Uniti nella difesa della Vita

Padre Gonzalo Miranda sfida le associazioni progressiste ad essere più ostinate dei cristiani nella difesa della vita e della famiglia

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 439 hits

Si è svolto oggi, sabato 11 maggio, un incontro all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) in preparazione della Marcia per la Vita che si terrà domani, domenica 12, a Roma. Per capire di che si tratta ZENIT ha intervistato padre Gonzalo Miranda L.C., decano della Facoltà di bioetica dell’APRA.

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Chi ha promosso l'iniziativa?

Padre Miranda: La marcia per la vita è promossa, come nei due anni precedenti, da una costellazione di associazioni e gruppi impegnati nella difesa della vita umana. Già l’anno scorso si è considerato opportuno di far precedere alla marcia stessa un convegno di approfondimento tematico. Sia il Dott. Renzo Puccetti che Francesco Agnoli e Virginia Nunziante, hanno pensato all’opportunità di celebrare questo incontro accademico in collaborazione con la nostra facoltà di Bioetica. Si vuole, infatti, sottolineare la fondatezza e la solidità accademica e scientifica di quell’impegno a favore della vita che il giorno seguente si esprime in modo festivo lungo le strade di Roma.

Quali i temi in discussione e chi sono i relatori? Quali gli obbiettivi?

Padre Miranda: Il convegno è diviso in due grandi parti, una la mattina e l’altra nel pomeriggio. La sessione della mattina ha come titolo “Medici fino in fondo. Il buon medico nei casi eticamente sensibili”. Si è riflettuto, innanzitutto sulle qualità, e sulle le virtù degli atteggiamenti che devono distinguere ogni medico (è logicamente, anche ogni infermiere) affinché possa essere considerato “buono” in quanto professionista della salute. Poi sono state affrontate alcune delle problematiche più acute e delicate tra quelle che i medici trovano ogni giorno nel loro lavoro. In particolare ai problemi riguardanti l’inizio della vita umana. Si è parlato di fertilità e infertilità, di terapie intrauterine; dell’attenzione ai neonati in fase terminale; sono state affrontate anche alcune problematiche psicologiche legate all’interruzione della gravidanza, ecc. Nel pomeriggio, oltre a qualche tema specifico, come quello delle neuroscienze,  si è proceduto a riportare le testimonianze da parte di diversi gruppi e associazioni da tempo impegnate generosamente ed efficacemente a favore della vita umana. C’è stata anche una  sessione per i giovani, nella quale si è spiegato ai ragazzi la visione cristiana della sessualità. In questo contesto è stato proiettato il film “October baby”.

Qual è il suo parere sull'iniziativa dei cittadini europei "Uno di Noi"?

Padre Miranda: Sono convinto che si tratta di una iniziativa molto importante. Prima di tutto, perché è vero che ogni essere umano, anche il neo-concepito, è “uno di noi”. Come cristiani, possiamo anche dire “nostro fratello o sorella”. Poi, perché questa verità purtroppo oggi non viene compresa e molte volte non vuole essere capita da troppe persone, soprattutto nei nostri paesi europei. La raccolta di queste firme, e gli altri aspetti collegati con l’iniziativa, mi sembra già di per sé un’azione importante di illuminazione culturale. In più, si spera che questa mobilitazione dei cittadini europei sia ascoltata dagli onorevoli e dai commissari che siedono nella sala dei bottoni dell’Unione Europea. Si suppone che queste persone, anche se non condividono il punto di vista, ne sono molto coscienti del dovere di rispettare la vita di tutti gli individui, anche dei neo concepiti, dovrebbero almeno rispettare la domanda etica espressa con la propria firma da tantissimi cittadini Europei.

Potrebbe essere il momento buono per vedere tutti i movimenti pro life europei uniti con un obiettivo comune?

Padre Miranda: Me lo auguro! Io sono dell’idea che sia un bene l’esistenza di diversi gruppi, associazioni, movimenti, ecc. che lavorano,  in Italia, in Europa e nel mondo, nella difesa della vita umana. Ci sono diversità di approcci, metodologie, scopi specifici e strategie, quasi direi diversità di “carismi”. È importante che ogni gruppo possa portare ciò che gli è specifico, senza pretendere di accomunare tutti in un unico calderone. Mi sembra ugualmente importante che i vari gruppi sappiano muoversi ed agire nel rispetto di tutti gli altri, senza pretendere che tutti facciano “come facciamo noi”. E’ opportuno che questi gruppi collaborino tra di loro, soprattutto per raggiungere alcuni obiettivi comuni, là dove veramente “l’unione fa la forza”.

Quanto sta accadendo in Francia con socialisti, non credenti, agnostici, ebrei, musulmani, che si uniscono ai cristiani per difendere il diritto dei bambini di avere un padre ed una madre, potrebbe essere di buon auspicio per far sì che le battaglie a favore della vita diventano battaglie di civiltà a cui partecipano tutti.  Qual è il suo parere in proposito?

Padre Miranda: Ho sempre pensato e detto che molti laici dovrebbero sentire un po’ di vergogna vedendo che la causa pro vita  è diventata quasi un “monopolio cattolico” (o, in alcuni paesi comunque un “monopolio cristiano”). Se oggi tu parli di “pro vita”, “giornata per la vita”, “difende la vita”, etc. si pensa  subito a qualche cosa che sorge o ha a che fare con il mondo cattolico. Perché? Perché mai solo il cattolico dovrebbe capire il valore della vita umana, impegnarsi nella difesa e promozione della vita di tutti, e specialmente di coloro che sono più deboli?  Sinceramente, non ho mai capito perché coloro che hanno sviluppato e coltivano una grande sensibilità sociale, di solidarietà con gli operai, gli immigrati ecc., non applicano quella stessa sensibilità nella difesa dei più poveri dei poveri: gli esseri umani non ancora nati. Quello che sta succedendo in Francia,  come Lei ha ricordato,  potrebbe essere un bel segno che qualche cosa sta cambiando. Diciamolo con tutta sincerità  e in modo forte ai nostri concittadini e amici laici: togliete ai cattolici il monopolio a favore della vita! Dimostrate di essere più radicali nella difesa dei diritti umani, soprattutto nella difesa della vita e della famiglia!