano abbandonati alle leggi di un’economia che sembra talora considerare l’uomo solo in quanto consumatore”.

Il Pontefice ha poi elogiato l’arcivescovo di Canterbury in particolare per il suo impegno “per favorire la riconciliazione e la risoluzione dei conflitti tra le nazioni”, in particolare per quanto riguarda “il conflitto siriano”. La pace e la grazia, ha aggiunto, sono doni che i cristiani possono produrre solo quando “vivono e lavorano insieme in armonia”.

In conclusione del proprio discorso, papa Francesco ha rammentato che l’unità tra i cristiani, “alla quale sinceramente aneliamo, è un dono che viene dall’alto e che si fonda nella nostra comunione d’amore con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Infine, ha esortato a camminare “uniti fraternamente nella carità e avendo come punto di riferimento costante Gesù Cristo”.

Da parte sua l’arcivescovo Welby ha fatto cenno alle nuove persecuzioni contro i cristiani nel mondo. “Mentre noi parliamo – ha detto il primate anglicano - i nostri fratelli e sorelle in Cristo soffrono terribilmente la violenza, l’oppressione, la guerra, dovute al cattivo governo e a sistemi economici ingiusti. Se noi non siamo i loro avvocati nel nome di Cristo, chi lo sarà?”.

Citando le parole di Benedetto XVI, Welby ha poi aggiunto che, nonostante le differenze ancora notevoli tra cattolici e anglicani, la “meta è così grande da giustificare la fatica del cammino”.

Al termine dell’incontro, papa Francesco e l’arcivescovo Welby hanno proceduto allo scambio dei doni, concludendo con un momento di preghiera comune nella Cappella Redemptoris Mater.