Uno spaccato della 'Roma Scomparsa'

Una visita all'area suburbana "Ad duas lauros"

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di Paolo Lorizzo*

ROMA, sabato, 7 luglio 2012 (ZENIT.org).- Quello che oggi è considerato uno dei quartieri più trafficati e caotici della capitale, un tempo era compreso in quella vasta area suburbana posta fuori le mura di difesa che si identificava come ‘In Comitatu’ o ‘Sub Augusta’ ma più nota come ‘Ad duas lauros’ (‘Ai due allori’). L’esteso quartiere di Torpignattara, uno spicchio territoriale compreso (ma non troppo rigidamente) tra le attuali via Prenestina e Casilina rappresenta un appariscente contrasto tra l’edilizia popolare di una città che spesso è cresciuta troppo disordinatamente e alcune grandi aree verdi, come il parco di Villa De Sanctis e soprattutto quello archeologico di Centocelle. Qui si estendevano centinaia di ettari di campagna romana praticamente incontaminata, spezzata qua e la dal monotono percorso degli acquedotti e delle aree coltivate, dai giochi d’acqua dei ninfei delle ville patrizie o dai mausolei collocati lungo le arterie consolari. Il toponimo ‘Torpignattara’ scaturisce dalla tradizione popolare quando il mausoleo di Elena aveva già perduto parte della copertura. I crolli della volta infatti misero in luce l’ingegnoso sistema dell’incasso delle anfore (dette ‘pignatte’) nel cementizio, usate per alleggerire la copertura e rendere la struttura più solida e leggera. Dal termine ‘Torre delle Pignatte’ a ‘Torpignattara’ l’evoluzione è stata breve.

In epoca costantiniana ci fu un notevole impulso edilizio dell’area. La cittadella militare di Centum Cellae, il Mausoleo di Elena e le catacombe dei SS. Marcellino e Pietro si collocano in questo contesto storico, apparentemente già formato con una serie di edifici ed infrastrutture di grande rilevanza storico-archeologica, quali l’acquedotto Alessandrino, la villa cosiddetta ‘della Piscina’, la villa ‘Ad Duas Lauros’ e un deposito di età Repubblicana. A circa 400 metri di distanza ma pur sempre facente parte dello stesso contesto storico sono visibili i resti della cosiddetta villa ‘delle Terme’ e un deposito votivo.

L’Aqua Alexandrina venne realizzata dall’imperatore Alessandro Severo nel 226 d.C. per alimentare le proprie Thermae Alexandrine, già Terme di Nerone, situate in Campo Marzio a poca distanza dal Pantheon. Le sue acque non compivano un lungo viaggio, perché venivano captate all’altezza del XIV miglio della via Prenestina in località ‘Pantano Borghese’. Un lungo tratto di arcate sono ancora quasi interamente visibili nel quartiere (con un’altezza massima di quasi 25 metri), per poi raggiungere l’area di ‘ad spem veterem’nei pressi di Porta Maggiore, luogo in cui sorgeva la vasca di decantazione, oggi scomparsa.

Non è ovviamente un caso che le maggiori preesistenze archeologiche siano state identificate negli ultimi anni nell’area dell’ex aeroporto di Centocelle, involontariamente preservata dalla distruzione dell’edilizia selvaggia perpetrata nel quartiere romano durante l’ultimo secolo. La villa cosiddetta ‘della Piscina’ si è rivelata un grandioso complesso riconducibile ad una residenza suburbana situata in un’area le cui prime tracce di frequentazione risalgono addirittura tra la fine del VII e l’VI secolo a.C. in piena età regia. La definitiva impostazione viene raggiunta tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C. con un nucleo centrale di tipo residenziale, uno di tipo produttivo e un settore termale, formanti un complesso ad ‘L’ e circondante su due lati una grandiosa vasca o piscina strettamente legata alle attività produttive. Alla fine del II secolo a.C. infatti venne notevolmente ampliata la superficie destinata alla coltivazione. Le tracce di lunghi solchi scavati nel tufo fanno propendere per la coltivazione dell’area a vigneto, interamente circondata da un muro di recinzione a protezione di quanto veniva prodotto.

A breve distanza sono stati rinvenuti i resti di un’altra grandiosa villa produttiva chiamata ‘Ad Duas Lauros’ (dall’antica definizione dell’area) sorta durante la media età repubblicana e in uso ben oltre l’età costantiniana (fino al V-VI secolo d.C). La sua rilevanza storico-archeologica è stata confermata dalla sua estensione. Oltre un ettaro di superficie e mille anni di storia quasi ininterrotta rendono questo complesso probabilmente il più importante a carattere residenziale della zona, con testimonianze di rifacimenti e sovrapposizioni temporali. Il carattere maggiormente residenziale è confermato da una serie di elementi strutturali e d’arredo. Al centro del complesso infatti è stato rinvenuto un corridoio lungo 150 metri con le estremità arrotondate, attiguo ad un impianto termale e ad una terrazza panoramica prospiciente il Fosso di Centocelle e corrispondente all’attuale via Palmiro Togliatti. La peculiarità del complesso è la presenza di un sepolcro attiguo alla struttura principale (e probabilmente appartenuto ad uno dei proprietari del complesso vissuto nel III secolo d.C. di cui si ignora l’identità) e due mausolei di cui uno, datato agli inizi del IV secolo, può ipotizzarsi di età costantiniana.

Nello stesso pianoro ma posizionato nella parte estremo-meridionale è stato rinvenuto un settore termale facente parte di un vasto complesso residenziale, ormai quasi totalmente distrutto nel secolo scorso dai lavori di una cava. Il complesso (o quel che ne rimane) ha subito massicce spoliazioni che lo ha privato di elementi decorativi e d’arredo, probabilmente avvenute in epoca tardo-antica. L’area infatti, subito dopo l’abbandono, è stata utilizzata come necropoli fino in età Altomedioevale, fattore che ne ha accentuato i saccheggi.

* Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.