Uno sguardo all’educazione superiore cattolica e al futuro della teologia morale (Parte II)

Intervista a Monsignor Livio Melina dell’Università Lateranense

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ST. PAUL, giovedì 8 aprile 2004 (Zenit.org).- La teologia morale della Chiesa, al fine di rispondere alla situazione di crisi della modernità, deve concentrarsi sulla liberazione integrale della persona umana e non unicamente sulle regole morali, sostiene monsignor Livio Melina, vice presidente e professore di teologia morale presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, con sede nell’Università Lateranense di Roma.



Monsignor Melina parla di come Giovanni Paolo II ha indicato la direzione per un rinnovamento della teologia morale.

La prima parte dell’intervista è stata pubblicata da ZENIT il 4 aprile 2004:

Qual è la sfida più grande che la teologia morale deve oggi affrontare?

Monsignor Melina: Durante un grande congresso che si è svolto a Roma lo scorso novembre, il cardinale Ratzinger ha affermato che il compito più importante della teologia morale di oggi non è quello di presentare un’insieme di regole morali, quanto soprattutto quello di approfondire il mistero della sinergia tra l’azione umana e l’azione divina.

L’azione umana è un mistero profondo e reale nel quale Dio e l’uomo cooperano nell’andare incontro al nostro destino della divinizzazione della persona umana; questa è la meta della nostra vita.

Credo che sia molto importante capire quale sia il motivo dell’interesse della Chiesa per la morale. La Chiesa non è il guardiano o il servitore delle regole morali. Essa è soprattutto la comunità nella quale l’esperienza integrale del cristiano può consistere nel rinnovo della vita umana.

L’interesse della Chiesa per la morale consiste nel desiderio di rendere integralmente libera la persona umana. Se dubitiamo della coerenza tra azione morale e fede, perdiamo il senso della vita quotidiana, dei doveri quotidiani.

Ritengo che il concetto centrale della teologia morale sia quello di riappropriarsi del mistero dell’azione umana. Credo che la crisi degli ultimi decenni si fondi precisamente nella perdita di questo mistero.

Considerando l’azione umana solo da un punto di vista utilitaristico, essa diventa principalmente un evento che avviene nel mondo e l’unico fattore capace di cambiare lo stato delle cose.

Si è tentati di misurare il valore dell’azione umana calcolando la proporzione tra il bene e il male che da essa derivano, oppure si è tentati di farlo, in una maniera esteriore, attraverso le regole morali.

Naturalmente tali regole sono importanti e necessarie alla vita umana: ci aiutano a verificare il nostro rapporto con Cristo. Ma esse non rappresentano la sostanza principale della teologia morale cattolica.

La teologia morale cattolica, per essere fedele alla sua funzione nella vita della Chiesa, deve considerare un ambito molto più ampio di riflessione.

L’enciclica "Veritatis Splendor", trattando della crisi della morale, ha evidenziato due caratteristiche. La prima è la frattura tra libertà e verità; la seconda, la frattura tra fede e morale. L’enciclica ha in questo modo centrato la sostanza della crisi.

Quando la libertà non ha più alcun legame con la verità, essa diventa solo un potere arbitrario sul mondo, disallineato rispetto alla vocazione umana profonda.

Quando la morale non è più fondata sulla fede, la fede diventa qualcosa di inutile per il mondo e la morale diventa un impegno esteriore privo delle radici nutritive della vita cristiana.


Qual è il maggiore contributo dato da Giovanni Paolo II nel contesto della teologia morale?

Monsignor Melina: Anzitutto possiamo dire che un suo grande contributo consiste nell’aver sempre posto l’esperienza umana in rapporto alla Rivelazione, in modo da rendere quest’ultima comprensibile da un punto di vista specificamente umano, e in modo da dare all’esperienza umana la sua suprema illuminazione, il suo significato più alto.

Il secondo apporto è rappresentato dal bellissimo insieme delle catechesi pronunciate durante le udienze del mercoledì, nelle quali il Santo Padre ha illustrato la teologica del corpo umano in un modo originale e inedito. Si tratta di una vera e propria fonte per la teologia morale cattolica sulla sessualità.

In aggiunta vi è il contributo rappresentato dalla “Veritatis Splendor” nel campo della teologia morale fondamentale. In tale enciclica il Santo Padre non solo risponde ad alcuni dei grandi problemi della teologia morale odierna, ma indica anche, ai teologi, la direzione per un rinnovamento della teologia morale.

Credo che il principale contributo che il Santo Padre ha dato alla comprensione dell’azione umana sia quello di aver mostrato anzitutto il contesto personalistico dell’azione umana. Ovvero, che l’azione umana è l’azione tra persone, nella quale la persona costruisce se stessa. È il concetto personalistico dell’azione. E in secondo luogo il Papa Giovanni Paolo II ci ha indicato il contesto teologico dell’azione cristiana: l’azione è cristiana se condivide l’azione di Cristo.

Il Santo Padre ha inoltre dato un grande contributo nell’ambito dell’insegnamento sociale della Chiesa, anch’esso parte della teologia morale. Quando il Santo Padre parla del significato personalistico del lavoro, quando parla così profondamente degli argomenti della pace e della giustizia nel mondo, egli dà un contributo molto prezioso e pertinente alla comprensione del contesto nel quale viviamo.